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Dall’uomo dei social alla donna dell’integrazione: chi è Luciana Lamorgese, nuova ministra dell’Interno

Come cambia il ruolo di capo del Viminale

Di Lorenzo Tosa
Pubblicato il 4 Set. 2019 alle 19:22 Aggiornato il 4 Set. 2019 alle 20:45
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Immagine di copertina
Credits Foto di Luciana Lamorgese: Ansa Credits Foto di Salvini: Facebook/Salvini

Siete pronti? Vi presento la nuovo ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. L’unico tecnico (e non è un caso) dell’intero governo Conte 2 svelato oggi, mercoledì 4 settembre.

Laureata in Giurisprudenza con lode, avvocato, lavora per il Ministero dell’Interno da 40 anni, avendo ricoperto, nell’ordine, gli incarichi di viceprefetta ispettrice, viceprefetta, membro di numerose commissioni governative, più volte prefetta, prima donna prefetta della storia di Milano, fino al 2013, quando ha assunto il ruolo di capo di gabinetto del Viminale, con Alfano ministro, sotto i governi Letta e Renzi.

Sono gli anni della più grande pressione migratoria mai registrata (con punte di 180.00 arrivi nel 2016), eppure non ha mai parlato di “invasione”, non ha mai usato hashtag come “prima gli italiani”, neanche ce l’ha un canale Twitter. Per anni ha lavorato in silenzio, senza proclami. Mentre Salvini girava per i giardini di Milano a filmare i migranti con un telefonino e a seminare odio, ha gestito il piano di incentivi ai comuni che ospitano richiedenti asilo e contribuito a creare i primi hotspot di prima accoglienza. Nei giorni in cui Salvini minacciava di occupare le prefetture, lei potenziava le commissioni per le valutazioni delle richieste d’asilo.

Quando al Viminale arriva Minniti e al suo posto subentra Morcone e la linea dura, lei torna a Milano senza mai cambiare idea, unendo sempre fermezza e integrazione, rigore e solidarietà. Nel giugno 2017 in un’intervista dichiara: “Il processo di integrazione è necessario per evitare fenomeni di radicalizzazioni” ed è sempre lei a garantire l’ordine e a vietare contro-manifestazioni d’odio quando la Milano pacifica e solidale scende in piazza contro il razzismo.

Stimatissima dalla Caritas e dalle associazioni del Terzo settore, negli ultimi vent’anni ha lavorato indifferentemente con destra e sinistra, da professionista, da tecnico, senza mai compiacere questo o quel potente. Chi la conosce bene parla di lei come di una donna del dialogo e del fare, che conosce perfettamente ogni ganglo della macchina del Viminale e agli slogan preferisce il lavoro dietro le quinte e gli atti concreti.

Una che lavora per garantire la sicurezza di tutti coloro che sono sul suolo italiano o che stanno per arrivarci, senza chiedersi chi sono, da dove vengono, di che colore è la loro pelle. Una donna di Stato. Una servitrice delle istituzioni, di quelli di cui ci siamo dimenticati persino come sono fatti, che faccia abbiano.

In fondo, non importa chi sia Luciana Lamorgese. Quello che conta è che oggi, dopo 14 mesi di sofferenza, torniamo finalmente ad avere un ministro dell’Interno. E possiamo dirlo ad alta voce, con orgoglio, senza vergognarci. Per ora, tutto sommato, basta così.

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