La Camera approva il Decreto Sicurezza: la destra intona l’inno di Mameli e le opposizioni si uniscono
In apertura di seduta dai banchi del centrosinistra era partito il canto "Bella Ciao". Intanto il Consiglio dei ministri ha varato un decreto correttivo che accoglie i rilievi del Colle sui rimpatri volontari
Il decreto sicurezza è stato convertito in legge. Una settimana dopo il Senato, anche la Camera ha approvato il contestato pacchetto di norme varato dal Governo Meloni con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. Quasi in contemporanea, il Consiglio dei ministri, in una riunione lampo durata pochi minuti, ha licenziato un decreto bis che contiene alcuni correttivi alla legge di conversione, accogliendo i rilievi del Quirinale, in particolare sulla norma che prevede un premio per gli avvocati che assistono gli stranieri nelle procedure di rimpatrio volontario.
Al momento del voto, i deputati di Pd, Movimento 5 Stelle e Avs e hanno esposto polemicamente cartelli con la scritta: “La nostra sicurezza è la Costituzione”. La seduta si era aperta con le stesse opposizioni che si sono alzate in piedi e, proprio alla vigilia della Festa della Liberazione, hanno intonato il canto partigiano “Bella Ciao”.
A questa dimostrazione i deputati di Fratelli d’Italia hanno risposto, poco prima del voto finale, intonando l’inno di Mameli. Ma, un po’ a sorpresa, le opposizioni si sono unite, alzandosi in piedi e cantando a loro volta l’inno nazionale.
Gli unici a rimanere seduti sono stati i deputati della Lega e i ministri Matteo Piantedosi (Interni) e Salvini (Infrastrutture e Trasporti), che erano ai banchi del governo. “Siamo qua per il Decreto Sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano Bella Ciao, mi sembra una mancanza di rispetto”, ha commentato Salvini.