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D’Uva a TPI: “Crisi M5S? È mancata da noi narrazione efficace, ma abbiamo mantenuto le promesse”

La video-intervista di TPI a Francesco D'Uva, deputato del Movimento Cinque Stelle e Questore della Camera dei deputati

Di Anna Ditta
Pubblicato il 8 Nov. 2019 alle 17:41 Aggiornato il 10 Gen. 2020 alle 19:50
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Francesco D’Uva a TPI: “Crisi M5S? È mancata da noi narrazione efficace, ma abbiamo mantenuto le promesse”

È un momento particolare per il Movimento Cinque Stelle. Dopo la debacle delle elezioni regionali in Umbria, i pentastellati si trovano davanti la sfida dell’ex Ilva di Taranto, sulla quale alcuni parlamentari – prima tra tutti Barbara Lezzi – hanno una posizione netta. A questo si aggiungono i dissidi interni, con la senatrice Elena Fattori che ieri ha annunciato la sua uscita dal gruppo. Inoltre, secondo alcuni retroscena, il capo politico Luigi Di Maio avrebbe ammesso di non riuscire più a controllare i senatori M5S. TPI ne ha parlato in una video-intervista con Francesco D’Uva, deputato M5S e questore della Camera dei deputati, ex capogruppo grillino.

Onorevole D’Uva, che situazione sta vivendo il Movimento Cinque Stelle?

Ormai gli italiani sanno bene che il Movimento Cinque Stelle è sempre stato attento alle discussioni interne. Ritengo sia positivo che discutiamo, perché vuol dire che non c’è il pensiero unico. È una fase delicata per noi, siamo al governo e ci stiamo occupando dei problemi degli italiani. È inevitabile che, quando prendi delle decisioni, nasca qualche discussione.

La questione dello scudo penale verso Arcelor Mittal ha spaccato il Movimento?

No. Tra le forze di maggioranza, è vero, c’è stata una visione diversa. Ma non è questo il punto. Negli ultimi giorni abbiamo capito che lo scudo penale è solo uno specchietto per le allodole. Arcelor Mittal parla di 5mila esuberi. Hanno vinto una gara con un piano industriale e ora non lo stanno rispettando. Questo è il vero problema. Conte ha dato due giorni di riflessione, vedremo se ci sarà una controproposta più seria da parte di Mittal, altrimenti valuteremo cosa fare. La nostra principale preoccupazione è Taranto, i livelli occupazionali e le condizioni ambientali e di salute.

Quindi una spaccatura nella maggioranza c’è stata sul tema.

Alcuni hanno preferito presentare un emendamento sullo scudo penale, ma per me – ripeto – è un falso problema. Che ci sia o meno l’immunità Arcelor Mittal vuole comunque mandare a casa 5mila persone.

Se dovessero cambiare le carte in tavola M5S sarebbe pronto a votare a favore dello scudo penale?

Dobbiamo capire come si comporterà Arcelor Mittal tra due giorni.

Un altro retroscena parla di un Pd che vuole andare verso una “conclusione controllata della legislatura”. Che impressione avete voi?

Ci sono molte cose da fare per il paese e in questo momento ci sono forze politiche che hanno la possibilità di farlo nel rispetto reciproco e nel rispetto della volontà degli elettori, che ci hanno votati il 4 marzo 2018 sulla base di un programma. Finché si possono portare avanti quei punti per me bisogna andare avanti, se non dovessero esserci più le condizioni si ragionerà, questo è ovvio. Gli scorsi mesi abbiamo già realizzato reddito di cittadinanza, quota 100, spazzacorrotti, ora ci stiamo impegnando per le questioni ambientali e c’è da portare a casa l’acqua pubblica e bisogna lavorare sul salario minimo. Sono tutte questioni importanti e bisogna portarle avanti.

Nel frattempo c’è la prova delle elezioni regionali. Abbiamo visto come è andata in Umbria, nei prossimi mesi ci sono Emilia Romagna e Calabria.

Fanno bene quei paesi che istituiscono l’Election day. Noi siamo un paese in perenne campagna elettorale e ogni volta sembra che debba cambiare tutto, quando in realtà i numeri in parlamento sono molto chiari. In Umbria non è andata bene, inutile girarci intorno. Abbiamo fatto una riflessione su questo, valutando che è meglio presentarci da soli o con altre liste civiche.

È solo questa la causa del crollo del Movimento alle elezioni in Umbria?

Assolutamente no. Correre da soli poteva cambiare la percentuale, ma di certo non potevamo aspettarci il plebiscito. Non potevamo passare dal 7 al 30 per cento.

A cosa è imputabile quindi?

