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Caso Gregoretti, verso il voto in giunta. Cucca (Italia Viva): “Da Renzi nessun diktat, voterò in autonomia”

Il destino di Salvini è legato in particolar modo alla posizione che assumerà Italia Viva, TPI ne ha parlato con il senatore Giuseppe Luigi Cucca, anche lui in giunta per le immunità

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 3 Gen. 2020 alle 15:57 Aggiornato il 4 Gen. 2020 alle 08:28
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Immagine di copertina

Caso Gregoretti, Cucca (Italia Viva): “Da Renzi nessun diktat su Salvini”

Per Salvini, la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei Ministri di Catania per sequestro di persona – relativa al caso Gregoretti – sarà discussa a partire da mercoledì 8 gennaio, in vista del voto finale del 20 da parte dell’organismo presieduto da Maurizio Gasparri.

Questa volta il leader leghista è scoperto e rischia parecchio: i 5 stelle si sono schierati a favore dell’autorizzazione, i 140 senatori del centrodestra potrebbero non bastare e difficilmente i 17 renziani salveranno palesemente il leghista. Stesso equilibrio in giunta: solo 10 su 23 in favore dell’ex ministro. Il destino di Salvini è legato in particolar modo alla posizione che assumerà Italia Viva, che in giunta conta tre senatori: Francesco Bonifazi, Nadia Ginetti e Giuseppe Luigi Cucca.

Senatore Cucca, c’è già un orientamento?

La giunta per le immunità ha funzioni che sono definite para-giurisdizionali. È evidente che non è possibile assumere una decisione senza aver avuto contezza di tutti quanti gli atti: la decisione non è politica. Dalla scorsa legislatura faccio parte della giunta e sono sempre stato contrario al giustizialismo. Non ho mai avuto paura di metterci la faccia. Ho sempre applicato quella che, secondo me, era la normativa vigente. Anche in questo caso non intendo scostarmi dall’atteggiamento assunto. Leggo continuamente le favole secondo cui Renzi sarebbe intervenuto sui suoi uomini in giunta per dare un orientamento. Cosa che invece non è accaduta e non accadrà.

Ci sarà una consultazione interna?

Se si parla di consultazione, no. Se si parla di informativa, non lo so. Lo decide il capogruppo. Fino a oggi ci siamo confrontati solo nell’ambito della giunta. Prima eravamo in 4, oggi siamo in 3. Ma il confronto ovviamente c’è sempre. Io non ho ancora letto gli atti, sono in Sardegna. Gli atti non si possono trasportare fuori dalla giunta. A noi consegnano solo le proposte.

Questa decisione, però, ha inevitabilmente un peso politico. Rispetto al caso Diciotti Salvini è più in difficoltà.

Per come l’avevo vista io, giuridicamente parlando, Salvini era molto in difficoltà anche nel caso Diciotti. Ho sempre sostenuto che quello  fosse stato un aggiustamento: in tribunale non avrebbe retto quella difesa. In quel caso votai perché Salvini venisse giudicato, le considerazioni portate dalla difesa erano un aggiustamento processuale. Detto ciò, in questo caso non ho idea di come stiano le cose.

L’ex ministra Bongiorno, avvocata di Salvini, ha preparato già la memoria difensiva.

La qual cosa mi fa sorridere. Ho appreso dalla radio che la memoria difensiva sia stata redatta. Ho verificato la posta elettronica per vedere se mi fosse arrivata (ride).

Uno dei quattro punti della difesa si basa sul fatto che tutto il governo fosse d’accordo con questa decisione.

Io su questo ho qualche perplessità sulla date. In quelle date, il buon Salvini si godeva il mojito al Papeete. Ed è successo tutto quello che poi è successo. Ma attendiamo, non ho preclusioni, chi mi conosce lo sa. Non ho mai sopportato il giustizialismo. Ho sempre cercato di attenermi al principio dell’applicazione della legge, cosa che farò anche in questa circostanza. Anche Bonifazi non ha letto ancora gli atti.

La cosa principale è leggere questa memoria difensiva. Quanto alle allegazioni di parte circa il fatto che sono state decisioni assunte dal governo nella sua collegialità, se questa circostanza non è provata da qualcosa, deve essere provata.

Per la Diciotti erano state prodotte due memorie: una del vicepremier Di Maio e una dell’allora e attuale presidente del Consiglio. In quel precedente avevo contestato la ritualità: se è una decisione assunta dal Consiglio dei ministri, da qualche parte ci sarà traccia. Poi il presidente Conte ha dichiarato con un atto scritto e formale che le cose erano andate in quel modo. Ma non mi aveva convinto. Vediamo cosa accadrà in questa vicenda.

Davvero Renzi ha fatto un passo indietro e non ha dato direttive?

Quando ci siamo incontrati, il 19 dicembre, Renzi mi ha detto uscendo: “Decisione difficile, ma siete persone equilibrate”. È logico che la difficoltà esiste.

Gli equilibri sono cambiati, è un momento delicato per la giunta.

Ho fatto i conti. I membri della Lega sono diventati 5: il passaggio di Urraro ha tolto un voto ai 5 Stelle che va alla Lega. Poi c’è un senatore di Fratelli d’Italia, e fanno 6, più i 4 di Forza Italia, e sono dieci. C’è il voto di Durnwalder Meinhard, delle Autonomie, che non si sa mai come voti. Quindi 11/10 dieci voti all’opposizione. Quella che dovrebbe essere la maggioranza sarebbe così composta: 3 di Italia Viva, 1 del Pd, Grasso di Leu: e sono 5. Poi ci sono un voto dei 5 Stelle e De Falco, che è molto autonomo e applica in modo scrupoloso la normativa. Ho motivo di pensare che lui si atterrà al medesimo ragionamento fatto l’altra volta, in assenza di giustificazioni più serie e concrete, credo che voterà in quel modo.

Se tutto resta così, finisce 12 a 11 per la maggioranza. Ma con questi numeri basta che una persona si ammali e tutto può cambiare. Nel frattempo, spero di ricevere anche io la memoria della Bongiorno.

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