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Lettera a Zingaretti dal segretario dei Giovani democratici di Fuorigrotta

Di Francesco Miragliuolo
Pubblicato il 6 Mar. 2021 alle 16:34
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Immagine di copertina
Nicola Zingaretti, segretario del Pd. Credit: ANSA

Caro Nicola,
C’è un qualcosa di “mistico” nella tempistica delle tue dimissioni, visto che arrivano nell’anniversario, non soltanto della tua elezione, ma anche in quello della peggior sconfitta della storia del centro-sinistra; forse questo dovrebbe farci riflettere ancora di più, poiché in tre anni non solo il mondo è cambiato, ma sono cambiati i paradigmi e abbiamo riscoperto il bisogno della sinistra nella società.

La tua segreteria ha dovuto affrontare sfide enormi, non solo la pandemia, ma anche il Next Generation EU, il Governo Draghi e un processo di revisione sostanziale delle forme e delle modalità della modalità del partito.

Il tuo mandato ha dei grandi meriti e degli errori strategici: va riconosciuto senz’altro il merito di aver ricompattato il partito dopo anni di divisioni e di lotte intestine che ci avevano lacerato, ma che soprattutto avevano esautorato totalmente le minoranze.

Sei riuscito a trasformare il MoVimento 5 Stelle da forza populista-eversiva a forza democratica, responsabile e moderata; sei poi riuscito a costruire un’alleanza stabile con i compagni di Liberi e Uguali, con i quali non riuscivamo nemmeno più a discutere senza cadere in quel equivoco, che altro non è che l’eterno ritorno: ma voi chi siete e soprattutto da che parte state?

Questi sono dei meriti che vanno al di là della forza dei numeri, perché hanno riacceso l’entusiasmo di tante persone, militanti e dirigenti che si sentivano sfiduciati dopo anni di battaglie non proprio identitarie. Ovviamente il tuo, come ogni percorso, presenta degli errori come quello sul taglio dei parlamentari senza correttivi, il proclamare Conte leader dei progressisti troppo in fretta, rischiando di fare passare l’idea che ci fossimo dimenticato dei decreti sicurezza e delle norme liberticida di soli pochi mesi prima.

Anche il Governo con Lega, seppur richiesto dal Presidente Mattarella, è per me un grande errore, ma su questo punto lasciamo ai posteri ogni giudizio.

Il problema delle poltrone che tu denunci, assumendo il ruolo di un “primus inter pares” – così come dovrebbe essere per ogni segretario all’interno del proprio partito – è figlio di una cultura governista e correntista che diventa DNA se si governa 12 anni su 15 in nome della responsabilità, abdicando l’identità per un pezzo di potere.

I capi corrente ormai formano un “partito nel partito”, esautorando gli organismi dirigenti da ogni scelta, scegliendo come via di contrattazione la spartizione dei posti, e poco importa se poi noi giovani ci rimettiamo, l’importante è che ci guadagni la corrente.

Nicola, dalla prossima assemblea io non mi aspetto soltanto il respingimento unanime delle tue dimissioni, ma mi auguro un sussulto di dignità da parte di questi amici e compagni, che da oltre un anno invocano un congresso solo perché hanno paura che i fedelissimi possano non rientrare nelle liste in vista delle prossime elezioni; anche perché io, da parte di questi signori, non ho sentito idee di partito e di comunità…

È lapalissiano affermare che bisogna ripensare l’idea di questo partito a due anime che non si sono mai amalgamate, altresì sono sempre scesi a patti; occorre, per questo ridisegnare la struttura propria del partito, passando da una forma verticistica ad una discendente, dove la base non venga più esautorata, ma coinvolta in ogni processo decisionale e dove la nostra forza è la sussidiarietà.

Le persone devono sentirsi protette, inglobate in questa casa, che deve farsi carico non delle “psicosi” del capo corrente di turno, ma dei bisogni della gente, che sono anni che ci vede litigare e ormai è stanca del nostro “gossip”.

Serve un soggetto identitario, dove esistano vere scuole di formazione politica, dove il ricambio generazionale sia un dovere inderogabile e che nessuno possa ostacolarlo. Bisogna pensare a un partito nuovo, non nel nome o nel simbolo, ma nella radice stessa della casa comune. Solo insieme possiamo costruirlo, ma per farlo ci serve una guida semplice e umana, come te Nicola. Compagno Nicola, il partito è con te e a te spetta il compito e il dovere di guidarci in questa ennesima fase travagliata che può portarci alla fine o ad un nuovo inizio, questo dipenderà non soltanto dal corso degli eventi, ma dalla volontà di tutti. Insieme per costruire una nuova Piazza Grande!

Leggi anche: 1. Il golpe dei sauditi contro Zinga. Ora il Pd li metta alla porta (di Luca Telese)  / 2. Il virus dentro il Pd (di Giulio Gambino)

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