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Meloni a TPI: “La Lega doveva aprire la crisi dopo le europee. Così abbiamo consegnato il paese all’inciucio”

Intervista alla leader di Fratelli d'Italia dopo il giuramento del nuovo governo giallo-rosso

Di Luca Telese
Pubblicato il 5 Set. 2019 alle 18:49 Aggiornato il 5 Set. 2019 alle 19:07
Immagine di copertina
Giorgia Meloni Credit: ANSA/ANGELO CARCONI

Giorgia Meloni spiega la sua strategia a TPI: “Ecco perché vogliamo il voto, ecco perché l’inciucione voluto da Bruxelles è destinato a fallire”.

Onorevole Meloni, ha visto il nuovo governo?

(Ride). Beh, lo avevano previsto. Un capolavoro. Un ‘inciucione’ grottesco.

In che senso?

Sono così consapevoli che il popolo vuole un’altra cosa che si asserragliano nel Palazzo legandosi alle poltrone pur di provare ad impedirlo.

Addirittura.

Basta sentire quello che dicono: sono loro stessi a sostenere che l’obiettivo dichiarato di questa nuova maggioranza è “impedire che la destra possa vincere”. Le pare una cosa normale? Siamo alla follia.

Secondo lei bisognava andare al voto?

Non secondo me. Secondo qualsiasi persona di buonsenso, e secondo molti commentatori di destra e di sinistra.

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Perché bisognerebbe farlo?

Questo governo, che nasce contro la volontà degli italiani, è sostenuto da un parlamento nel quale, se si votasse, circa il 70 per cento dei componenti non sarebbe rieletto. Non si può fingere di ignorarlo, ma è esattamente quello che stanno provando a fare.

La verità è che lei è contenta perché Fratelli d’Italia viene dato in grande crescita rispetto al passato.

Di questo sono ovviamente felice, ma è per l’Italia che sono preoccupata. Non a caso la larga maggioranza degli italiani, compresi anche elettori del Pd e del Movimento Cinque Stelle, è contro questo governo. Occorre una nuova maggioranza.

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Quale?

Da un anno e mezzo la destra ha vinto tutte le elezioni, dalle regionali alle europee, ma oggi – come se questo non fosse accaduto – ci ritroviamo insediato il governo più a sinistra della storia della Repubblica. E la chiamano democrazia!

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Cosa non le piace di questo governo?

Tutto. Pensi solo a questo dettaglio. Il fatto che la nuova presidente della commissione europea abbia “nominato” un ministro incoronandolo prima ancora che fosse designato mi pare senza precedenti. E chi è questo signore? Il padre del Fiscal Compact, forse il vincolo europeo più atroce di sempre per l’Italia.

Non le piace Gualtieri?

Il governo Conte bis è il perfetto prodotto di laboratorio che nasce da un’orrenda spartizione di poltrone e di una tragica, consapevole, sottomissione ai diktat dell’Unione Europea e della Bce.

“Sottomissione” alla Bce?

I Cinque Stelle hanno reinsediato nella stanza dei bottoni il partito che gli italiani in tutte le competizioni avevano bocciato e spedito all’opposizione dopo gli anni di governo.

E cosa prevede?

È semplice: dall’economia all’immigrazione, il Conte bis farà l’esatto contrario di ciò che la maggioranza degli italiani chiede. Le consorterie di mezza Europa ringraziamo e stanno già festeggiando.

Perché dice che gli italiani sono con voi, sulla base di cosa?

Basta che lei, se vuole fare un test, si giri qualche bar, chiedendo agli italiani come la pensano su, per esempio, tasse, famiglie e lavoro. Gli chieda poi se l’immigrazione clandestina va fermata oppure no.

Lei conosce già l’esito?

Certo. Le risponderanno tutti che i porti li vogliono chiusi o che, ancora meglio, vogliono il blocco navale. E tutti invece hanno già capito che questo governo i porti li aprirà. È semplice.

