Tamponi zero, istituzioni assenti: ma voi vi indignate per la foto dell’aperitivo ai Navigli

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 9 Mag. 2020 alle 12:00 Aggiornato il 9 Mag. 2020 alle 12:19
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Immagine di copertina

La foto dell’assembramento zoomato sui Navigli milanesi è stata spalmata dappertutto e ha ottenuto il suo scopo: il nuovo unguento durante la pandemia è lo scolare nemici facili da dare in pasto all’opinione pubblica (tutta elettrificata nelle sue postazioni digitali) per riempire lo stomaco e trascinarsi verso sera. Così accade che nelle ultime 24 ore la discussione sia stata tutta incentrata su un passeggio sconsiderato (ma molto meno sconsiderato di quello che quella furba immagina avrebbe voluto raccontare) per una via di Milano mentre ci si dimentica ancora una volta che Milano sta nella stessa regione in cui c’è stata una corposa moria di anziani lasciati soli, nella stessa regione che è ultima per il numero di tamponi fatti per numero di abitanti, nella stessa regione in cui milioni di persone hanno continuato a lavorare mentre il virus dilagava, nella stessa regione che da mesi ci intossica con una narrazione trionfalistica e prete per la riapertura.

Non è una questione di lana caprina utilizzare le parole e le energie per rimanere centrati sulle priorità e sulle responsabilità che contano: occuparsi di un gruppo di ragazzotti in riva al Naviglio significa arrendersi alla lente distorta di chi vuole ingolfarci di problemi minimi per non affrontare gli errori strutturali che sono stati fatti e che si continuano a fare. A Milano, così come tutta la Lombardia, ancora non si eseguono i tamponi ai famigliari di persone decedute da settimane: davvero questo non vi fa inorridire più di un’apericena? In Lombardia il presidente Fontana dice di non avere ancora i reagenti per i test, nelle farmacie ancora si fatica a trovare le mascherine, si spinge a riaprire tutto mentre i numeri dei decessi e dei contagi sono ancora altissimi, non c’è nulla da dire su questo?

No, grazie, non riuscirete a convincerci che il Covid-19 ancora oggi sia colpa nostra, non riuscirete a spostare l’attenzione dal peso che hanno le responsabilità istituzionali di chi ha ruoli di governo rispetto all’irresponsabilità (comunque da condannare) di chi esce sotto casa. Volete riaprire tutto ma il vostro riaprire tutto si ferma alle fabbriche e alle catene di montaggio. Riaprite i tamponi, riaprite dei seri tracciamenti, riaprite i dispositivi di protezione e poi, solo poi, ergetevi nel ruolo di paternalisti. Altrimenti suona tutto così goffo, così patetico, così inutile. Fotografate un treno di pendolari al mattino, scoprirete un mondo.

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