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“Troppi gay nella giuria di Ballando con le Stelle”: l’intervento al Senato sul Ddl Zan

Immagine di copertina
La giuria di Ballando con le stelle 2020

"Nonostante il il 95,5 per cento delle famiglie italiane sia eterosessuale, nella giuria di Ballando con le Stelle c’è una sovrarappresentazione di gay". A dirlo in audizione al Senato è stato il professor Alberto Contri

Cosa c’entra il Ddl Zan con la popolare trasmissione di Rai1 Ballando con le Stelle? Apparentemente nulla, eppure il programma condotto da Milly Carlucci è stato – è proprio il caso di dirlo – “tirato in ballo” durante una delle 70 audizioni che la commissione giustizia del Senato, presieduta dal leghista Andrea Ostellari, sta svolgendo per la discussione del testo del disegno di legge contro l’omotransfobia.

A citare la trasmissione è stato il professor Alberto Contri, che insegna Comunicazione sociale alla Iulm, durante il suo intervento in collegamento con Palazzo Madama. “La stampa è convinta che questa sia una battaglia di libertà, ma non lo è affatto. Il voler modificare il proprio corpo significa non accettare alcuni limite, ribellarsi al creato e ribellarsi alla natura. Sarà lecito dire che queste cose non sono regolari”, ha detto Contri.

Il professore, apertamente contrario al Ddl Zan, ha detto di essere stato “vittima” degli attacchi della rete per aver scritto che “non mi spiegavo come mai, per esempio, pur essendo il 95,5 per cento le famiglie italiane eterosessuali (dati Istat) nella giuria di Ballando con le Stelle (Servizio Pubblico) ci fosse una sovra-rappresentazione di gay (due su cinque) nella giuria”.

Il riferimento di Contri è a una polemica che risale a tre anni fa, quando lui ricopriva l’incarico di presidente di Pubblicità Progresso, la fondazione che si occupa di promuovere anche sul servizio pubblico televisivo la comunicazione sociale. pubblicò sui social un commento, poi rimosso, in cui usava la parola “checca” riferendosi ad alcuni dei giudici di Ballando con le stelle, e aveva parlato di una “squallida caricatura dell’essere gay, diritto di scelta invece sacrosanto”.

Fabio Canino, membro della giuria del programma, aveva pubblicato su Twitter lo screenshot del commento, scrivendo: “Vergognati e dimettiti”. A tre anni di distanza, Contri – che nel 2018 aveva pubblicato un articolo in cui si difendeva dall’accusa di omofobia – sembra non aver affatto cambiato idea. Ma quello che davvero stupisce è lo scarso livello del dibattito in Senato sulla proposta di legge su un tema rilevante come l’omotransfobia.

Leggi anche: Ddl Zan, via libera alla discussione in Commissione Giustizia: “Nessun accorpamento, il testo resta com’è”

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