Suona la carica contro il nuovo governo Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia (FdI), che si gode anche un risultato personale e politico: in tutti i sondaggi del dopo-crisi, il suo partito, già cresciuto alle elezioni europee, viene quotato sopra l’8 per cento e sopra Forza Italia. Ma la leader della destra italiana spiega in questa lunga intervista a TPI come e perché l’opposizione ha perso la sua partita politica dopo la caduta del governo giallo-verde.

Onorevole Meloni, ritorniamo all’8 agosto.

Volentieri. In primo luogo la caduta del governo Conte dimostra che anche stavolta abbiamo avuto ragione.

In che senso?

È un evento inevitabile che abbiamo previsto, quando ancora tutti suonavano la fanfara alla maggioranza giallo-verde, magnificandone le sorti e le prospettive.

Invece?

Noi dicevamo che era un pasticcio politico e i fatti ci hanno dato ragione.

Salvini ci ha pensato molto prima di staccare la spina.

Era inevitabile che la Lega tornasse a destra. Avrebbe dovuto farlo molto prima per come la vedo io.

Perché?

Perché non puoi fare politiche di destra con gente convintamente di sinistra. Perché i grillini sono questo. Dei venduti magari, ma di sinistra. Perché quel governo si è rivelato una trappola per tutta la destra. Per questo avevo chiesto alla Lega, pubblicamente, di aprire la crisi già all’indomani delle elezioni europee.

Cosa sarebbe cambiato?

Molto. Gli argomenti a favore dell’inciucione sarebbero stati più deboli.

E poi?

Uscivano da una campagna elettorale di insulti feroci tra Pd e M5S, sarebbe stato ancora più difficile trovare un accordo. Infine la volontà degli italiani era visibile e incontrovertibile.

C’è altro?

Non avevano davanti lo spettro dei tempi serrati e della manovra economica, il fanatismo delle clausole Iva che sono stati evocati strumentalmente ovvio, per giustificare l’inciucione.

Ma perché allora Salvini ha proposto a Di Maio Palazzo Chigi?

Ah, questo rimane un mistero anche per me. Spero fosse solo un bluff per tentare di far cadere la trattativa tra Cinque Stelle e Pd. Ma, purtroppo, questa mossa ha indebolito il fronte che chiedeva le elezioni.

Durante le consultazioni?

Gli unici che sono saliti al Colle a chiedere elezioni, punto, senza nessuna alternativa siamo stati noi. È questo ha pesato.

Non era la posizione né di Forza Italia, né della Lega, perché?

Questo deve chiederlo a loro: i fatti sono che tutti consideravano le elezioni una subordinata. Forza Italia chiedeva un incarico al centrodestra. Salvini sperava ancora in un bis.

Però Mattarella aveva due partiti che indicavano la volontà di un governo, non poteva fare altrimenti.

Non condivido questa sua interpretazione di un presidente-notaio. Ho detto a Mattarella che secondo me il Presidente non era costretto a dare vita a qualsiasi governo.

In base a cosa?

L’istituto dello scioglimento anticipato esiste proprio perché se le maggioranze sono troppo distanti rispetto alla sensibilità popolare, tornare alle urne è cosa saggia e anzi, secondo alcuni costituzionalisti forse inevitabile.

Salvini è il principale potenziale alleato di Fratelli d’Italia. Il popolo della Lega invoca il Nike della Meloni durante i suoi comizi, e lo abbiamo documentato anche a In Onda. Tuttavia, l’immagine non è quella di un fronte compatto.

Spero si possa imparare dagli errori compiuti. Con una maggiore condivisione molte cose avrebbero sarebbero potute andare diversamente.

Cioè?

Se ci si fosse comportato tutti come una sola squadra avremmo potuto ottenere risultanti parecchio migliori.

Invece?

Siamo andati in battaglia in un ordine sparso.

Mi faccia un esempio?

Il loro capogruppo aveva chiesto la calendarizzazione immediata della mozione di sfiducia. E si sono impiccati sul voto nella settimana di ferragosto. Ma il tema vero, secondo noi, non era quando votare, ma cosa votare.

Cioè le comunicazioni di Conte che hanno preceduto tutto il resto.

