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La Lega diventa un partito nazionale, Bossi al congresso: “Nessun funerale, la Lega Nord serve ancora”

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 21 Dic. 2019 alle 13:40 Aggiornato il 30 Gen. 2020 alle 12:17
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La Lega diventa un partito nazionale, Bossi al congresso: “Nessun funerale, la Lega Nord serve ancora”

Dall’inviata di TPI a Milano – La Lega Nord cambia definitivamente vocazione e diventa un partito nazionale. La ventata di novità, nell’aria da molti mesi, arriva dalla sala congressi dell’Hotel Da Vinci di Milano. I delegati del partito, giunti da tutta Italia, si sono ritrovati oggi nel capoluogo meneghino per celebrare il congresso straordinario che cambierà la pelle al partito fondato da Umberto Bossi. Non più, dunque, “prima il Nord”, ma “prima gli italiani”, questa sarà la vocazione ufficiale di Lega Salvini Premier da oggi in poi, una vocazione unitaria e non più semplicemente nordista e padana com’è stato per vari decenni. La transizione da Lega Nord a Lega Salvini Premier è in atto da ormai un paio d’anni, in realtà, e il congresso del 21 dicembre non è che la consacrazione ufficiale di un processo inevitabile. Presenti moltissimi padri e militanti storici della Lega Nord, da Umberto Bossi a Roberto Maroni, da Luca Zaia a Mario Borghezio e Giancarlo Giorgetti.

Per quanto Matteo Salvini goda di un consenso pressoché illimitato all’interno del suo partito, la transizione a cui si approderà alla conclusione del congresso straordinario ha fatto storcere il naso a molti storici militanti del Carroccio come Giovanni Fava, avversario di Salvini al congresso del 2013 che lo incoronò segretario. Si può parlare di un funerale annunciato per la Lega Nord? Secondo Salvini no, sono inutile polemiche fomentate dalla stampa, il congresso del 21 dicembre sarà il battesimo di un movimento dagli obiettivi ambiziosi: “Oggi è l’inizio di un bellissimo percorso, è il battesimo di un movimento che ha l’ambizione di rilanciare l’Italia nel mondo”, ha dichiarato Matteo Salvini arrivando all’Hotel Da Vinci. “Quando ho iniziato questo percorso sei anni fa con la Lega al 3 per cento non avrei mai immaginato di avere l’onore e la fortuna di rappresentare il primo partito di questo Paese e la speranza per milioni di italiani. Il sogno di Umberto Bossi non è morto. Non riusciranno a fermarci”, ha proseguito.

Nessun commento sull’attuale governo e bocca cucita sui parlamentari grillini che si sussurra che a breve potrebbero passare a Lega Salvini Premier. Un’unica dichiarazione sull’attualità politica, quella sul caso Gregoretti e sull’eventuale processo che Salvini potrebbe trovare ad affrontarsi qualora il parlamento dovesse concedere l’autorizzazione a procedere: “Non penso che questi giudici attacchino me, attaccano un popolo. Non c’è in ballo la libertà personale di Salvini è un attacco alla sovranità nazionale, alla sovranità popolare, al diritto alla sicurezza e alla difesa dei confini. Questi quattro giorni di no allo sbarco erano condivisi e servivano a coinvolgere altri Paesi europei, come è avvenuto. Se si arriverà al tribunale, dovranno scegliere una sala molto grossa”.

Applausi scroscianti per il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, giunto al congresso straordinario in sedia a rotelle, ancora in ripresa dopo l’ultimo malore che l’ha colpito all’inizio dell’anno. Nonostante la convalescenza, Bossi non ha perso lo spirito che lo caratterizza e dal palco del centro congressi ha espresso il suo pensiero senza mezzi termini: “Oggi è il funerale della Lega? Col cazzo, oggi è il funerale degli altri. La Lega è il partito nazionale dei popoli del Nord e questo ormai tutti li hanno capito. Nella Lega non ci sono litigi per fortuna, sarebbe un modo per dare soddisfazione agli altri. Ci saranno delle discussioni da fare, ma è normale in un partito”.

Uno statuto assolutamente blindato, quello scritto dal senatore e storico esponente della Lega Nord, Roberto Calderoli, a più riprese posto sotto accusa dalla minoranza del partito che a breve andrà in soffitta. Accuse che Calderoli rispedisce al mittente: “La Lega Nord continua a essere un soggetto politico e giuridico che avrà un proprio ruolo politico. Noi intendiamo da una parte rispettare gli impegni presi con la Procura di Genova, onorare i debiti e continuare a pagare le nostre rate, dall’altra parte qualunque ricorso sia possibile per avere giustizia e non avere più questa spada di Damocle sopra la testa, noi intendiamo percorrerlo. La Lega è diventata nazionale, lo dico rispetto a chi ha nostalgia della Lega Nord che in Italia due terzi dell’elettorato è al Centro e al Sud, quindi se vogliamo cambiare le cose dobbiamo prendere i voti anche di quella parte del Paese”, ha spiegato.

Cauto ottimismo da Mario Borghezio e Roberto Maroni. Questo non è il funerale della Lega ma un passaggio di testimone, ha dichiarato Maroni. Dello stesso avviso è Mario Borghezio, che ai microfoni di Tpi ha spiegato: “Io qui non vedo paramenti sacri né nessuno vestito di nero. Io spero che questo sviluppo della Lega con la suddivisione del partito in venti realtà giuridiche regionali ha un significato metapolitico importante perché recupera la natura federalista della Lega e questo aspetto mi sembra positivo. Anche il forte riconoscimento non solo morale, ma anche storico e politico, di Umberto Bossi mi sembra molto positivo. Io penso che questa rinascita in senso anche federalista della Lega salviniana possa portare soluzioni molto positive anche in direzione europea”.

E sul governo: “Io penso che tutte le prospettive siano aperte e per il bene del Paese che non ci sia un grande sconquasso, ipotizzabile data la faciloneria, l’improvvisazione e il carattere totalmente farlocco di questa coalizione e quindi anche la peggiore prospettiva è possibile, ma io spero che le cose si concludano in maniera non preoccupante ma spero che si possa restituire a breve ai cittadini l’esercizio del diritto al voto perché c’è una gran voglia di cambiamento che parlando con le persone si percepisce”, ha concluso Borghezio.

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