Come spendere i soldi del Recovery Fund? Lo decidano cittadini estratti a sorte (affiancati da esperti)

Di Elisa Serafini
Pubblicato il 24 Lug. 2020 alle 15:56 Aggiornato il 25 Lug. 2020 alle 10:57
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I cittadini francesi della Convention Citoyenne Pour Le Climat. Credit: Facebook

Come utilizzare i fondi del Recovery Fund stanziati a seguito dell’accordo in sede Europea? Se lo chiedono politici, decisori, cittadini. Il tema delle consultazioni è entrato a far parte del dibattito politico già dall’inizio del lockdown, quando abbiamo assistito a una moltiplicazione di comitati tecnici e cabine di regie o i più recenti Stati Generali dell’Economia. Spesso, però, la strategia delle consultazioni si è trasformata in una scusa di delega delle scelte: la politica non decide, scelgono i tecnici, se va bene è merito della politica, se va male, è responsabilità dei tecnici.

Se è vero che le consultazioni sono uno strumento prezioso per il processo formativo delle decisioni di interesse pubblico, le modalità con cui vengono svolte in Italia mancano frequentemente di trasparenza, e sono pensate secondo uno schema molto antico, che presuppone la necessità di intermediazione costante degli interessi. Esiste però una terza via, sperimentata all’estero, che esclude sia la modalità di scelta democratica diretta alla “software Rousseau”, sia quella della totale intermediazione. Si tratta dei modelli di “Assemblee dei Cittadini”, che da oltre un decennio sta prendendo piede in giro per il mondo.

Questi organi decisori vengono costruiti secondo un processo di estrazione di cittadini: sorteggiati in base a specifici criteri di rappresentanza statistica. Gli stessi cittadini vengono invitati a partecipare, ritrovandosi affiancati da esperti di settore, da cui ricevono informazioni e analisi sulle problematiche. Un processo simile ai “jury duty” dei cittadini americani chiamati a giudicare casi giudiziari nelle giurie popolari, o giurati italiani della Corte d’appello d’assise.

Questa rigorosa preparazione consente ai cittadini di dibattere e decidere sulle grandi questioni di interesse generale, dove la politica elettorale si dimostra spesso inadeguata a rispondere.

In Francia alcuni mesi fa, 150 cittadini estratti a sorte sono stati chiamati a far parte della Convention Citoyenne Pour Le Climat, per elaborare proposte contro il cambiamento climatico che saranno probabilmente sottoposte a referendum. L’Irlanda lo ha fatto sulle libertà civili, stimolando un dibattito pubblico che ha condotto due anni fa alla storica legalizzazione dell’aborto e del matrimonio gay. Alcuni stati canadesi hanno istituito delle Citizens’ Assembly sulla discussione di leggi elettorali, il tema dove la politica dei partiti vive un evidente conflitto di interessi. Una regione del Belgio ha addirittura istituito un’assemblea di cittadini estratta a sorte di tipo permanente, con competenze specifiche su cultura, istruzione e ricerca scientifica su cui può elaborare proposte che il parlamento locale è poi obbligato a discutere.

“Possiamo evidenziare almeno due ragioni per cui questo modello è diventato un esperimento di successo su scala internazionale”, spiega a TPI Lorenzo Mineo, coordinatore di Democrazia Radicale, che ha creato il progetto “Politici per caso” per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, con una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede di istituire le Assemblee dei Cittadini, a partire dal tema della ripartenza sostenibile dell’economia.

“Da una parte la selezione casuale garantisce ai cittadini, liberi dalla competizione elettorale, di esprimersi al meglio sul merito della discussione, prescindendo da obiettivi personali e partitici: manca cioè l’inseguimento del consenso, divenuto oggi sempre più volatile e a breve termine, con inevitabili conseguenze in termini di faziosità e demagogia. Dall’altro lato questo strumento risponde alla necessità di adattare la democrazia ai tempi correnti”, sottolinea Mineo.

Il riferimento è a internet e social media, che negli ultimi anni hanno messo a disposizione dei cittadini una grande possibilità di disintermediazione, consentendo loro di esprimersi in tempo reale sull’attualità politica. Un fenomeno che comporta una significativa mutazione sociale, che non trova però corrispondenza in una trasformazione dell’assetto politico delle nostre democrazie.

La destinazione d’uso dei fondi del Recovery Fund potrebbe rappresentare l’occasione giusta per sperimentare l’istituto delle Assemblee dei Cittadini. Intanto la proposta di iniziativa popolare è stata depositata in Corte di Cassazione da Mario Staderini (attivista e già segretario di Radicali Italiani) e Samuele Nannoni, coordinatore dell’Oderal, ente che si batte a sostegno della “democrazia aleatoria”, ricevendo l’endorsement dell’attivista e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato.

Leggi anche: 1. Perché il Recovery Fund non può essere definito il Piano Marshall europeo (di M. Magno) / 2. Con il Recovery Fund si condividono obiettivi e rischi: siamo pronti per gli Stati Uniti d’Europa (di E. Serafini)

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