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La destra che disonora il 25 aprile ci insegna una cosa: il fascismo è tornato perché lo abbiamo tollerato

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 25 Apr. 2019 alle 13:06 Aggiornato il 25 Apr. 2019 alle 13:31
Immagine di copertina
Gli ultras della Lazio espongono uno striscione fascista a Piazzale Loreto, Milano. Credit: ANSA

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del 25 aprile in Italia scoppiano roventi polemiche. Una festa divisiva, quella della Liberazione, secondo molti esponenti politici e opinionisti di destra, che non andrebbe celebrata.

Ogni volta che in Italia si cerca di parlare di Liberazione e di fascismo arriva sempre un nugolo di politici e opinionisti che inizia a fare distinguo, a cercare di salvare il salvabile, a difendere “le cose buone fatte dal fascismo” e a buttare fango sull’azione dei partigiani e degli alleati che liberarono il Paese dalla dittatura di Benito Mussolini.

Da molti anni, ormai, assistiamo a una sempre più insistente riscrittura della storia d’Italia e a ogni tipo di giustificazionismo nei confronti dell’ideologia fascista, della dittatura mussoliniana e delle innumerevoli malefatte risalenti a quel periodo storico come, ad esempio, gli omicidi e le incarcerazioni degli oppositori politici che si permettevano di contrastare il regime.

A chi difende il fascismo sembra importare poco il fatto che a quell’epoca non esistesse alcun tipo di libertà di opinione ed espressione che non fosse assolutamente contigua al credo fascista.

Questi strenui difensori del fascismo, però, sembrano tenerci non poco alla propria libertà di espressione e di opinione e da anni strepitano e imperversano su tv e giornali rivendicando il diritto a spargere nefandezze, insulti, bufale e fake news, quello stesso diritto che però non sembrano propensi a voler concedere a chi non la pensa come loro.

Negli ultimi dieci anni soprattutto, in Italia abbiamo assistito a una sorta di riabilitazione di fatto del fascismo e della sua ideologia. Esponenti di chiara estrazione fascista invitati in quasi tutti i salotti tv a esprimere quelle che molti giornalisti e conduttori considerano opinioni meritevoli di un palcoscenico e di un contraddittorio, nonostante siano fondate su disvalori come la discriminazione dei più deboli e delle diversità e foriere di una recrudescente violenza fisica e dialettica.

Quello stesso diritto al contraddittorio che i fascisti sembrano tanto disprezzare se tocca agli avversari viene invece rivendicato, e concesso con tutti gli onori del caso, a chi ben poco apprezza la libertà di espressione e opinione altrui e sarebbe favorevole alla limitazioni delle idee avverse.

E così, in ogni televisione, privata o di Stato, e sui giornali da anni si trovano interviste quasi senza filtro e confronti tra fascisti ed esponenti della società civile che pensano che il fascismo sia un’opinione da non censurare e non un’ideologia malsana da combattere.

Con il passare del tempo le maglie della comprensione sono andate via via allargandosi e tutt’un tratto l’ideologia fascista è tornata in auge e non sono affatto pochi i cittadini, i politici e i personaggi pubblici che sostengono le radici malsane di quell’ideologia apertamente e pubblicamente, senza alcuna remore né vergogna.

Diceva Karl Popper nel suo famoso paradosso: “Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro l’attacco degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti, e la tolleranza con essi”.

E poi, ancora: “In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti; finché possiamo contrastarle con argomentazioni razionali e farle tenere sotto il controllo dell’opinione pubblica, la soppressione sarebbe certamente la meno saggia delle decisioni. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso dei pugni o delle pistole”.

E così, convinti che il rispetto dei valori democratici passasse dalla tolleranza illimitata nei confronti degli intolleranti, quasi senza rendercene conto abbiamo di fatto portato l’ideologia fascista a risorgere dalle proprie mai sopite ceneri.

Il fascismo in Italia è ormai di nuovo alle porte, forse più forte di prima, ed è tornato proprio grazie alla cecità di chi avrebbe dovuto vigilare e contrastare i germi di un’ideologia atroce e che invece ha contribuito a coltivare dando la possibilità a chiunque di poterla esprimere, divulgare, diffondere pressoché senza barriere.

Abbiamo scambiato la libertà di opinione e di espressione per un feticcio senza regole e senza confini dimenticando che, come diceva Popper, non può esistere tolleranza illimitata nei confronti di chi, come i fascisti, la tolleranza non sa nemmeno dove stia di casa.

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E così, continuando per anni a tollerare ideologie malsane e malvagie per paura di essere bollati come antidemocratici e illiberali, abbiamo fatto risorgere il fascismo, quello sì veramente antidemocratico e illiberale, sopprimendo i blandi anticorpi che a fatica avevamo cominciato a creare.

Abbiamo tollerato e coccolato gli intolleranti per paura di apparire antidemocratici e alla fine siamo rimasti sopraffatti proprio da quell’intolleranza che a parole, idealmente, avremmo dovuto contrastare con efficacia proprio per evitare il contagio.

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E ora, ci ritroviamo a domandarci per quale motivo quest’ideologia che abbiamo contribuito a diffondere a causa di un mancato attento contrasto sia tornata a riscuotere così tanto successo in ogni fascia sociale.