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Nel testo del Dpcm scompare la parola “sindaci”: come Conte si è salvato dalla trappola dem

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 13:34 Aggiornato il 20 Ott. 2020 alle 14:28
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Immagine di copertina

Nella conferenza stampa dell’altro ieri il premier Giuseppe Conte ha compiuto un errore – dice bene Giulio Cavalli – che è sintomatico del clima di incertezza, parlando chiaramente di “responsabilità dei sindaci” nel chiudere vie o piazze che potrebbero essere occasione di assembramento. Il proposito in sé ha le sue ragioni, sentiamo da anni ripetere che gli amministratori locali sono tutti bravi, efficienti, conoscono il territorio e chi meglio di loro potrebbe avere contezza di ciò che accade nelle loro città. Ma se decidi di responsabilizzare i sindaci e gli chiedi di farlo senza dare i mezzi diventa tutto molto complicato.

Una decisione che ha esposto il premier a tensioni e polemiche e che ha portato a quello che il ministro per gli Affari regionali Boccia ha definito “uno smussamento”. Nella versione finale del Dpcm, infatti, sparisce la parola “sindaci”, non è ben chiaro dunque chi avrà il potere di chiudere bar, piazze e strade. I sindaci? I presidenti di Regione? I prefetti? Tutti e nessuno. È un compromesso che evita un conflitto istituzionale senza precedenti e salva Conte dal linciaggio pubblico.

“Il governo ha voluto scaricare la responsabilità del coprifuoco sui sindaci: non è possibile che siano i sindaci a chiudere le piazze e le vie della movida. I sindaci non possono controllare, per questo abbiamo preteso che sparisse dal testo del Dpcm la parola sindaco”. Lo ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci, parlando a Radio Capital. “Non ci piacciono le ordinanze-spot: se non possono esserci controlli, la norma è priva di senso. È stata commessa una scorrettezza istituzionale, non parteciperemo più a riunioni di regia perché tanto la presenza dei sindaci è inutile. Si incontrano i ministri con i presidenti di regione e decidono in autonomia. Il governo decide senza tener conto delle esigenze locali”. ha aggiunto Decaro.

“Abbiamo considerato una scorrettezza istituzionale approvare una norma di cui non si era discusso”, ribadisce  Decaro a proposito del nuovo Dpcm. “I sindaci non si sottraggono alle responsabilità – ha detto Decaro – ma a noi è sembrato inserire quella norma nel decreto senza dire nulla ai sindaci un modo per scaricare la responsabilità del coprifuoco sui sindaci davanti all’opinione pubblica e devo dire l’effetto è arrivato perché da stamattina i cittadini ci chiedono quali sono le aree che dobbiamo chiudere”.

La notte dei veleni

Secondo una ricostruzione del Giornale, la decisione di affidare ai sindaci la “responsabilità” di eventuali coprifuoco è arrivata dopo una notte di veleni. Secondo il quotidiano, è una delegazione dei ministri Pd, guidata da Dario Franceschini, che impone al premier di affidare ai primi cittadini poteri e responsabilità in questa fase delicata della risalita del contagio. Conte cede. Accetta. Ma finisce in una trappola preparata dei dem. Quello che accade dopo è ormai storia, la levata di scudi dei sindaci delle maggiori città italiane è nota. Sono ore tese nelle stanze di Palazzo Chigi.

Conte chiede ai ministri Pd di intercedere con i sindaci per frenare l’attacco congiunto e al contempo minaccia di vuotare il sacco e scaricare su Dario Franceschini la colpa. È a questo punto che entrano in scena i due ministri facilitatori: Francesco Boccia (Affari regionali) e Luciana Lamorgese (Interno). I due ministri lavorano a una mediazione. E si arriva al testo per come lo leggiamo oggi. Conte è salvo.

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