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Il golpe dei sauditi contro Zinga. Ora il Pd li metta alla porta

Di Luca Telese
Pubblicato il 5 Mar. 2021 alle 10:50
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Forse tra qualche che anno questo dramma politico sarà raccontato come le più classiche barzellette tipizzate: “La sai quella del segretario del Pd che viaggia in aereo con un ex deputato del Pli, un ex Andreottiano e un inquisito?”. No, non la sa nessuno. Perché è difficile raccontare anche per noi, che in trent’anni di cronache ne abbiamo viste tante. Sarà difficile spiegare ai lettori di domani che quelli che hanno fatto la guerriglia giorno e notte a Nicola Zingaretti (fino a spingerlo alle dimissioni, ieri) sono uno che a vent’anni votava il pentapartito (Andrea Marcucci), un altro che alla stessa età sognava di essere un nuovo Giulio Andreotti (Lorenzo Guerini) e un terzo che ha fatto carriera perché il padre lo ha caldeggiato come portaborse a Matteo Renzi (Luca Lotti).

Ci sarebbe da non crederci, con rispetto parlando per gli individui che non sono mai angeli o demoni, ma anche con la giusta attenzione ai mediocri che operano potentemente nel determinare i destini degli altri. E pare davvero incredibile, se si guardano le cose con il senso della storia, che due famiglie politiche cresciute politicamente con Enrico Berlinguer e Aldo Moro, si ritrovino oggi in un partito che ha come opposizione interna una corrente fatta con gli scarti delle anime più minoritarie del pentapartito, con dei piccoli strateghi di provincia, in una parola, con “la corrente Saudita” del Pd.

Ovvero con quelli che mentre il paese si trovava precipitato in una crisi politica in piena pandemia (scatenata da Riad dal loro ex dante causa), non dicevano una parola sul loro ex guru (ovviamente) e giocavano a sparare sul quartiere generale, andando a caccia di poltrone per sé e per i propri famigli (questo lo dice Nicola Zingaretti aggiungendo: “Mi vergogno”).

Attenzione. Il seguito dei sauditi nel popolo di sinistra è vicino allo zero virgola. Ma il loro peso in parlamento è ancora considerevole e spropositato, non per qualche strano caso della vita. Ma perché i gruppi di Camera e Senato del Pd quando Renzi era ancora leader sono stati costituiti – non va mai dimenticato – in un golpe notturno sulle liste che trasformò in deputati e senatori una banda di zucche cammellate.

Tutto grazie allo schifo del Rosatellum (altro regalino di Renzi) e alle sue liste bloccate che sottraggono la sovranità agli elettori. E non va mai dimenticato che l’inventore di questo scempio elettorale -Ettore Rosato – ebbe l’onore di essere trombato con la legge elettorale che lui stesso aveva scritto (un genio) e che poi è stato recuperato grazie al paracadute che lui stesso aveva inventato è inserito nel testo (tu guarda). Alla faccia del consenso. Mentre l’altra eroina del renzismo – Maria Elena Boschi – giudicata “incandidabile” in Toscana dai suoi stessi protettori, si era fatta cammellare dalla Svp, come una paracadutata in Alto Adige, all’insegna di un’indimenticabile intervista al Corriere: “Imparerò il tedesco”. Un’altra reginetta del consenso.

Adesso metà di questi campioni delle liste bloccate e degli accordicchi salvapoltrona, si ritrovano in un partito che boccheggia al 2,8 per cento, e l’altra metà sono come parcheggiatori abusivi in un altro partito. In cui non li rivoterebbe nessuno. Ma ovviamente entrambi vogliono dettare la linea al Pd, in cui sono minoranza. Ecco perché i “sauditi” hanno operato dentro e fuori il partito, negli ultimi mesi, con una coordinazione da acrobati circensi che si sorreggono l’uno all’altro in volo.

Ogni volta che si era a punto di svolta, c’erano un Marcucci, un Guerini o un Lotti (costretto a parlare di meno, per ovvi motivi) pronti a a sparare sul quartier generale o a chiedere una poltrona, a porre un veto. Il punto più alto di questa guerriglia è stato il capolavoro del governo Draghi, con i capi corrente che hanno sacrificato le donne per salvare il proprio posto.

Ecco perché grande fortuna dei capibastone della corrente Saudita del Pd è che le sezioni siano chiuse causa virus. Altrimenti – a giudicare da quello che scrivono i militanti in queste ore nella rete – rischiavano di passare qualche spiacevole quarto d’ora. E non per le minacce: ma per le domande a cui avrebbero dovuto rispondere. Gente che si è buttata nel burrone con Matteo Renzi senza dire una parola (salvo scaricarlo il giorno dopo, come sicari) è diventata improvvisamente loquace in questi mesi, sperando ogni giorno su Zinga, e sulla linea scelta da uno che ha incassato due milioni di voti di elettori Dem (finché si è potuto votare).

È proprio vero che la sospensione irreale del Covid ha cancellato la voce della base, alterato i rapporti di forza, falsificato. Solo in un mondo al contrario, tre ex minoritari di destra possono salire in cattedra. Ma questo è esattamente quello che è accaduto ieri:
– La sai quella del segretario del Pd che viaggia in aereo con un ex deputato del Pli, un ex Andreottiano e un inquisito?
-No, cosa fanno tre tipi così, con un segretario?
-Un golpe.

Leggi anche: 1. Il virus dentro il Pd (di Giulio Gambino) /2. Zingaretti dice addio e sbatte la porta: la congiura dei renziani ora mette a rischio il Pd /3. Zingaretti: “Mi dimetto da segretario del Pd. Stillicidio infinito, ho vergogna del partito”

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