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Coronavirus, Salvini insiste: “Altro che sciacallo e untore. Gravissime colpe del governo”

In Italia lo scontro sull'epidemia diventa politico

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 2 Feb. 2020 alle 12:35
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Immagine di copertina
Matteo Salvini Credit: Ansa

Coronavirus, Salvini insiste: “Gravissime colpe del governo”

Il leader della Lega Matteo Salvini torna a fare polemica sul Coronavirus: “Se qualcuno avesse controllato prima, non saremmo arrivati qua. Poi lo sciacallo sono io. L’untore è Salvini. Se avessimo avuto un governo più efficace e tempestivo avremmo avuto qualche preoccupazione in meno”, dice durante una diretta Facebook. 

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Coronavirus, le frasi di Salvini

Già venerdì 30 gennaio aveva detto: “Se mangerei ‘cinese’ stasera? Fortunatamente ceno con mio figlio a casa. Domani? Sarò a Vignola e si mangia emiliano. Dopodomani sarò a Firenze e si mangia toscano”. Matteo Salvini, dopo la riunione del Consiglio federale della Lega si esercita ancora sull’epidemia di coronavirus e parte nuovamente all’attacco Palazzo Chigi  sulla gestione dell’epidemia: “Qualcuno nel governo ha perso tempo e ha sottovalutato quanto stava avvenendo”.

Le reazioni

Una prima risposta all’attacco di Salvini arriva dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “ll provvedimento di ieri, il divieto di traffico aereo, ma anche quello di questa mattina, non avremmo assolutamente potuto adottarli prima. Per la semplice ragione che ancora ieri l’Oms ha dichiarato l’emergenza globale e ancora ieri noi abbiamo accertato i primi due casi in Italia. Il divieto di traffico aereo ha grandi implicazioni di ordine politico, economico e sociale. Non era assolutamente adottabile prima”.

Altre reazioni alle dichiarazioni di Salvini non si sono fatte attendere. Con toni e modi diversi. Beppe Sala, sindaco di Milano, al contrario di Salvini non ha timore dei cinesi e del loro cibo. “La prossima ‘Colazione col sindaco’ la farò domani in Sarpi”, il quartiere milanese dove risiede la più folta comunità cinese della città. Osserva Sala: “Sembra ci sia anche un po’ di psicosi”.

E questo spiega la sua scelta di organizzare l’incontro periodico con la cittadinanza nella Chinatown milanese “per dare anche segno di tranquillità”.

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