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Home » Politica

Calo dei consensi per Conte: dopo il no al Mes, il premier costretto alla “verifica” che può comprometterlo

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Conte, calo dei consensi portato dalla seconda ondata

Dopo l’enorme consenso ottenuto nei primi mesi di epidemia, Giuseppe Conte subisce il più pesante crollo di fiducia da parte degli italiani da quando è alla guida del governo giallo-rosso. A rilevarlo è uno studio commissionato a un istituto di ricerca italiano da investitori internazionali che operano nel comparto assicurativo e riportato dal Corriere della Sera. Secondo il report che lo accompagna, la narrazione di Conte “non sembra convincere più i cittadini, che nel quotidiano affrontano una realtà diversa da quella che viene loro rappresentata”. L’indice di fiducia nel primo ministro perde 3,8 punti percentuali rispetto a dieci giorni fa, con un “minimo storico” del 40 per cento.

L’arrivo della seconda ondata ha sicuramente contribuito ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni, che si sono mostrate ancora impreparate a prendere di petto la pandemia, nonostante abbiano avuto tempo per evitare i caos organizzativi di queste ore. E l’indecisione su temi importanti come la scuola o gli orari di apertura e chiusura delle attività commerciali lascia disorientata l’opinione pubblica, che non sa a chi affidarsi per ottenere informazioni e, soprattutto, rassicurazioni. Le conferenze stampa a reti unificate non bastano più. Perché di misure ne sono state illustrate già abbastanza.

In particolare, spiega Verderami, colpisce il “deficit di gestione delle quattro T”: tamponi, tracciamenti, terapie intensive e trasporto pubblico. Motivo per cui il leader del Partito Democratico Nicola Zingaretti, che gode del 19 per cento di preferenze nei sondaggi, spinge il capo dell’esecutivo a un “cambio di passo”, ancor più dopo le dichiarazioni rilasciate dal premier in conferenza stampa domenica 19 ottobre a Palazzo Chigi, quando, rispondendo alla domanda di TPI, ha dichiarato che il Mes è “poco vantaggioso” rispetto ai rischi che comporta.

Come osserva Verderami sul Corriere, l’azione del premier è risultata “incomprensibile e gratuita” agli occhi dei dem e ha riposizionato Conte su visioni affini alla sua prima esperienza di governo, quella giallo-verde, perché sia i grillini che la Lega sono contrari a richiedere l’attivazione del Meccanismo Europeo di Stabilità per il rischio legato allo “stigma” e alle possibili richieste che l’Europa potrebbe avanzare in futuro, nonostante le rassicurazioni. Le reazioni del centrosinistra non sono tardate ad arrivare, con Renzi e Zingaretti pronti a chiedere un “chiarimento definitivo” dopo gli stati generali convocati dal M5S a inizio novembre. Così, dopo una giornata di polemiche, il premier ha dovuto chiamare gli alleati e accettare la verifica “per il patto di fine legislatura”, quella che avrebbe preferito evitare. Perché senza la protezione del gradimento dell’opinione pubblica, questa potrebbe portare alla fine della sua esperienza solitaria alla guida dell’esecutivo.

Leggi anche: 1. La Lombardia chiede il coprifuoco / 2. Ats Milano: “Non riusciamo più a tracciare i contagi” / 3. Covid, in Lombardia e Campania più del 10% di tamponi positivi / 4. Nuovo Dpcm, Conte a TPI: “Mes? Non è la panacea, ci sono rischi. Ora vantaggio sarebbe contenuto”

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