Proprio quella scelta è stato l’atto che ha cambiato totalmente il segno della crisi. Consentire che invece di votare la mozione di sfiducia al premier Conte venisse in aula da presidente in carica a fare delle “comunicazioni”. Questo ha cambiato tutto: non era più la Lega che mandava via Conte, ma Conte che licenziava Salvini.

Ma voi questo lo avevate chiaro anche allora?

Abbiamo avvisato la Lega più volte, in conferenza dei capigruppo e non solo. Non l’hanno considerato importante come noi.

Invece erano cruciali.

Come si è visto, sono diventati la sostanza del racconto politico, il presupposto dell’’inciucione’.

E lei non ha fatto errori?

(Sorride). Ne faccio un sacco. Ma non riesco a fare qualcosa di diverso da quello su cui mi sono impegnata.

Mi spieghi cosa intende.

Vede, si possono pensare tante cose di me, di noi, si può avversare fortemente le nostre idee, è questo nella battaglia politica ci sta, ma abbiamo una caratteristica: abbiamo sempre detto la verità agli italiani, sempre detto tutto quello che pensavano. Anche adesso, mentre parliamo.

Ora la posizione di Salvini la soddisfa?

Siamo arrivati allo scontro tra il partito degli italiani contro il partito degli stranieri. Sono d’accordo. Lo diciamo da anni noi di Fratelli d’Italia, che la sfida è tra patrioti e anti-italiani. Sono contenta che Salvini abbia detto ora che la Lega manifesterà con noi il giorno della fiducia. Appuntamento che abbiamo voluto aperto a tutti davanti Montecitorio con tanti tricolori. Sarebbe naturale ci fosse anche Forza Italia. Mi sorprende invece la loro posizione critica. Forse non ricordano la manifestazione del 2006 in piazza San Giovanni che fu decisiva per tutto il centrodestra.

E lei pensa che il cosiddetto asse sovranista possa vincere.

Io lo spero. Ma lo confermano anche tutti i sondaggi di qualsiasi istituto.

Voi chiedete il voto è ci mettete sulla riva del fiume?

Noi facciamo politica ogni giorno. Lunedì 9 settembre alle 11 saremo in piazza Montecitorio per ribadire il nostro no al patto delle poltrone mentre il governo chiede la fiducia alle Camere. Tra il 20 e il 22 settembre lanciamo la nuova edizione della festa di Atreju, il nostro tradizionale pensatoio, a Roma, all’Isola Tiberina.

Non la stupisce che i sondaggisti indichino che FdI sorpassa Forza Italia?

(Ride). Sinceramente no. Questo dato è figlio di un processo di lungo respiro che adesso dispiega i suoi effetti.

Quali effetti?

È il combinato disposto tra due cose. Ho sempre pensato, e detto, che sarebbe stato più difficile arrivare al 5 per cento che al 10 per cento.

Sembra un paradosso.

Non lo è: finché sei intorno al 4 per cento la soglia dello sbarramento congela tanti voti potenziali.

Persone che ti voterebbero….

Ma che hanno paura di non contare. Quando superi quella soglia invece?

Sono liberi di votarti tutti coloro che vogliono farlo.

È quello che sta accadendo a noi. Nel momento in cui – sottostimati da tutti – abbiamo fatto il nostro risultato delle elezioni europee, raggiungendo il 6,5 per cento, siamo diventati un attore non più secondario.

Sottostimati?

Nessuno si è mai avvicinato alla stima del risultato che abbiamo effettivamente raggiunto. Ma, come vede, meglio essere sottostimati che sopravvalutati.

E cosa ha pagato secondo lei?

Il fatto di aver scelto la strada più tortuosa e non la più facile. Non aver ascoltato il canto delle sirene quando è nato il governo, per esempio.

Eravate contro la maggioranza giallo-verde, e non è stato facile, intende.

Sembrava un governo Cool, generazionale, nuovo perché rompeva l’asse destra-sinistra. Abbiamo mantenuto la coerenza che serviva per dire le cose vere, esattamente come stavano.

Detto così sembra che sia stato uno sforzo immane.

