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La signora “Non ce n’è Coviddi” e il disastro culturale alimentato da certa televisione

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 9 Nov. 2020 alle 17:24 Aggiornato il 10 Nov. 2020 alle 11:39
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Immagine di copertina

Non ce n’è pudore. Un giorno bisognerà scrivere un libro sui danni che una certa televisione ha fatto negli anni e che erediteranno le generazioni successive, danni i cui residui di ignoranza elevata a mito sopravviveranno in un osceno substrato culturale e sociale per lungo tempo. Angela Chianello, la signora “Non ce n’è Coviddi”, è un brillante esempio di come ciò che andrebbe guardato al massimo come un monito viene trasformato in fenomeno di colore dalla lavatrice al contrario della televisione dursiana (quella che centrifuga tutto nell’acqua grigia delle cose sbagliate).

Ma è tornando indietro e ripercorrendo le tappe della sua “ascesa” che si comprende l’oscenità dell’operazione. La Chianello, quest’estate, è un’anonima signora palermitana che va a prendere il sole sulla spiaggia di Mondello. Un’inviata di Non è la D’Urso le fa qualche domanda sul Covid e lei risponde con inflessione siciliana: “Non ce n’è Coviddi, non ce n’è!”. L’inviata le chiede se non ha paura che il Covid torni e lei: “È tutto finito adesso. A settembre ci chiudiamo tutti a casa. Baci da Mondellooo!”.

Una di quelle scene che fanno un po’ ridere e un po’ piangere. Ridere perché quel “Coviddi” storpiato dalla signora con evidenti limiti culturali ha un effetto comico involontario. Piangere perché quell’ignoranza la paghiamo tutti. E perché ci ricorda quanto quest’arretratezza culturale sia radicata e dura da estirpare.

Insomma, la vicenda doveva finire lì, con i meme, un paio di jingle scemi, hashtag e un tormentone di qualche giorno. E invece no, perché la signora della tv e suoi autori decidono che quel pubblico dileggio che non fa bene né alla signora né al Sud Italia sia “merito loro”. E non importa se quel Sud che lei dice di amare non vorrebbe e non dovrebbe essere identificato in una bagnante che fatica a dire Covid e ne nega l’esistenza mentre si spalma la crema solare. L’importante è attribuirsi il merito di aver creato “il mostro” La signora Coviddi l’abbiamo inventata noi un po’ come Baudo con la Cuccarini.

E dunque la D’Urso la invita a Domenica Live. Una, due, tre volte. Viene definita da schede trionfali “fenomeno dell’estate” con la premessa della conduttrice “Amici di Internet, ora impazzirete, ci saranno delle chicche che diventeranno meme!”. Come dire: vedrete che qualche altra perla di ignoranza ce la regala! E ancora: “Milioni di visualizzazioni su Youtube, 200.000 follower! Sto parlando di ‘Buongiorno da Mondello!’. E naturalmente ribadisce: “TUTTO é partito da Domenica Live, il tormentone dell’estate!”, “È diventata una star, un’influencer!”.

Insomma, tutto un ribadire la paternità di questo successo, come se ci fosse qualcosa di cui vantarsi. Come se quella viralità fosse frutto di un talento, di un messaggio educativo, di un buon esempio. E siccome questa tv è particolarmente abile nel passare il messaggio che gente come Angela vada mostrata perché “è il popolo”, “perché noi facciamo la tv che somiglia alla gente”, mentre il reale intento è sfruttare l’ingenua ignoranza di questa gente per sfotterla assieme ai creatori di meme (“Hashtag #nonèladurso!” ricorda più volte la conduttrice mentre la intervista), alla fine la sensazione è quella di vedere la scimmietta sulla spalla della conduttrice.

“Angela, come dici tu, suvenier? (intendendo dire “souvenir”). “Sì Babbara, suvenier!”. Grasse risate. “Vuoi cantare una canzone? Dai!”. Poi la portano al mare, dove l’avevano intervistata. “Angela, possiamo rifare la scenetta?”. “Buongiorno da Mondelloooooo!”. E intanto i selfie con lei, la gente che urla “Quella di non ce n’è Coviddi”, lei che entra in macelleria con la mascherina abbassata e parla col macellaio con la mascherina abbassata, il tutto mentre la conduttrice ride, ride, ride e tutto si tinge di grigia tristezza.

Certo, l’ombra del negazionismo è antipatica e bisogna lavarsi la coscienza: “Angela, voglio che tu dica che il Covid esiste però eh!”, la rimbrotta Babbara. “Certo, io quel giorno… eravamo a mare, ci stavamo divertendo, ho detto così perché a Palermo non avevamo casi, ma in quel momento. Mi dispiace per le persone morte per il Covid!”. Le dispiace per le persone morte, capito? E il piccolo imbarazzo dell’aver dato spazio, luce, popolarità a uno di quei personaggi che negano l’esistenza del Covid per ignoranza, si risolve così.

Del resto, come dice la conduttrice divertita, Angela ora è un’influencer! Senza considerare che proprio qui sta il problema. È una che con la tv e i suoi 180.000 follower può influenzare. Poi la svolta. Grazie a Babbara e alla popolarità che le ha regalato, Angela Chianello oltre a vendere “suvenier” quali portachiavi e magliette con la scritta “Non ce n’è coviddi”, ieri ha potuto girare un bel video musicale.

Un video in cui la signora canta “Non ce n’è non ce n’è!” mentre in Italia muoiono 400 persone al giorno di Covid. E balla con decine di persone, urla “Libertà”, tutti appiccicati, tutti senza mascherina, con la bandiera dell’Italia che sventola e il tag manager di Lele Mora. Insomma, torna da dove tutto era cominciato: “Non ce n’è Coviddi”.

Migliaia di like, commenti, complimenti, insulti, insomma, “influenza”. Un’influenza che è responsabilità di qualcuno. Perché, se crei il mostro, poi può capitare che il mostro scappi dalla gabbia. E, come al solito, la signora della tv passerà al prossimo fenomeno da circo, mentre il disastro culturale conseguenza di queste operazioni lo paghiamo noi. Grazie, Babbara. Il Covid c’è. È il rispetto per chi sta morendo, sta curando, sta sopravvivendo, che manca.

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