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Gigafactory Stellantis, le parole del ministro Cingolani fanno infuriare il governatore del Piemonte

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Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani. Credit: Facebook e Creativa Commons

La terza gigafactory europea di Stellantis fa litigare il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Il governatore – attivatosi dopo che lo avevano già fatto i sindacati e la sindaca di Torino, Chiara Appendino – preme affinché il Governo convinca l’azienda a costruire a Mirafiori la fabbrica delle batterie per auto, strategica nell’ambito della svolta elettrica e incubatore di migliaia di posti di lavoro. Il ministro, però, risponde picche: “Dove realizzarla lo decideranno l’azienda e i territori”, dice.

La polemica nasce con l’intervista rilasciata da Cirio sulle pagine torinesi di Repubblica di ieri, mercoledì 30 giugno 2021. Il governatore spiega di aver preparato un dossier per spiegare all’esecutivo la necessità di puntare su Torino (ne ha parlato anche il segretario della Fiom Piemonte, Giorgio Airaudo, in questa intervista a TPI).

Poche ore dopo, tuttavia, arriva la doccia fredda. “Non spetta al Governo, ma ai produttori e ai territori” decidere dove fare la gigafactory, sentenzia Cingolani, intervento in streaming a un appuntamento sulla transizione ecologica organizzato dalla Regione Piemonte. “A me interessa avere la gigafactory italiana per essere sicuri di renderci autonomi: lascio le considerazioni sul dove ai territori e alle aziende, a me spetta favorire il successo del Paese, dal mio punto di vista posso garantire la massima laicità”.

Sul fatto che Stallantis sceglierà l’Italia Cingolani parla di probabilità “altissime”: “Ne ho parlato anche con i grandi produttori”, aggiunge. Il riferimento è ad alcuni incontri avuti con rappresentanti di Acc (Automotive Cells Company), la joint venture tra Stellantis e Total creata per realizzare le altre due gigafactory europee già annunciate, in Francia e Germania.

“Rendersi autonomi almeno sull’assemblaggio di batterie è già un grande passo avanti come hanno fatto tedeschi e francesi. Dove si farà onestamente non ne ho idea, questa è la scelta che deve essere fatta alla fine dal produttore. Dal mio punto di vista come italiano vorrei avere la gigafactory italiana per essere sicuri di essere autonomi”, chiude Cingolani.

Un punto di vista ribadito in una intervista rilasciata dal ministro a La Stampa oggi, giovedì 1 luglio: “Da una parte ci sono aree come quella di Torino che hanno le competenze e una tradizione consolidata nel settore dell’auto. Dall’altra ci sono territori nel Sud che hanno seri problemi di riconversione del loro impianto produttivo.

Le parole di Cingolani fanno infuriare Cirio, che replica duro: “Non è vero che il ministro della Transizione ecologica deve parlare solo di cose tecniche: è colui che insieme al Governo deve dare una direzione politica al Paese”, attacca.

“Mi preoccupa”, prosegue il governatore del Piempnte, quando il ministro “dice che la gigafactory potrà essere semplicemente in Italia e che spetta ai territori decidere dove, perché spettasse ai territori io firmerei domani mattina. Invece sarà proprio il Governo che dovrà fare la scelta, che è fortemente politica”.

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