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Il vuoto politico di un leader che cambia outfit come un influencer

Basta felpe (per ora). Adesso Salvini ha una nuova divisa: collo alto e giacca di velluto, come gli intellettuali di sinistra. Il leader della Lega imparerebbe anche a fare il ragù, se servisse a collezionare qualche manciata di voti. Il commento di Giulio Cavalli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 8 Dic. 2019 alle 13:52 Aggiornato il 8 Dic. 2019 alle 13:57
Immagine di copertina
Credit: Matteo Salvini Facebook

Il travestimento di Salvini ormai sta lì, sconcio, senza cambiarsi da settimane: il maglioncino a collo alto, i colori autunnali, le coste, perfino la scapigliatura di chi ha troppo a cui pensare sono il leitmotiv con cui il leader della Lega prova ostinatamente a rivendersi nella sua ennesima interpretazione.

Un politico che nel corso degli anni (molti, tutti a occuparsi solo di politica) è riuscito a essere contro i terroni, amico di Berlusconi, nemico di Berlusconi, contro gli immigrati, amico dei terroni, contro l’Europa, deputato europeo, a favore della laicità dello Stato, fervente simulatore cattolico, contro i grillini, alleato dei grillini, amico di Bossi, nemico di Bossi, amico di Maroni, nemico di Maroni, amico della Nutella, contro la Nutella, sostenitore di “prima i lombardi”, poi “prima i siciliani” poi “prima gli abruzzesi” poi “prima i calabresi” poi “prima i veneti” poi “prima i toscani”.

Ora Salvini è diventato un intellettuale di sinistra con il suo abbigliamento pronto per entrare in scena: i travestimenti sono l’unica sostanza per coprire la mancanza di idee. Eppure non stupisce che il leader della Lega sprechi così tante energie per concentrarsi sulla forma come unico contenuto politico.

Matteo Salvini, ormai da anni, ha scelto di diventare un ostentato termometro delle pulsioni contemporanee, rinunciando completamente a qualsiasi ruolo pedagogico della politica (roba da professoroni, la pedagogia) e spremendosi per cavalcare qualsiasi piccolo afflato di indignazione che corre sul web. Imparerebbe anche a fare il ragù, se servisse a collezionare qualche manciata di voti.

Salvini non è un politico, no, è un interprete (poco credibile) di quello che gli italiani vogliono in quel preciso istante, un sottovuoto spinto pronto a riempirsi (e quindi anche a travestirsi) di qualsiasi ammennicolo che possa tornare utile per essere riconosciuto credibile ed è finito per essere incredibilmente trasformista.

In un quadro politico normale, normalmente attento alla coerenza come elemento di credibilità, il cambio di look di queste settimane del segretario leghista sarebbe l’esatto contrario dell’immagine dell’uomo forte che Salvini vorrebbe dare: come prendere sul serio un uomo agghindato in base all’interesse elettorale? Dove sta il decisionismo di chi vive la politica come una branchia dell’essere influencer?

La domanda resta così, sospesa, senza risposta, in attesa di sapere se sia concesso mangiare Nutella oppure no, aspettando la risposta al prossimo tweet.

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