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Bufera sul sottosegretario Delmastro: era socio di un ristorante con la figlia di un condannato per mafia

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Andrea Delmastro, 49 anni, sottosegretario alla Giustizia. Credit: AGF

La maggioranza del locale fa capo alla figlia di Mauro Caroccia, ritenuto dai giudici un prestanome del clan Senese. L'esponente di Fratelli d'Italia si difende: "Quando l'ho scoperto, ho venduto le mie quote". Opposizioni all'attacco. Coinvolti anche altri tre membri del partito in Piemonte

Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia e importante deputato di Fratelli d’Italia, è al centro di un nuovo caso che lo mette in imbarazzo. Un’inchiesta del Fatto Quotidiano, firmata dal giornalista investigativo Andrea Nerazzini, ha scoperto infatti che fino a poche settimane fa il politico era socio di un ristorante insieme alla figlia di un imprenditore condannato per aver agevolato la mafia a Roma.

Tra i soci che hanno recentemente liquidato le loro quote ci sono anche altri tre esponenti di Fratelli d’Italia, tutti piemontesi come Delmastro.

Il locale in questione è “Bisteccherie d’Italia”, in via Tuscolana 452 a Roma. Il ristorante appartiene alla società “Le 5 Forchette srl”, costituita a Biella il 16 dicembre 2024 da sei soci. Al momento della costituzione, Delmastro aveva il 25% delle quote societarie, mentre un 5% era detenuto dalla vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino (FdI), un 5% dal segretario provinciale di FdI a Biella Cristiano Franceschini, un 5% dal consigliere regionale dei meloniani Davide Eugenio Zappalà e un 10% da una donna di nome Donatella Pelle, impiegata. Il restante 50% della società faceva capo all’allora 18enne Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, oggi in carcere per una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante dell’associazione mafiosa.

Secondo i giudici, l’uomo – che viene da una famiglia di ristoratori – ha fatto da prestanome per gli affari criminali del clan di Michele Senese, detto ‘O Pazz, boss della Camorra, tutt’ora tra i più potenti mafiosi di Roma sebbene sia in carcere dal 2013 per omicidio.

Mauro Caroccia viene arrestato nell’estate del 2020 nell’ambito di un’operazione contro il clan Senese denominata “Affari di famiglia”. All’inizio del 2022 arriva la condanna in primo grado, ma nel febbraio 2023 la Corte d’appello della capitale assolve Senese dai reati contestati (tra cui estorsione, usura e riciclaggio) e fa quindi cadere l’aggravante mafiosa per tutti gli altri imputati, tra cui Caroccia, che così torna in libertà.

Nell’aprile 2025 l’imprenditore annuncia sui social l’apertura del ristorante “Bisteccherie d’Italia”, di cui sono soci Delmastro e gli altri, con la giovanissima Miriam Caroccia in qualità di amministratrice unica.

Nel frattempo, tuttavia, la Cassazione annulla la sentenza d’appello e fa ripartire il processo dal secondo grado: i giudici dell’appello-bis condannano Senese e ripristinano l’aggravante mafiosa per Mauro Caroccia e gli altri imputati. Il verdetto è confermato dalla Suprema Corte il 19 febbraio scorso: Caroccia rientra in carcere.

Pochi mesi prima della condanna definitiva, nel novembre 2025, Delmastro ha ceduto il suo 25% del ristorante a una società da lui stesso controllata al 100%, la G&G. Poi, lo scorso 27 febbraio, otto giorni dopo il verdetto della Cassazione, il sottosegretario vende la quota alla socia Donatella Pelle. Nei giorni seguenti, anche gli altri esponenti di FdI si liberano delle proprie partecipazioni, cedendole tutte a Miriam Caroccia.

Interpellato sulla vicenda, Delmastro si difende così: “Si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che si scopre essere ‘la figlia di…’ Nel momento in cui l’ho scoperto, ho lasciato la società e l’ho fatto per il rigore etico e morale che mi contraddistingue”. “La mia storia antimafia – aggiunge il sottosegretario – è chiara ed evidente: il mio livello di scorta non nasce per altri motivi se non per la mia battaglia contro la mafia”.

Delmastro lo scorso anno è stato condannato in primo grado a 8 mesi per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio per aver passato informazioni riservate al deputato Giovanni Donzelli (anche lui FdI) a proposito del caso giudiziario dell’anarchico Alfredo Cospito.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta del Fatto Quotidiano, il Partito Democratico ha chiesto formalmente alla presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo (anche lei di Fratelli d’Italia) di acquisire gli atti che riguardano la vicenda.

Per il Movimento 5 Stelle, le parole del sottosegretario sono “disarmanti”. “Non è minimamente credibile – sostengono i membri pentastellati in Antimafia – che una ragazza di 18 anni agisca da sola come amministratore unico con il 50% delle quote di una società, è evidente che dietro di lei si muove il ben noto gruppo familiare. Delmastro vuole dirci di essersi accorto solo dopo una sentenza definitiva che Miriam Caroccia è figlia di? La vicenda giudiziaria della famiglia Caroccia e del clan Senesi andava avanti da anni, se il sottosegretario alla Giustizia fa un’affermazione del genere c’è da chiedersi in che mani sia la Giustizia italiana”.

Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi, in una nota, dichiara: “Siamo rispettosi del lavoro che sta svolgendo la magistratura, quella a cui Fratelli d’Italia cerca di spuntare le armi, perché, se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Nel mentre, la Presidente del Consiglio non ha nulla da dire?”.

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