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Elezioni Umbria, Bellanova (Italia Viva) a TPI: “Assurdo scaricare su Renzi responsabilità della sconfitta”

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Teresa Bellanova, ministra dell'Agricoltura e oggi nome di punta di Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi, commenta a TPI il risultato delle elezioni regionali in Umbria e la disfatta della coalizione civica tra PD e M5S

Elezioni Umbria, Bellanova: “Assurdo scaricare colpe su Renzi”

“Lo stato di salute di questo Governo non può dipendere da un test regionale ma dalla qualità dell’azione politica messa in campo quotidianamente. Per quel che riguarda Italia Viva, abbiamo detto che con il Movimento 5 Stelle l’alleanza non è e non può essere strategica”.

Così Teresa Bellanova, ministra dell’Agricoltura e oggi nome di punta di Italia Viva, il nuovo partito di Matteo Renzi, commenta a TPI il risultato delle elezioni regionali in Umbria e la disfatta della coalizione civica tra PD e M5S.

“Una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi. Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. E non a caso Italia Viva è stata fuori dalla partita”, dice Renzi. Il risultato del voto, quindi, conferma che la strada di Italia Viva è “mai con il M5S”?

Il risultato consegna una serie di dati difficilmente appellabili, ad iniziare dalla conferma di quanto fosse giusta la scelta di ricercare una maggioranza alternativa in Parlamento ad agosto fermando la deriva pericolosa che Salvini avrebbe voluto imporre.

Non a caso in questi mesi ha fatto di tutto perché una vicenda territoriale acquistasse rilevanza nazionale. Tutto andava fatto tranne che regalare a Salvini questo red carpet. Lo stato di salute di questo Governo non può dipendere da un test regionale ma dalla qualità dell’azione politica messa in campo quotidianamente. Per quel che riguarda Italia Viva, abbiamo detto che con il Movimento 5 Stelle l’alleanza non è e non può essere strategica.

Cosa pensa dell’idea di aver coinvolto il premier in campagna elettorale?

Una forzatura, tanto quanto lo è stata la foto di Narni, nei tempi e nei modi. Il presidente Conte naturalmente è libero di scegliere. Magari considerando che una cosa sono i sondaggi sulla fiducia del Paese verso il governo e l’indice di gradimento sul premier, altro pensare che questo riesca a tradursi automaticamente in voti. Le persone possono anche fare a gara per stringerti le mani e farsi decine e decine di selfie ma poi nel segreto dell’urna prevalgono altre logiche e anche gli affidamenti sono altri, specie nelle competizioni territoriali.

Quali sono i mea culpa della sinistra?

Chi ha perseguito l’alleanza rifletterà sui risultati. Trovo incredibile che davanti a una sconfitta con uno scarto percentuale così ampio si tenti di scaricare su Renzi e su Italia Viva responsabilità che sono evidentemente altrove. Se l’analisi del voto si riduce a questo, direi che siamo all’anno zero. Noi non avevamo candidati nelle liste, non eravamo coinvolti, non condividiamo l’idea di alleanza strategica immortalata nella foto di Narni ma non ci siamo sottratti: giovedì io stessa sono stata in Umbria.

Da dove ripartire?

Per noi continuare a costruire pazientemente la strategia per il 2023. Abbiamo detto con molta chiarezza che sosterremo il Governo con lealtà e impegno almeno fino alla elezione del Presidente della Repubblica. Il nostro progetto lo abbiamo presentato alla Leopolda due settimane fa.

Siamo un soggetto politico aperto e inclusivo, riformista, che non ha paura di attrarre chi oggi non riesce più a trovare una casa politica o chi una casa non l’ha mai avuta. Parliamo alle nuove generazioni soprattutto, perché è di loro che la politica ha bisogno se vuole tornare ad avere un ruolo, parliamo alle donne la cui importanza viene di solito sbandierata ma mai adeguatamente sostenuta e valorizzata.

E a quel pezzo di paese, rimasto senza interlocutori in questi ultimi tempi, che nonostante le assenze e le disattenzioni della politica si è rimboccato le maniche garantendo tenuta sociale, comunità, impresa, lavoro, relazioni territoriali.

Per la coalizione di centrodestra questo risultato impone un ritorno alle urne e le dimissioni di Conte, lei è d’accordo?

Per nulla. Questo è il gioco del centro destra e, anzi, della destra salviniana, non il nostro. Ad agosto un signore da una discoteca minacciava sfracelli, rischiando di mettere il Paese fuori gioco su tutti i tavoli. Noi siamo quelli che lo hanno fermato riportando la crisi politica nell’alveo della democrazia parlamentare perché questo Paese non fosse consegnato a logiche devastanti. Le pare che potremmo subire queste logiche adesso? Se ne facciano una ragione: per noi viene prima l’interesse del Paese e dei cittadini italiani.

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