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Corbyn e la Spd propongono la patrimoniale e smascherano la propaganda dei ricchi

Di Luca Telese
Pubblicato il 9 Dic. 2019 alle 11:41 Aggiornato il 9 Dic. 2019 alle 12:39
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Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken e, a destra, Jeremy Corbyn. Credit: Ansa

Trema, in Germania, sulla patrimoniale, la Grosse Koalition: la Spd che svolta a sinistra, infatti, propone un’imposta sui grandi patrimoni per rilanciare gli investimenti.

E stupisce la durezza della reazione con cui la Cdu fa le barricate contro un’idea di prelievo tutto sommato contenuta. Secondo i socialdemocratici tedeschi, infatti, a pagare dovrebbero essere i contribuenti con un patrimonio netto superiore ai due milioni di euro, che verrebbero chiamati ad erogare una tassa pari all′1 per cento. Su due milioni di patrimonio sarebbero dunque 20mila euro.

L’obiettivo dichiarato della Spd è creare un fondo per sostenere nuovi investimenti da far pesare soprattutto nel campo del welfare e nell’istruzione. Apriti cielo: la risposta è stata un fuoco di cannoneggiamento sui giornali e una pioggia di invettive contro lo “spostamento a sinistra del partito”.

Un coro simile a quello che in queste di oppone a Jeremy Corbyn in Gran Bretagna, definito “comunista” per la sua proposta di nazionalizzazione di alcuni servizi strategici (che in Italia già sono tali, vedi le ferrovie) e ovviamente anche per la bandiera della patrimoniale.

Ovunque, in Europa, servono investimenti contro la diseguaglianza creata dalla crisi, ovunque l’egemonia culturale dei conservatori erige barricate intorno al fortino del “No tasse”.

Persino la condivisibilissima proposta di un provvedimento che limiti le prime case “finte” (in Italia) desta scandalo. Ovunque in Europa la parola d’ordine “No Tax” va letta in realtà per quel che significa davvero: “no tasse per i ricchi”.

Secondo i calcoli della Spd, l’imposta sul patrimonio porterebbe nelle casse dello Stato tedesco 9 miliardi di euro di gettito in più. Ed è interessante il modo in cui il deputato Spd Lothar Binding ha difeso il provvedimento davanti ai suoi militanti: “Non è una questione di denaro, ma di libertà e di solidarietà”.

Questa proposta fa il paio con l’altro nuovo cavallo di battaglia della Spd, la proposta di superare il cosiddetto “freno al debito, ovvero l’architrave che la Germania ha imposto all’Europa in questi anni, sotto il nome di “Rigore”.

E il quadro viene completato dalla proposta di aumento del reddito minimo a 12 euro l’ora: qui da noi in Italia, da molti sindacati viene considerato insostenibile l’aumento a 9 euro.

Il problema è che ovunque in Europa, dopo dieci anni di politiche di vincolo di bilancio i sistemi sociali stanno cadendo a pezzi: infrastrutture, scuole, ricerca, trasporti, ambiente e spesa sociale sono state martoriate da tagli di spesa e aumento di costi.

Ovviamente la Cdu, alleata di governo, soffre. Il segretario del partito, Markus Blume, ulula: “Mai un governo con la barra a sinistra”.

La Germania, il luogo dove è iniziata questa involuzione, il paese che ha imposto ad un intero continente il suo vangelo rigorista, adesso diventa il luogo in cui si cambia marcia.

E il tema è molto semplice: per poter tornare ad investire sul sociale – in Inghilterra come in Italia, come in Francia – è necessario realizzare la prima grande rivoluzione. Quella della battaglia egemonica per ristabilire la realtà: ovvero smascherare la grande menzogna propagandista, la favola dei ricchi che nel “no” del “No tax” si nascondono dietro i poveri per non pagare le tasse che servono ad aiutare i poveri.

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