Crisi di governo, gli scenari dopo le dimissioni di Conte

Dall'esecutivo M5S-Pd alle elezioni anticipate: ecco cosa può accadere dopo il passo indietro del premier

Di Donato De Sena
Pubblicato il 20 Ago. 2019 alle 18:52 Aggiornato il 20 Ago. 2019 alle 19:10
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Crisi di governo, scenari dopo le dimissioni di Conte

La crisi di governo e le dimissioni di Giuseppe Conte aprono nuovi scenari sulla guida del Paese che verrà. Irrimediabilmente compromessa la convivenza tra Movimento 5 Stelle e Lega, per la formazione di una nuova maggioranza di governo si guarda dall’altra parte dell’emiciclo, dove siedono, Pd, +Europa, Leu.

Il governo M5S-Pd

L’ipotesi più accreditata per la successione all’esecutivo gialloverde riguarda un’intesa possibile tra M5S e Partito Democratico, con Matteo Salvini destinato a finire all’opposizione. Non c’è nessuna trattativa ufficiale per raggiungere l’intesa, ma i negoziati segreti tra pentastellati e Dem, stando a quanto riportato dai retroscenisti sarebbero iniziato da giorni. Ad essere coinvolti sarebbero anche i big, sia quelli vicini al segretario Pd Nicola Zingaretti che a Matteo Renzi, maggioranza e minoranza. Si muovono Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Andrea Orlando, e i capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci.

L’intesa tra M5S e Pd, impensabile qualche settimana fa, potrebbe ottenere anche l’appoggio di Leu e di gruppi centristi come +Europa. È la mossa più volte denunciata in Aula oggi da Matteo Salvini, che ha aperto la crisi chiedendo elezioni anticipate. “Se qualcuno da settimane, se non da mesi, pensava a un cambio di alleanza, molliamo quei rompipalle della Lega e ingoiamo il Pd, non aveva che da dirlo. Noi non abbiamo paura”, ha detto il ministro al Senato ad inizio intervento. E ancora: I ministri della Lega sono “gente libera che risponde solo e soltanto alla popolo italiano, non alla Merkel o a Macron” gente che ha “una idea di famiglia e di figli, che hanno una mamma e un papà, e buon lavoro con il partito di Bibbiano”.

IL DISCORSO DI CONTE IN AULA AL SENATO

Il governo giallorosso è una delle ipotesi circolate anche nei giorni dell’impasse istituzionale dopo le Politiche 2018. Il M5S un anno e mezzo propose un’intesa sia al centrodestra che al Pd. Ma la trattativa con i Dem non ci fu per il veto di Matteo Renzi, che oggi è favorevole all’intesa ed è pronto a far valere il suo peso nei gruppi parlamentari. Zingaretti, molto più cauto di Renzi, finora ha sempre detto di preferire le elezioni anticipate e comunque di voler sostenere solo un governo “forte”, ma il Pd è pronto ad accettare l’ipotesi. Anche Beppe Grillo che domenica ha incontrato i big M5S a Bibbona ha aperto a una collaborazione con i Dem. Soluzione che sembra gradita anche all’esercito di parlamentari pentastellati che temono di tornare a casa.

Il governo “Ursula”

Secondo scenario è quello della nascita di un governo meno politico guidato da un tecnico di alto profilo. In questi giorni sono circolati i nomi dell’ex presidente dell’Anac Raffaele Cantone, dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, dell’ex ministro del Lavoro ed ex presidente Istat Enrico Giovannini, dell’economista Carlo Cottarelli.

Si tratta dell’idea lanciata due giorni fa dall’ex premier Romano Prodi: una coalizione “Ursula” dal nome di Ursula Von Der Leyen, la neopresidente della commissione Ue eletta anche con i voti di Pd, M5S e Forza Italia. Secondo questa ipotesi ci sarebbe un allargamento dello schieramento M5S-Pd a una parte del centrodestra. E il governo non durerebbe il tempo di una manovra, solo per accompagnare il Paese al voto a inizio 2020.

In questo caso dovrebbe esserci un patto di legislatura “alla tedesca”, un’idea che non dispiace a Forza Italia e a storici esponenti come Gianni Letta. I forzisti potrebbero anche garantire un appoggio esterno.

Il governo Conte-bis

Terzo scenario è quello di un governo Conte-bis. È la soluzione invocata a gran voce dagli attivisti del Movimento 5 Stelle in piazza, all’esterno di Palazzo Madama, a pochi minuti dall’annuncio di dimissioni del premier. Ma dal Pd sono arrivate parole di chiusura. “Il suo governo ha fallito ma il presidente del Consiglio lascia con stile”, ha detto Renzi oggi. E Zingaretti: le parole di Conte sono “da apprezzare” ma c’è il “rischio di una autoassoluzione”. Per questo “qualsiasi nuova fase politica non può non partire dal riconoscimento di questi limiti strutturali di quanto avvenuto in questi mesi”.

Eppure nessuno nel Pd esclude categoricamente l’ipotesi di un Conte-bis. Anche lo stesso Renzi, intervistato a SkyTg24 al Senato, ha evidenziato che “decide il presidente della Repubblica” ed è prematuro fare i nomi su chi potrebbe guidare il prossimo governo.

Le elezioni anticipate

Infine, lo scenario delle elezioni anticipate. In assenza di un’intesa, verrebbe premiata la strategia di Matteo Salvini, che ha rotto l’alleanza di governo per arrivate al voto in autunno e capitalizzare l’ampio consenso che la Lega ha ottenuto nel Paese. A quel punto sarebbe il Carroccio a finire al centro del dibattito politico. In alleanza con Forza Italia e Fratelli d’Italia, ricostruendo la vecchia alleanza, il centrodestra a trazione salviniana potrebbe conquistare la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato. Secondo i sondaggi delle ultime settimane la Lega da sola raccoglierebbe oggi alle urne di un consenso superiore allo straordinario 34 per cento raccolto alle Europee di maggio. Le date considerate probabili per Politiche sarebbero domenica 27 ottobre o 3 novembre. La partita è aperta. La parola passa al Quirinale.

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