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Sanremo 2022, le pagelle della seconda serata del Festival

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Credit: Ansa

Sanremo 2022, le pagelle della seconda serata del Festival

SANREMO 2022 PAGELLE – Seconda serata del Festival, con i restanti 13 cantanti in gara saliti per la prima volta sul palco dell’Ariston. In generale le canzoni e il ritmo dello show appaiono sottotono rispetto alla prima serata. Tra le migliori Elisa, Rettore e Irama. E poi a portare scompiglio c’è Checco Zalone, divisivo e geniale, amato e odiato, unico nel suo genere. Super ospite musicale è Laura Pausini, alla sua ennesima partecipazione in questi ultimi Festival, per ufficializzare i nomi dei conduttori del prossimo Eurovision, che si terrà a maggio a Torino: oltre alla ragazza di Solarolo, ci saranno Alessandro Cattelan e Mika.

Sangiovanni 5,5 – Sangio ci regala un’altra hit radiofonica. Per molti aspetti ricorda la sua “Malibù”. “Non volano farfalle. Non sto più nella pelle”. Sangiovanni fa il suo, nulla di diverso da quello che ci saremmo aspettati da questo giovane artista uscito da Amici. Un ritornello che rischiamo di portarci dietro per un bel po’. Teen idol.

Giovanni Truppi 6 – Si presenta in canottiera nera come se fosse a Ostia beach, attirandosi qualche battuta da parte di Amadeus. Il testo è forte, poetico, ma non è certo una canzone facile da assimilare e seguire con attenzione al primo ascolto, almeno per il grande pubblico. Un “alieno” senz’altro poco mainstream, ma si apprezza il tentativo.

Lorena Cesarini 5,5 – Porta sul palco dell’Ariston la sua emozione, ma nel complesso risulta impacciata e non a suo agio. Ci ricorda in prima serata e davanti a milioni di persone che abbiamo ancora tanta strada da fare, quando si parla di razzismo e inclusione. Sincera e commossa, si presenta con un monologo sentito ma troppo lungo. E anche un po’ pesantuccio. Di certo dopo la diafana presenza di Ornella Muti nella prima serata era difficile fare di peggio, o di meno.

Le vibrazioni 5 – Riportano il rock a Sanremo, ma i Maneskin hanno un’altra stoffa. Sarcina prende qualche stecca e in generale non è uno dei loro pezzi migliori, anzi. Apprezziamo la carica e l’energia. Bello l’omaggio a Stefano D’Orazio.

Checco Zalone 7,5 – La sua ironia pungente e fuori dal politicamente corretto piace o non piace. C’è chi lo adora e chi storce il naso, rimpiangendo Fiorello. Il primo sketch sul transessuale è deboluccio, ma solo lui poteva osare e arrivare a dissacrare un capolavoro intoccabile come Almeno tu nell’universo. Demenziale ma a tratti irresistibile, il comico pugliese resta il numero uno nella rappresentazione dell’italiano medio. Molto meglio “Poco ricco” dello pseudo rapper Ragadi, tra le cose più belle di questa seconda serata del Festival. Si ride di cuore quando veste i panni del virologo Oronzo, il cugino di Al Bano (chissà come l’avrà presa). C’è del genio. Si è speso tanto e ha osato. Bravo.

Emma 6,5 – Accompagnata da Francesca Michielin nei panni di direttrice d’orchestra, Emma si commuove dopo aver cantato un bel brano, anche se manca l’effetto “wow”, almeno al primo ascolto. Parte debole, poi tira fuori la sua grinta e la voce, esaltata dall’orchestra. Ruba la scena e riempie il palco come poche, ma la canzone non ha la stessa potenza della sua interprete: troppo “sanremese”.

Matteo Romano 6 – Una bella voce, tenero, solo 19 anni e un viso da bravo ragazzo. Stellina divenuta popolare grazie ai social, non si fa tramortire dalla sua prima volta all’Ariston. Pop, senza troppe pretese, mainstream giovanile. E con un ritornello sin da subito “virale”.

Iva Zanicchi 6 – La sua voce graffiata è patrimonio dell’umanità, tanti giovani di oggi ne devono mangiare di cereali sottomarca per arrivare a certi livelli. Iva fa Iva e il teatro Ariston le regala una meritata standing ovation, che sa di premio alla carriera. A 82 anni l’aquila di Ligonchio ruggisce ancora, accompagnata da un assolo di chitarra rock. Nel complesso la canzone è ferma a qualche decennio fa, polverosa come melodia e arrangiamento.

Donatella Rettore e Ditonellapiaga  7 – Ci si risveglia con “Chimica”: ritmo tamburellante e un ritornello che entra subito in testa. Tra le due interpreti c’è subito, per l’appunto, grande chimica e simbiosi. Piacevole sorpresa. Con un bel po’ di erotismo che non guasta mai: “E le tue labbra sulle mie labbra, la mano sulla coscia incalza”.

Elisa 7,5 – Intonata, bella, fragile, intensa, intima. Torna al Festival dopo averlo vinto 21 anni fa e con questo brano può puntare molto in alto, almeno al podio. Un classico moderno, scritto bene e pienamente nel suo stile. Si presenta con un look total white in stile Carla Fracci che illumina musicalmente una serata più debole rispetto alla prima. Una voce pulita e riconoscibile come poche nel panorama italiano. Non a caso si piazza al primo posto nella classifica generale della sala stampa, scalzando addirittura i favoritissimi Mahmood e Blanco. Al momento la sensazione è che per la vittoria finale se la giochino tra di loro.

Fabrizio Moro 6,5 – Il suo timbro incanta sempre, il testo è molto bello. Una canzone pienamente nelle sue corde, con il rischio di “già sentito” molto forte. Moro fa Moro e per certi versi è un limite. Una ballata romantica interpretata con la sua solita intensità espressiva.

Tananai 4,5 – Il ragazzo appare ancora acerbo per calcare lidi così prestigiosi. Canzone con poche pretese, un invito a non perdersi nell’eros fine a se stesso. Intonazione da rivedere. Si piazza sul fondo della classifica generale insieme ad Ana Mena. Ci sta.

Irama 7 – Al posto della maglia, un centrino fatto all’uncinetto. Lo scorso anno causa Covid lo abbiamo visto solo tramite il video delle prove. Quest’anno torna “in presenza” e porta un brano che convince: può sparigliare le carte nelle zone alte della classifica. Non è dato tra i favoriti della vigilia, e questo per lui può essere un vantaggio. Sa cantare e si sente. Intimo ed evocativo, una ballad come forse da Irama non ti aspetti, abituato a sonorità pop ed elettriche.

Aka7even 5,5 – Lui è un tenerone, gli si vuole bene solo a guardarlo. Ha personalità e domina bene il palco, ma il brano appare piuttosto debole, senza infamia e senza lode, come avrebbe detto il Poeta. Ma può migliorare con il passare degli ascolti, soprattutto in ottica radiofonica.

Highsnob e Hu 6 – C’è di peggio in questo Sanremo, ma anche di meglio. La potenza vocale di lei sovrasta e rischia di lasciare sullo sfondo lui. Pop con una buona dose di originalità. Chiudono con un caldo abbraccio. Puntano ad essere la quota Coma_Cose del 2022.

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