Ci siamo preoccupati molto di attuare il programma, ma è mancata una narrazione corretta di ciò che stavamo facendo. Rivendico tutto quello che è stato fatto. Però devo riconoscere che non riusciamo a comunicare altrettanto bene i risultati ottenuti. Bisogna lavorare di più e meglio.

C’è un problema di leadership di Luigi Di Maio nel Movimento Cinque Stelle?

No, il tema è proprio il Movimento Cinque Stelle adesso. Non credo che il problema sia Luigi Di Maio. Se abbiamo raggiunto il 32 per cento il 4 marzo 2018 è proprio grazie alla campagna elettorale che abbiamo fatto con Di Maio candidato premier. Stiamo passando una fase delicata. Tuttavia, agli italiani non interessano i nostri eventuali problemi interni, quindi dobbiamo gestirli noi nel modo più veloce e migliore possibile. Ma non bisogna perdere di vista l’obiettivo, che è quello di fare il bene degli italiani.

Per farlo però bisogna essere compatti. C’è un rischio di scissione?

No, assolutamente. I voti in aula sono sempre compatti.

Qual è il bilancio dei primi mesi di governo col Pd?

Sta andando bene. Rispetto alla precedente esperienza di governo siamo più amalgamati, riusciamo a portare avanti provvedimenti in modo univoco. Questo ci permette di lavorare molto meglio.

Sulla manovra però non sono mancati scontri e polemiche, anche da parte di Italia Viva.

Credo che Italia Viva debba differenziarsi in qualche modo, per dare un senso alla scissione dal Pd. Questo non aiuta l’armonia del governo, ma alla fine la volontà di fare il bene degli italiani c’è, perché se abbiamo fatto nascere questo governo è anche grazie a chi oggi sta in Italia Viva e ieri stava nel Partito democratico.

Stavo pensando alle polemiche sulla plastic tax o sulle auto aziendali.

Sulle auto aziendali la discussione è stata utile, sulla plastic tax vedremo come andare avanti, ma la cosa certa è che va fatta.

Ieri è stata assegnata la scorta alla senatrice a vita Liliana Segre. Pensa che debba esserci una risposta politica, dopo l’astensione del centrodestra sulla commissione per i fenomeni d’odio?

Sono rimasto sconvolto dall’astensione su quel voto. Lega e Fratelli d’Italia non volevano votare favorevolmente penso per motivi elettorali, mi dispiace anche per Forza Italia. Si è sempre detta una forza liberale, invece sembra essersi snaturata totalmente.

Serve una risposta politica ma anche sociale. Ha detto bene la collega senatrice Montevecchi: dovrebbero essere i cittadini la scorta di Liliana Segre. È inconcepibile che ancora oggi, nel 2019, ci siano ancora fenomeni d’odio così ingiustificati e vergognosi, verso una persona che nella sua vita ne ha già passate abbastanza e adesso deve vivere anche questo.

C’è stato anche l’incendio alla libreria La pecora elettrica, a Roma. M5S amministra la città, qual è la vostra risposta?

Alla manifestazione cittadina di solidarietà hanno partecipato anche alcuni nostri esponenti. La vicinanza c’è ed è massima. Non deve interessare secondo me le sigle politiche, quando si bruciano libri c’è un problema molto grande: significa smettere di pensare e ragionare. Bisogna assolutamente tutelare queste realtà. Va promosso un lavoro culturale, che deve partire anche dal parlamento. È grave che brucino una pizzeria, ma forse è più grave che brucino una libreria, perché colpiscono il sapere, la cultura, che è sacra.

Sull’elezione del nuovo capogruppo alla Camera è arrivata la terza fumata nera, come mai?

In questo momento un capogruppo c’è, si tratta del mio vicario Francesco Silvestri. Noi prevediamo una soglia di votazione che è del 50 per cento più uno e non è facile da raggiungere immediatamente. Non c’è una spaccatura o una difficoltà politica, come qualcuno vorrebbe far credere, né il gruppo è allo sbando. È giusto che si continui a discutere finché non si trova la persona che meglio possa rappresentare la maggioranza del gruppo parlamentare.

Ci sono però degli insoddisfatti nel Movimento Cinque Stelle.

Ovunque ci sono degli insoddisfatti, altrimenti saremmo in un mondo idilliaco. Ma non sono tanti.

Cosa direbbe loro oggi?

Tra i nostri parlamentari ci sono molti esponenti della società civile, tutte persone molto valide. Hanno dato tanto valore aggiunto al gruppo parlamentare, quindi sbagliano a sentirsi poco presi in considerazione. Ogni volta che si parla del tema di cui loro si sono occupati in modo particolare, tutti noi ci rivolgiamo a loro.

La notte in cui è morto il M5S (di Giulio Gambino)

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