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Calabria, a Soverato il nuovo Patto del Nazareno: il sindaco unisce Pd e Forza Italia

Di Alessia Bausone
Pubblicato il 28 Ott. 2020 alle 18:11 Aggiornato il 28 Ott. 2020 alle 18:12
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Immagine di copertina
Il sindaco di Soverato Ernesto Alecci Credits: Facebook

Tutta Italia conosce Soverato, la perla dello Jonio in provincia di Catanzaro, come meta vacanziera per eccellenza: luogo di ritrovo di giovani e meno giovani desiderosi di staccare la spina durante i periodi estivi e godersi spiagge e panorami mozzafiato. Molti meno, invece, conoscono i protagonisti della politica soveratese, che per un intreccio di casualità e fine strategia da qualche tempo sono al centro dell’intero scenario regionale calabrese grazie ad alcuni “laboratori” che ricordano molto quello che fu il Patto del Nazareno tra l’allora segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.

Il sindaco, Ernesto Alecci, è stato enfant prodige e simbolo della “New Generation” di sinistra. Dopo gli studi alla Bocconi di Milano e fino al 2007 è stato coordinatore cittadino della Margherita e venne definito da alcuni il “Rutelli soveratese”. Membro dell’assemblea costituente del Partito Democratico, è il punto di riferimento dell’ex ministro Luca Lotti in Calabria, tanto che quest’ultimo lo indico non più di due anni fa come papabile nuovo segretario regionale.  Poco più di un mese fa è stato rieletto per la terza volta sindaco, ma molti non sanno che il suo “regno” è un monocolore che imbarca tutto l’arco partitico senza distinzioni con una particolare attenzione proprio per Forza Italia.

Il “triplete” elettorale, con o contro il Pd non importa

Lo scorso settembre Ernesto Alecci ha rivinto nella “sua” Soverato con la lista “Cambiamenti” ottenendo il 84,33 per cento dei voti e 4.393 preferenze. Un risultato straordinario frutto, come si è detto, dell’approccio “All in one”. Si sono candidati persone espressioni di tutti i partiti: ad esempio, Daniele Vacca e Rosalia Pezzaniti in quota Pd, Daniela Prunesti, Francesco Matozzo e Maria Rosaria Pellegrino per Fratelli D’Italia, Giusy Altamura per la Lega, Pascasio Matacera per Forza Italia, Serena Del Negro per Italia Viva. Insomma, un gran calderone.

Senza dimenticare che proprio a Soverato, nelle prime due competizioni elettorali (2014 e 2015) con Alecci si candidò l’attuale senatrice ex M5S, oggi Italia Viva, Silvia Vono, ottenendo la prima volta 202 preferenze e la seconda 305 e divenendo assessora agli Affari legali, tributi e ambiente nella sua prima giunta.

Nella prima competizione elettorale nel 2014, con una lista civica chiamata “Verso il futuro”, nata dall’alleanza anche locale tra Partito Democratico e il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, Alecci vinse con il 35,5 per cento e 1.945 preferenze, contro la coalizione Udc-Fi-Fdi al 31,8 per cento ferma a 1745 preferenze.

La prima esperienza di governo si concluse in soli 4 mesi e mezzo, esattamente il 15 ottobre 2014, con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri comunali (4 di minoranza e 3 di maggioranza) che gli bocciarono la delibera sul bilancio. Imperterrito, nel 2015, si ricandidò con la lista “Cambiamenti”, questa volta contro il Partito Democratico, vincendo con il 64,72 per cento dei voti e 3172 preferenze. Al suo fianco alcuni ex sfidanti di centrodestra.

E allora il Pd?

A capeggiare l’opposizione dem in Consiglio comunale nel 2015 c’era allora Francesco Severino, segretario del circolo Pd cittadino e fedelissimo dell’ex presidente della Regione Mario Oliverio, tant’è che venne nominato da quest’ultimo componente della segreteria del capo di gabinetto della sua Giunta.

Dopo l’esperienza nel biennio 2016-2018 di consigliere provinciale del Pd (grazie anche ai voti della maggioranza consiliare), venne poi eletto sindaco del paesino di Santa Caterina dello Jonio nel giugno 2018, dovendo lasciare, quindi, il Consiglio comunale soveratese ed il ruolo di oppositore “soft”.

Nelle more il sindaco di Soverato (ri)aderì pubblicamente al Pd nel gennaio di quell’anno, in tempo per essere candidato, sempre in quota Luca Lotti, al terzo posto del listino bloccato dei dem alle politiche (dopo il martiniano Antonio Viscomi e l’ex ministra Marianna Madia, eletta poi a Roma).

Probabilmente è per suggellare la pax politica che Severino attribuì con decreto del 2019 un incarico dirigenziale esterno (nello specifico, responsabile dell’Area Tecnica del comune di Santa Caterina), con decorrenza 1 gennaio 2019, a Daniele Vacca, fedelissimo di Alecci, allora suo assessore ai lavori pubblici e oggi vicesindaco, recentemente finito, nella sua qualità di albergatore, in un’inchiesta della Guardia di Finanza per mancato versamento al comune di Soverato della tassa di soggiorno.

Dal civismo democratico a quello forzaitalico?

Durante le elezioni provinciali di Catanzaro del novembre 2018 Alecci, da candidato del Pd, lanciò il “civismo democratico”, all’insegna della “apertura e della partecipazione” di sindaci e amministratori locali. Un tentativo di scalata al vertice dell’ente di secondo livello che non riuscì per un solo voto, nonostante l’aiuto arrivato da Forza Italia cercò, invece, di “pugnalare” (con due franchi tiratori) il “suo” candidato, il ventennale sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, con l’intento non tanto celato di tappargli le ali in vista delle elezioni regionali poi tenutesi nel gennaio di quest’anno.

Un favore ricambiato perché, poco più di un mese fa, durante la campagna elettorale per le amministrative soveratesi, Alecci ha “svelato” in diretta televisiva, durante lo speciale elezioni dell’emittente locale S1 Tv, di aver votato alle elezioni regionali per il suo allora vicesindaco, Pietro Matacera, candidato nella lista di Forza Italia che con i suoi 2.211 voti (801 solo a Soverato, il più votato in città) ha contribuito a far raggiungere alla lista dei berlusconiani una percentuale tale da far ri- eleggere come consigliere regionale il coordinatore provinciale di Forza Italia poi divenuto presidente del Consiglio regionale, Mimmo Tallini, giudicato “impresentabile” dalla commissione nazionale antimafia. Chissà cosa ne penserà Nicola Zingaretti, impegnato tramite gli ex parlamentari Marco Miccoli e Stefano Graziano a dare un volto nuovo al “Pd nuovo” in Calabria.

Leggi anche: 1. Il PD in Calabria? Non pervenuto. L’evaporazione politica dei dem tra regionali e amministrative / 2. Meloni ordina la “fuga” dalla Calabria. Tra ‘ndrangheta e Mark Caltagirone: FdI travolta dagli scandali / 3. [Retroscena] Morra rischia di perdere la presidenza della Commissione Antimafia

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