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Home » Politica

Armi italiane a Israele dopo il 7 ottobre: la Farnesina “smentisce” il governo Meloni

Immagine di copertina
Credit: AGF

Anche dopo il 7 ottobre l’Italia ha continuato a consegnare armi a Israele durante la guerra a Gaza. È quanto emerge da un’inchiesta de L’Espresso, a firma Carlo Tecce, che cita un documento di un’unità della Farnesina che smentisce le dichiarazioni di alcuni ministri del governo Meloni.

Da mesi, i ministri della Difesa e degli Esteri Guido Crosetto e Antonio Tajani assicurano agli italiani che le vendite di armi a Israele sono state sospese dopo il 7 ottobre. Ma non è proprio così, come certifica l’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama) della Farnesina.

Una nota dell’Uama infatti, che nelle prossime settimane sarà inserita nell’annuale relazione alle Camere per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento, spiega che non sono state sospese né revocate alcune consegne dirette in Israele e autorizzate prima del 7 ottobre.

“Le caratteristiche dell’offensiva israeliana su Gaza, in reazione al criminale assalto condotto da Hamas, hanno indotto a valutare la concessione di nuove autorizzazioni verso Israele con particolare prudenza. È stata dunque sospesa la concessione di nuove autorizzazioni all’esportazione di armamenti”, si legge nella nota che precisa: “Non sono stati invece adottati provvedimenti di sospensione o revoca delle esportazioni verso Israele autorizzate prima del 7 ottobre, avendone valutato caso per caso”.

Come scoperto a fine febbraio da Altreconomia, secondo i dati sul commercio estero aggiornati dall’Istat, tra l’ottobre e il novembre scorso, l’Italia ha esportato verso Israele armi e munizioni per un valore di 817.536 euro. Secondo il governo però questo materiale bellico non può essere usato a Gaza.

“Noi dal 7 ottobre abbiamo bloccato i contratti per la vendita delle armi con Israele”, aveva detto il 14 marzo il ministro degli Esteri Antonio Tajani a margine di un convegno all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, commentando proprio l’inchiesta di Altreconomia. Dopo quella data, aveva aggiunto il leader di Forza Italia, “possono esserci stati adempimenti di vecchi contratti ma nessuno dei prodotti esportati in base a contratti precedenti al 7 ottobre dello scorso anno poteva essere utilizzato a Gaza”.

Eppure, come aveva sottolineato proprio l’inchiesta, “l’Istat informa che circa 7mila (su 817mila) euro sono riferibili a ‘Fucili, carabine e pistole a molla, ad aria compressa o a gas, sfollagente ed altre armi simili’ mentre 430mila per ‘Parti e accessori’ di oggetti che vanno da ‘Armi da guerra, incluse pistole mitragliatrici’ a ‘Rivoltelle e pistole’, da ‘Armi da fuoco e congegni simili che utilizzano la deflagrazione della polvere’ a ‘carabine e pistole a molla, ad aria compressa o a gas, sfollagente’. Restano invece ‘oscurati’ e perciò senza descrizione specifica 147.126 euro”.

“Proprio questi 147.126 euro oscurati”, aveva osservato Giorgio Beretta, analista esperto dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere, “certificano che si tratta di armi e munizioni ad uso militare: nei sotto-capitoli, l’Istat oscura infatti tutti e solo i dati che riguardano le armi ad uso militare”.

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