Troppa gente in giro? Almeno non venite a dirci che è colpa nostra

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 14 Apr. 2020 alle 10:57
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Credit: Davide Fracassi/Pacific Press via ZUMA Wire/ANSA

Troppa gente in giro? Almeno non venite a dirci che è colpa nostra

Va bene tutto, va bene la crisi, vanno bene le incertezze, va bene la cautela, va bene lo studio che serve per capire e per programmare, però almeno abbiate la decenza di non venirci a dire che tutto questo è colpa nostra. Davvero, no. Ieri l’assessore Gallera – assessore in una Lombardia che è sommersa dai morti e dalle storie dolorosissime di chi si è ritrovato in casa senza tampone e completamente abbandonato, affidando la propria salute e la propria sopravvivenza al destino – ha detto nella sua quotidiana conferenza stampa che i numeri del contagio non scendono perché “la gente si muove ancora troppo”, con una frase da papà che sculaccia i figli discoli piuttosto che da politico classe dirigente che si assume le sue responsabilità.

Colpevolizzare i cittadini e trasformare una crisi sanitaria in un affare di ordine pubblico (ancora, ancora una volta) è la macabra magia di questo tempo in cui si insiste con la narrazione tossica del corridore sulla spiaggia come responsabile unico dei contagi fingendo di non sapere, insistendo nel non voler vedere. Giocarsi la carta dell’indisciplina degli italiani come giustificazione dei fallimenti politici è quanto di più a abietto e infantile ci si possa aspettare da una classe dirigente evidentemente non all’altezza: se nonostante il lockdown in Lombardia i numeri continuano a non scendere, evidentemente significa che le persone che non si sono mai fermate (i dati ipotizzano che sia circa il 30%, che è un numero altissimo) non sono state messe in condizione di lavorare in sicurezza. E questo, per favore, no, non veniteci a dire che è colpa nostra.

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Se nelle case di riposo gli ospiti e gli operatori sanitari hanno dovuto subire un contagio impressionante, la colpa non è degli italiani che passeggiano con il cane. Dai, facciamo i seri, su. Forse sarebbe il caso di cominciare a pretendere di non essere trattati come pazienti ma da cittadini: perché gli altri Paesi europei, che si sono chiusi ben dopo di noi, hanno già comunicato ufficialmente le date della Fase 2? Perché in Francia addirittura ci si prepara alla riapertura delle scuole? Sbagliano? Benissimo, non sarebbe il caso che qualcuno del governo (senza giocare di sponda con gli scienziati che fanno un altro mestiere) ce lo venga a spiegare? Perché nessuno vuole vedere che in Sardegna (solo per fare un esempio) l’84,7% dei contagi è avvenuto negli ospedali o nelle Rsa? No, cari governanti, è troppo facile provare a dirci che “ce la siamo cercata”. È troppo comodo e perfino insultante. Noi restiamo a casa, voi siate adulti, per favore.

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