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Telese intervista l’economista Fitoussi: “La sinistra non esiste più”

Di Luca Telese
Pubblicato il 30 Mag. 2019 alle 20:40
Immagine di copertina
Jean Paul Fitoussi

Io a Macron glielo ho detto in faccia!

Cosa?

Che il suo era un governo di destra. E che faceva politiche di destra.

Ma lei aveva creduto a Macron.

È vero. Lo conoscevo bene. Mi consideravo un suo amico.

Fino a quando?

Fino a che non è andato al governo. Proprio per questa fisica tradita sono indignato per quello che ha fatto poi.

Ovvero?

Aveva promesso un riformismo del terzo millennio, e invece sì è messo a cancellare le conquiste sociali e e regalare soldi ai ricchi.

Proprio così?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Esattamente così. Con regali fiscali e misure demenziali, con teorie come quella del cosiddetto “ruscellement” che io considero a dir poco de-men-zia-li e prive di qualsivoglia fondamento scientifico.

E adesso che scenario vede, professore?

Che la Francia e l’Italia sono accomunate, dopo queste elezioni europee, da un destino comune. E da un pericolo.

Quale?

Il voto ha dimostrato che in entrambi i paesi non esiste nessuna terza via.

Cioè?

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Dovremmo scrivere una sorta di avvertenza per gli elettori: quando un partito prima, e un governo poi, iniziano a teorizzare che il bipolarismo è finito e che non esistono più la destra né la sinistra, quella é la prova inconfutabile.

Di cosa?

(Sorriso). Che stanno facendo un governo di destra.

Incontro Jean Paul Fitoussi, economista Principe della sinistra europea negli studi de La7, pochi giorni dopo il voto. Fitoussi, che parla un italiano quasi forbito, pieno di vocaboli scelti con cura, e che poco prima era stato ospite di Myrta Merlino, ha passato gli ultimi giorni in Italia, conosce benissimo, con cura del dettaglio quasi maniacale, la nostra situazione politica.

Ha idee molto chiare su cosa devono fare l’Italia (e l’Europa) per uscire dalla crisi. E a TPI, oltre ai messaggi in chiave sul clima (“Ero venuto per godermi il sole di Roma, riparto dopo aver raccolto solo pioggia”) spiega come e perché secondo lui questo voto segna la fine dell’Europa del rigore.

Professore, la vedo preoccupata.

In Francia si è creato uno stranissimo bipolarismo in cui si oscilla fra Extreme Droite (perché tale considero la Le Pen) e Droite, perché questo ormai è diventato Macron. Non vorrei che accadesse anche a voi.

Si riferisce a Salvini e al M5s?

Certo. Se tu governi con l’estrema destra sei di destra. Mi pare difficile immaginare il contrario.

Cosa l’ha delusa così tanto di Macron?

Le dicevo del “ruscellement”: è questa teoria molto curiosa prodotta dagli economisti ultra liberisti secondo cui se uno distribuisce soldi ai ricchi, come se si trattasse di un fiume, dai ricchi, miracolosamente, questo fiume di denaro arriverà ai poveri.

Mi ricorda qualcosa.

Ma certo! Qui in Italia questo è il dibattito che ho sentito in questi giorni sulla Flat Tax. Facciamo pagare meno tasse ai ricchi così riparte l’economia. Ebbene, Macron questo taglio di tasse lo ha ha fatica due volte.

Con una riduzione di imposte?

Sì. Hollande aveva promesso che avrebbe portato le tasse sui redditi dei ricchi al 75 per cento, ma poi evidentemente deve essersene scordato. Mentre dopo di lui è arrivato En Marche e le imposte gliele hanno addirittura tagliate!

E poi?

Hanno abbassato anche l’imposta sul patrimonio mobiliare, che adesso è al 30 per cento.

E la sinistra?

La sinistra in Francia non esiste più. Non solo la sinistra socialista. Ma anche – ed è questa la novità – anche quella radicale di Melenchón.

E questo la preoccupa?

Direi di sì. Perché vede, dopo la prima vittoria del Front National, nelle passate elezioni europee, scattò la disciplina repubblicana.

Ovvero la coalizione obbligata del voto, alle elezioni politiche contro tutti i annidati di estrema destra nei ballottaggi?

Esatto.

E cosa le fa pensare che ora non scatterebbe più??

(Sorriso). Oh sì, ma fra chi? I tre antichi partiti di sinistra, più gli ex gollisti, messi tutti insieme, hanno la metà dei voti di Madame Le Pen!

Lei teme la Le Pen?

Sì, molto. Ma non questa.

Non Marine?

No. È molto segnata dalla sua identità, malgrado i continui cambi di colore e di partito. Invece Marion è perfetta per compiere l’ultimo passo della mutazione genetica. È giovane, smaliziata, e anche politicamente molto intelligente. Sul suo volto gli elettori non vedono più l’ombra del sorriso del vecchio Jean Marie.

Siamo nei giorni della lettera della Commissione europea all’Italia. Cosa ne pensa?

Se fossero stati molto intelligenti, i commissari europei non avrebbero dovuto nemmeno spedirla. Se fossero minimamente intelligenti, dopo averla spedita, dovrebbero dimenticarsela. Temo che non faranno né una cosa né l’altra.

Addirittura? E perché?

Ma perché è un gesto di… disamour. Capisce cosa intendo? Esiste la parola “Disamore”, in italiano, e suona come da noi, vero?

Vuole dire che lei, pur essendo così critico con le posizioni di Salvini, ritiene quella lettera un errore?

Di più. La ritengo la manifestazione di un problema.

Quale?

L’Europa del rigore sta fingendo, per l’ennesima volta, di avere perso.

Non dappertutto.

Ha perso in Francia, in Italia e in Inghilterra. Dove altro dovrebbero ancora perdere, perché non possano più fingere che non sia accaduto?

Perché lei parla di disamore?

La politica dei vincoli di bilancio ha prodotto un vento di rabbia che ha finito per gonfiare le vele della destra. Attaccare l’Italia perché spende in deficit è una sciocchezza. Il problema non è se lo fai, ma per cosa lo fai.

E lei per cosa lo farebbe?

Non certo per regalare in po’ di “ruscellement” ai ricchi in nome di vecchie stregonerie liberiste che non hanno nessun fondamento scientifico.

E allora per cosa?

Per fare spesa sociale. Dovremo sostenere interi pezzi del mondo del lavoro, uomini e donne, vite vere, che nei prossimi anni saranno espulsi dai cicli produttivi. Restare incollati al rigore, da questo punto di vista è un suicidio. Una strategia che ha un effetto collaterale facilmente prevedibile.

Quale?

Che se i partiti riformisti vengono identificati con la difesa del rigore gli elettori non votano più nemmeno l’alleanza tra destra camuffata ed estrema destra. Ma la via più semplice.

Ovvero?

(Sorriso amaro). Direttamente l’estrema destra.