Sulla breve distanza siamo stati guardati male, persino da qualche dirigente o simpatizzante di Fratelli d’Italia che avvertiva il fascino di quel richiamo. Qualcuno considerò un errore non esserci “aggiunti” ai giallo-verdi. Adesso ringrazio Dio di aver tenuto la barra dritta.

Pensa che sia stato uno snodo così decisivo?

Assolutamente sì. Il mattone su cui abbiamo edificato la nostra nuova identità. Per me in politica devi dire la verità e sapere che prima o poi le scorciatoie non pagano.

Il secondo passo quale è stato?

L’allargamento di Fratelli d’Italia oltre il perimetro della destra tradizionale.

In che direzione?

Siamo diventati, sulla base di questa scelta chiara e non opportunista, la casa di tutte le destre. Dalla destra nazionale alla destra liberale, fino a quella riformista, cristiana, sociale.

Che logica ha seguito?

Ho provato a mettere insieme un mondo che si era perso dopo la catastrofe di Alleanza nazionale, con dei mondi nuovi che sono cresciuti nella società, dopo la fine di quella storia. Credo che supereremo presto la soglia del 10% perché la potenzialità di questo incontro di culture è molto ampia.

Altri ingredienti del “melonismo”?

Abbiamo saputo colorare con altre esperienze il nostro progetto identitario storico, penso ad esempio al produttivismo, al dialogo con l’impresa. Alla capacità di dialogare con la classe media impoverita.

Non era scontato?

La sinistra crede in maniera semplicistica che la destra prenda voti solo sul no all’immigrazione, ma è vero il contrario. Parliamo ai mondi che loro hanno abbandonato perché parlano ossessivamente solo di immigrazione.

E il M5S?

È stata l’altra scommessa, che per me risale alla campagna di Roma. Pensavo che non avessero tenuta e si è visto alle elezioni europee.

Come spiega quel dato?

Molti si sono stupiti che gli italiani fossero contrari al reddito di cittadinanza, io no. È stato il loro principale investimento politico ed è stato un fallimento.

Dice?

Per un motivo semplice: 780 euro al mese è quello che guadagnano milioni di persone lavorando 40 ore a settimana. Io e lei siamo dei privilegiati e forse non ce ne rendiamo conto. Ma chi si spacca la schiena non può amare la politica dei sussidi.

È sicura di questa interpretazione?

In Italia rischia di non esiste più la classe media. Se si vuole capire cosa sta accadendo sul piano politico bisogna partire da questo processo.

Ultimo tassello di questa vostra nuova identità?

Una collocazione in Europa critica ma centrale.

Con i conservatori?

Con Raffaele Fitto, Fratelli d’Italia è alla presidenza di quel gruppo, una delle principali famiglie europee. Quell’ancoraggio solido che è mancato al M5S, e forse anche alla Lega.

Però intanto siete all’opposizione della von Der Leyen mentre i grillini sono risultati determinanti.

Per fortuna, dico io. Un’altra scelta opportunista che non pagherà.

Lei non crede che sia utile per l’Italia essere determinante nell’elezione del nuovo commissario?

Io credo che sia sbagliato ritenere che per contare in Europa tu debba fare quello che dice in Europa. Credo che se si vogliono difendere gli interessi italiani la strada migliore non sia eseguire pedissequamente gli ordini di chi fa solo gli interessi di francesi e tedeschi. Aggiungo che la maggioranza che sostiene la von der Leyen è una accozzaglia che avrà enormi difficoltà a governare l’Europa. Come si metteranno d’accordo – per esempio – i verdi e i liberali sui temi dell’ambiente? E quale punto di incontro si può trovare tra la destra del PPE e i socialisti sull’immigrazione? Auguri.

Siete fuori dai giochi, però.

Al contrario. Abbiamo una posizione strategica perché potremo spostare i dossier sul fronte dei nostri valori.

Detto così sembra che lei si consideri trionfatrice, ma è all’opposizione sia in Italia che in Europa.

Risentiamoci tra qualche mese, e lei mi dovrà dare atto che anche questa scommessa sarà vinta.

Quale?

Nel lungo periodo vincono la chiarezza e la coerenza. Con l’inciucione e con l’euro-inciucione non vanno da nessuna parte.

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