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Oggi ho rimpianto Razzi: vi spiego perché

Almeno lui lo ammetteva, che si faceva gli affari suoi per tenere il posto. Meglio lui di questi che si spacciano per strateghi e invece sono arpie inchiodate alla poltrona

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 7 Ago. 2019 alle 19:01 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 16:22
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Immagine di copertina
L'ex senatore Antonio Razzi. Credit: Afp/Manuel Romano/NurPhoto

Rimpiangere Antonio Razzi

Oggi mi è venuta voglia di rimpiangere Antonio Razzi. Fermi tutti, lo so, lo so bene che Razzi nell’immaginario collettivo è il traditore che ha regalato il governo a Berlusconi e che si è venduto per un pugno di monete lasciando da parte qualsiasi valore etico e politico, so anche che è riuscito a trasformare la figura del venduto in un’icona popolare con cui riempire i programmi televisivi e da utilizzare come ospite a sorpresa gli eventi mondani. So tutto. Però Razzi, se ci pensate bene, non ha mai finto di essere uno statista, anzi a ben vedere non ha mai nemmeno finto di essere una brava persona: ogni volta che lo intervistavano ammetteva candidamente di avere agito per interesse personale e anche quando si sforzava di dare un significato politico alle sue azioni era talmente poco credibile che gli scappava quasi da ridere.

Era onesto nel dichiarare al mondo che la sua poltrona valesse più di ogni altra cosa, lui che ci era arrivato quasi per caso e che non avrebbe mai scommesso su se stesso, e ci ha chiarito senza mezzi termini che l’autopreservazione è la preoccupazione principale per ogni politico terrorizzato dal dovere tornare a fare una vita normale.

Meglio Razzi di questi che invece tutti i giorni si arrabattano per convincerci che qualsiasi loro gesto in Parlamento (che è sempre l’azione meno disturbante per non mettere in crisi i manovratori) sia figlio di chissà quale elaborazione morale. Vorrebbero apparire degli strateghi e invece sono arpie inchiodate con i denti alla propria poltrona. Hanno la faccia di chi si è ritrovato al governo (ma anche all’opposizione) per una fortunosa concatenazione di eventi e soffrono di vertigini all’idea di poter perdere la gita parlamentare in cui si ritrovano.

Così accade, com’è accaduto oggi in Senato, di sentire parlare gente che non ha nemmeno la minima idea di cosa stia discutendo (significativo l’intervento del grillino Airola che è riuscito a spingere i suoi colleghi a mettersi le mani nei capelli) e rimane questa sensazione che quasi tutti votino ciò che gli garantisce delle serene vacanze ben pagate e senza scossoni.

Accade che il Partito democratico si sieda con la Lega per modificare la propria mozione e farla allegramente votare al partito di quello che (dicono loro) dovrebbe essere il nemico numero uno della democrazia e accade di sentire i dirigenti democratici che ci spiegano che l’hanno fatto per il bene del treno ad alta velocità.

Accade che Di Maio alzi i toni ogni giorno e poi sia un barboncino ammaestrato ogni volta che si tratta di votare. Allora alla fine ti viene la nostalgia della sincerità di Razzi. Almeno lui avrebbe preteso un posto da sottosegretario, se ci pensate.

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