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Giarrusso (M5S) a TPI: “La nostra crisi? Colpa dello strapotere di Conte nel governo. Di Maio lì non conta”

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 29 Ott. 2019 alle 13:22 Aggiornato il 11 Nov. 2019 alle 12:57
Immagine di copertina
Il senatore Mario Michele Giarrusso. Credit: ANSA

Conte contro Di Maio. Com’era prevedibile il risultato delle elezioni in Umbria ha avuto ricadute anche nel Movimento 5 Stelle. Sul tema TPI ha intervistato il senatore pentastellato Mario Michele Giarrusso.

Il blog delle Stelle dichiara fallito l’esperimento del patto civico. Secondo lei quali sono gli errori che hanno portato a questo risultato?

L’errore in Umbria è stato quello di non avere dato retta ai cittadini e ai portavoce locali, che erano tutti certi del fallimento. Proprio per questo non sono stati consultati. È stata un’operazione organizzata dall’alto senza nessun confronto.

Quali ricadute può avere il voto umbro sugli equilibri del governo?

Le ricadute ci sono. È evidente che il nostro elettorato non gradisce un’alleanza con il PD. Sicuramente paghiamo una composizione del governo molto scadente a livello qualitativo, scarsa numericamente e non rispettosa degli equilibri delle forze in campo: non è possibile che siamo in minoranza in Consiglio dei Ministri, 10 ministri contro 11, quando la Lega aveva soltanto 7 ministeri. C’è stata una svendita, uno strapotere di Conte ingiustificato. Conte farebbe bene a ricordare che non ha un solo parlamentare nelle Camere.

Tra i dati incontestabili c’è sicuramente il tracollo del M5S. C’è un problema di identità da recuperare per il Movimento?

C’è un problema di perdita di identità: si scelgono persone che non hanno nessuna storia nel Movimento e che rappresentano il trasformismo, la partitocrazia, i collegamenti con gente condannata per corruzione addirittura nella veste di ministri.

Quando si scelgono persone senza arte né parte per costruire una squadra di governo è evidente che crolla l’immagine del Movimento, non è il Movimento per il quale ci siamo battuti, non è quello che volevano i cittadini.  È un’altra cosa e chi vuole fare un’altra cosa è bene che vada a farla da un’altra parte e non a spese dei cittadini che ci hanno votato. Questo deve essere chiaro a tutti e sarà più chiaro nei prossimi giorni.

Tra i molti retroscena degli ultimi mesi c’è anche una fronda interna contro la leadership di Di Maio. Ritiene che sia passato il suo tempo come “capo politico”?

No, non c’è una fronda interna. C’è un crollo della leadership: Di Maio ormai è asserragliato con i suo fedelissimi, con cui controlla posizioni di rilievo, ed è evidente da come viene trattato da Conte che non lo consulta nemmeno per nominare il commissario europeo Gentiloni. Un fatto gravissimo, che noi abbiamo saputo dopo avere dato la fiducia. Se lo avessimo saputo prima, non l’avremmo votata.

Il governo Conte bis sembra non avere ancora un suo radicamento riconoscibile: come giudica lo stato di salute dell’alleanza nazionale?

Uno stato di salute molto precario perché collegato alla crisi della leadership e alla nostra irrilevanza. Non abbiamo la visibilità dei nostri ministri come nel governo precedente, quando c’erano attivisti della prima ora, riconoscibili sui territori, che avevano qualificato la loro attività politica con battaglie nel Movimento e sui nostri temi più cari come l’acqua e la salute. Invece adesso abbiamo oscuri personaggetti accomunati dalla fedeltà a questo o a quello.

Alcuni addirittura scrivono di un possibile ripensamento e ritorno tra le braccia di Salvini. La vede un’ipotesi realistica?

Mi sembra un’eventualità assolutamente improbabile. Poi il futuro non è certo per nessuno.

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