[Retroscena] Fioramonti aveva già deciso tutto due giorni fa: “Serviva più coraggio da questo governo”

In un post su Facebook, anticipato da TPI, il ministro spiega le dimissioni

Di Luca Telese
Pubblicato il 26 Dic. 2019 alle 10:16 Aggiornato il 26 Dic. 2019 alle 10:31
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Lorenzo Fioramonti, ex ministro dell'Istruzione. Credit: Facebook

Aveva già deciso nel giorno degli auguri di Natale. E aveva inviato due giorni fa lettera formale a Giuseppe Conte con cui rassegnava le dimissioni da Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Poi aveva scritto un lungo e sofferto post da mettere in rete oggi: “Per cortesia istituzionale, ho atteso nel rendere pubblica la notizia e mi sono messo a completa disposizione per garantire una transizione efficace al vertice del Ministero, nei tempi opportuni per assicurare continuità operativa”. Il bilancio finale che lo ha portato all’addio è in questa semplice considerazione, che Fioramonti ha fatto con i suoi collaboratori: “Se togli il miliardo e mezzo che è stato speso per il rinnovo del contratto dei docenti, su Università e ricerca non c’è nulla. Nemmeno un centesimo”.

Così sono nate quelle righe amare scritte per i social: “Prima di prendere questa decisione, ho atteso il voto definitivo sulla Legge di Bilancio, in modo da non porre questo carico sulle spalle del Parlamento in un momento così delicato”.

Poi l’ex ministro spiega il perché dell’addio: “Le ragioni sono da tempo e a tutti ben note: ho accettato il mio incarico con l’unico fine di invertire in modo radicale la tendenza che da decenni mette la scuola, la formazione superiore e la ricerca italiana in condizioni di forte sofferenza. Mi sono impegnato per rimettere l’istruzione – fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società – al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse – osserva l’ex ministro – fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l’università pubblica”.

Quello di Fioramonti è un bilancio lucido ma amaro: “Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)”.

Ma dopo le luci arrivano le ombre: “La verità, però, è che sarebbe servito più coraggio da parte del Governo per garantire quella ‘linea di galleggiamento’ finanziaria di cui ho sempre parlato, soprattutto in un ambito così cruciale come l’università e la ricerca”.

Ed è su questo punto, il suo lavoro di una vita, che Fioramonti denuncia quello che per lui è l’errore più grave del governo: “Si tratta del vero motore del Paese, che costruisce il futuro di tutti noi. Pare che le risorse non si trovino mai quando si tratta della scuola e della ricerca, eppure si recuperano centinaia di milioni di euro in poche ore da destinare ad altre finalità quando c’è la volontà politica”.

Ma proprio questa sottovalutazione della ricerca per il ministro è inconcepibile: “L’economia del XXI secolo – scrive ancora il ministro su Facebook – si basa soprattutto sul capitale umano, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulle nuove tecnologie; non riconoscere il ruolo cruciale della formazione e della ricerca equivale a voltare la testa dall’altra parte. Nessun Paese può più permetterselo. La perdita dei nostri talenti e la mancata valorizzazione delle eccellenze generano un’emorragia costante di conoscenza e competenze preziosissime, che finisce per contribuire alla crescita di altre nazioni, più lungimiranti della nostra. È questa la vera crisi economica italiana”.

Quando si è arrivati alla stretta finale, nella trattativa con il governo, il pacchetto dei tre miliardi su cui il ministro puntava comprendeva queste misure: posti per gli insegnanti di sostegno, per il personale amministrativo delle scuole, stabilizzazioni e nuovi ricercatori, più docenti abilitati (per poter coprire più cattedre e ridurre il fenomeno delle supplenze), rifinanziamento del Fondo università che – spiegava Fioramonti – langue e rischia di non permettere neanche gli scatti stipendiali”.

La risposta è stata che tutto questo nella manovra di quest’anno non era possibile. E così si è arrivati all’epilogo, che Fioramonti racconta così: “Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all’ultimo, tirando le somme solo dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l’ardire di mantenere la parola”. Le ultime considerazioni: “Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che – sgomberato il campo dalla mia persona – non si perdesse l’occasione per riflettere sull’importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Il tema – aggiunge Fioramonti – non è mai stato ‘accontentare’ le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola – su questo non vi è alcun dubbio – che si crea quello che saremo”.

L’’ex ministro chiude con una citazione alta: “Lo sapeva bene Piero Calamandrei quando scriveva che ‘se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, della Magistratura, della Corte Costituzionale’.

E poi con i Saluti: “Alle persone con cui ho lavorato, dentro e fuori dal Ministero, dalla viceministra e sottosegretari ai tanti docenti, sindacati, imprese e fino all’ultimo dei dipendenti, va tutto il mio ringraziamento per avermi accompagnato in questo percorso”. L’ultimo pensiero è per gli studenti: “Alle ragazze ed ai ragazzi che fanno vivere la scuola e l’università italiana chiedo di non dimenticare mai l’importanza dei luoghi che attraversano per formarsi, senza arrendersi alla politica del ‘non si può fare’. Come diceva Gianni Rodari, dobbiamo imparare a fare le cose difficili. Perché a volte bisogna fare un passo indietro per farne due in avanti”. Fioramonti non ha nessuna intenzione di cambiare maggioranza, e continuerà a votare la fiducia: “Il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà, ancora più forte, come parlamentare della Repubblica Italiana”.

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