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Giorgetti ai ministri leghisti: “Tenete sulla scrivania una foto di Matteo Renzi”

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Giancarlo Giorgetti, braccio destro di Matteo Salvini alla guida della Lega, ha lanciato un forte monito ai suoi

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio del neo governo M5s-Lega, ha dato un consiglio ai ministri leghisti: “Tenete sulla scrivania una foto di Matteo Renzi”, per ricordare di come, appena 4 anni fa, la sua popolarità era enorme e otteneva il 40 per cento dei consensi alle europee, per poi prendere una sonora batosta alle elezioni del 4 marzo 2018.

“Abbiamo un’opportunità, ma fate attenzione”, ha detto ai suoi, che in questo momento godono di una grandissima popolarità. Ma si sa, l’opposizione è un’altra cosa.

La sfida che attende i due partiti, popolari e populisti, è grande, e in molti si chiedono se riusciranno a mantenere i consensi acquisiti con una strenua opposizione, una volta arrivati al governo e a fare i conti con i problemi reali del paese.

Chi è Giancarlo Giorgetti

Giancarlo Giorgetti è il braccio destro di Matteo Salvini alla guida della Lega. Politico e commercialista, dopo le elezioni dello scorso 4 marzo è stato confermato capogruppo della Lega alla Camera dei deputati.

Il numero due della Lega è stato definito pacato e dialogante. Forse proprio per questo è stato indicato dai leghisti come sottosegretario a palazzo Chigi, come contraltare al nome di Giuseppe Conte, espresso dal Movimento Cinque Stelle.

Giorgetti è nato nel comune di Cazzago Brabbia, in provincia di Varese, il 16 dicembre 1966, da padre pescatore e madre operaia in un’azienda tessile.

Si è laureato con lode in Economia all’Università Bocconi di Milano, con una tesi intitolata “Gli stadi di Italia ’90”, a proposito degli appalti e degli sprechi in occasione della Coppa del mondo.

Giorgetti ha iniziato la sua carriera politica come sindaco di Cazzago Brabbia, eletto con una lista civica.

Secondo L’Espresso, Giorgetti è riuscito a farsi notare nei primi anni Novanta dall’allora leader della Lega Umberto Bossi, ed è stato eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 1996, quando non aveva ancora compiuto trent’anni.

“Nel 2000 il suo nome compare già tra i 15 dirigenti scelti da Bossi per la cosiddetta segreteria federale, con il ruolo di responsabile del settore economia”, si legge nell’articolo del settimanale che traccia il suo profilo. “A meno di un ventennio di distanza Giorgetti è l’unico ancora in pista in quel gruppo di fedelissimi del senatur”.

È cugino del banchiere Massimo Ponzellini, considerato uomo di fiducia dell’ex leader della Lega Umberto Bossi nel mondo delle banche e delle imprese.

Giorgetti è sposato con Laura Ferrari, che nel 2008 ha patteggiato una condanna a 2 mesi e 10 giorni un processo per truffa alla Regione Lombardia su alcuni corsi d’equitazione.

Dal 2001 al 2006, durante il governo di Silvio Berlusconi, e poi dal 2008 al 2013, Giorgetti è stato il presidente della Commissione Bilancio della Camera.

Considerato “l’ufficiale di collegamento con i poteri forti della finanza”, Giorgetti “ha messo mano a tutti i dossier più delicati di politica economica, compresa la manovra correttiva dei conti pubblici che nella convulsa estate del 2011 finì nel mirino dell’Unione Europea e della Bce”, poco prima dell’arrivo di Mario Monti.

Dal 2002 al 2012 Giorgetti è stato anche segretario nazionale della Lega Lombarda.

Nel 2004 è stato relatore della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, i cui limiti sono stati oggetto di diverse sentenze di incostituzionalità da parte della Corte costituzionale.

È stato indagato e assolto a seguito del crack di Credieuronord, l’istituto bancario di riferimento della Lega Nord, di cui è stato consigliere di amministrazione.

Nel 2013, in seguito alle infruttuose consultazioni per la formazione di un governo, è stato chiamato da Giorgio Napolitano a far parte del “gruppo dei saggi” incaricato di avanzare proposte programmatiche in materia economico-sociale ed europea.

Giorgetti è considerato “il mediatore” della Lega, poco incline ai protagonisti e molto al lavoro dietro le quinte.

“Non mi piace apparire e non mi metto in prima fila”, ha detto in un’intervista a Varesenews pubblicata a febbraio 2018. “Sono convinto che quando la politica diventa schiava della comunicazione non si vada in profondità nelle cose. Questo vale anche per il giornalismo. Oggi si preferisce un tweet a ragionamenti e riflessioni, e questo penalizza l’approfondimento. Tutto diventa uno slogan”.

Nella stessa intervista, Giorgetti ha parlato della svolta della Lega, che da Lega Nord è diventata un partito che si rivolge a tutto il paese.

“Non abbiamo perso il Nord”, ha detto in quell’occasione. “C’è stata una evoluzione verso un partito delle autonomie, una sorta di partito federalista. Ci aveva già provato Bossi nel 1993 con Lega Italiana federale. Ebbe uno scarso successo. Ora i tempi sono cambiati. Dovremo fare attenzione alla classe dirigente perché ci sono abitudini diverse nelle regioni dove non siamo mai stati presenti”.

“Al Sud avremo belle soddisfazioni perché la maggioranza delle persone sono sfiduciate e deluse e in tanti voteranno il Movimento cinque stelle, ma diverse sceglieranno Salvini”, disse profeticamente.

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