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Quanto durerà ancora il governo Pd-M5s? Tutti gli scenari possibili

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Quanto durerà ancora il governo Pd-M5s? Tutti gli scenari possibili

Il voto in Umbria, con la sconfitta dell’alleanza civica Pd-M5s a tutto vantaggio del centrodestra, ha gettato la maggioranza di governo nel caos, e ora l’ipotesi di elezioni anticipate sembra non così remota.

La stessa linea del Quirinale, trapelata nei giorni scorsi, prevede che l’unica formula possibile, in caso di crisi di governo, sia quella del voto anticipato. Ma in questo momento politico delicato, le variabili in campo sono molte, e altrettanti sono gli scenari che ne potrebbero derivare.

Un passaggio fondamentale da tenere in considerazione se parliamo dell’eventualità delle elezioni anticipate è quello dell’approvazione della manovra economica 2020, che va fatta entro i prossimi 2 mesi, il 31 dicembre 2019. Senza l’approvazione definitiva si entra nel regime di esercizio provvisorio, ipotesi considerata negativa sia dal Colle che da tutte le forze politiche, oltre che bocciata da Bruxelles e dai mercati. Fino a quel giorno l’ipotesi di una crisi del governo sembra essere remota: i partiti di maggioranza cercano di tenere bassi i toni dello scontro e di trovare consenso sulle misure economiche da mettere in campo.

Quali sono gli step della manovra di bilancio? Il testo dovrebbe avere il via libera del governo e approdare alle Camere entro la prossima settimana, e da allora comincerà la cosiddetta sessione di bilancio che solitamente dura circa un mese e mezzo.

In queste settimane, sono tanti i decreti in scadenza che attendono la conversione da parte delle due Camere. Si tratta del dl fiscale, di quello sulla scuola, del decreto sulla ricostruzione delle zone terremotate del Centro Italia. Ci sono due mesi di tempo per convertirli in legge ma questo può avvenire anche a Camere sciolte, e dunque questo non sarebbe un ostacolo al voto anticipato.

Una delle variabili più influenti sulla fine della legislatura e le elezioni anticipate è quella del referendum sul taglio dei parlamentari. La caduta del governo e le elezioni anticipate potrebbero far slittare di 5 anni l’entrata in vigore della riforma voluta dal M5s e votata in via definitiva a larghissima maggioranza l’8 ottobre, pubblicata in Gazzetta ufficiale il 12 ottobre.

L’articolo 138 della Costituzione prevede che possa essere chiesto un referendum costituzionale sulla riforma entro tre mesi dalla pubblicazione. In questo caso il tempo scade il 12 gennaio 2020. Se entro quella data si sciogliessero le Camere, la riforma non sarebbe applicata alle elezioni anticipate e dunque alle prossime elezioni i seggi totali sarebbero ancora 945 e non 600.

Se il referendum fosse chiesto entro il 12 gennaio 2020 ma il governo cadesse prima del voto referendario, comunque si andrebbe a votare con i “vecchi” numeri, poiché l’iter della legge di riforma non sarebbe compiuto ed essa non potrebbe essere applicata.

Per il referendum si dovrebbero dunque attendere le elezioni e solo dopo altri cinque anni, (o comunque alla fine della prossima legislatura) e solo in caso di sì al referendum, si potrebbero eleggere 600 parlamentari invece che 945.

Se dovesse esserci il sì al referendum e venisse approvata definitivamente la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari, servirebbero comunque altri due mesi di tempo, come prescrive la riforma stessa, affinché il governo proceda con la ridefinizione dei collegi elettorali.

Un’incognita sulla crisi di governo è rappresentata dalle elezioni in Emilia Romagna, dove si voterà a inizio anno, il 26 gennaio 2020. Dal voto in Emilia potrebbe arrivare una indicazione forte all’esecutivo, in un senso o nell’altro. Se i partiti di maggioranza venissero bocciati dalle urne, come successo in Umbria, il governo potrebbe subire uno scossone, mentre in caso contrario potrebbe ricevere un input favorevole.

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