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La triste fine di Giulio Gallera, l’assessore del fallimento lombardo

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 8 Gen. 2021 alle 14:11
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

E alla fine Giulio Gallera se ne va. O meglio, viene mandato via, perché lui il coraggio e la dignità nel dare le dimissioni non li ha avuti, attaccato com’era a una poltrona che pensava potesse essere la rampa di lancio per future nomine o candidature.

Aveva sperato di fare il sindaco, quando i suoi puntuali bollettini via web sul Covid in Lombardia gli parevano una vetrina anziché una comunicazione lugubre.

Per un po’, poi, si è pensato di dargli l’assessorato allo Sport pur di toglierlo dal Welfare. Ma uno che gioca a paddle e finisce con trenta punti in testa, che va a fare jogging e non si accorge di essere uscito della proprio Comune durante un lockdown perché “avevo le cuffie”, capite bene che da assessore allo Sport è capace di far installare un pavimento riscaldato sulla pista dell’hockey. O di introdurre il fuorigioco nel nuoto sincronizzato.

Fatto sta che, nonostante l’inadeguatezza della prima ondata, gli è stato concesso di accompagnare la Lombardia anche nella seconda ondata, di arrivare al panettone e pure al brindisi di Capodanno. È toccato a Salvini, ripeto, a Salvini, indossare le corna da bufalo e fare un’irruzione immaginaria nel palazzo della Regione con una delegazione di leghisti da Pontida, per rimuoverlo dal suo ruolo e lasciare che tutto cambi perché nulla cambi.

In arrivo, infatti, Letizia Moratti, una scintillante novità, un nome nuovo: ex presidente della Rai, ex presidente Ubi Banca, ex amministratore delegato di News Corp Europe società che fa capo a Murdoch, ex membro del consiglio di amministrazione di non so quante società, ex sindaco di Milano, ex ministro dell’Istruzione.

Insomma un vento nuovo in Lombardia. Credo aver visto addirittura il Pirellone oscillare, stamattina, per questa ventata di aria fresca.

E anche il resto del rimpasto in giunta sembra promettere bene: Salvini sceglie Alessandra Locatelli alle politiche sociali. La Locatelli, quella che da vice-sindaco di Como vietava ai cittadini di fare l’elemosina ai clochard o mandava le idropulitrici alle cinque del mattino a sparare acqua (incidentalmente, chiaro) su chi dormiva per strada. Lei, alle-politiche-sociali. E a vederlo così fa quasi tenerezza Giulio Gallera.

Sulla sua pagina Instagram, il suo ultimo post sembra una metafora del suo momento: racconta l’abbattimento nel 2019 di un ecomostro, a Cinisello, luogo in cui ora è nata la nuova sede dell’azienda sanitaria. Quasi a suggerire che qualcosa va abbattuto per far risorgere la sanità in questa regione, una regione forse sorpresa dalla sua stessa sgangheratezza durante l’epidemia.

C’è un commentatore che gli scrive: “Ciao Giulio, ti hanno fatto capro espiatorio, ingrati, falsi! Grazie per essere ancora il ragazzo libero dei nostri tempi”. E Gallera mette il like non si sa se all’evocazione dei tempi della gioventù o all’idea che sia lui, quello che ha pagato per tutti.

Da mesi, Gallera, era l’unico lombardo ad essere trattato da appestato pur essendo negativo al tampone. Attilio Fontana, che lo aveva isolato da tempo, ieri lo ha liquidato con un post neppure troppo criptico: “Si conclude una giornata di lavoro, una giornata di verifiche e gratitudine verso chi ha espresso al meglio le proprie competenze e qualità. Molto presto sul campo un team pieno di entusiasmo”.

Dunque, ora sappiamo che quello che abbiamo visto era il meglio delle competenze e delle qualità di Gallera. Pensate se avessimo visto il peggio. Probabilmente ora la Lombardia sarebbe popolata da stambecchi e anfibi.

“Gallera era stanco, ha condiviso l’avvicendamento”, ha aggiunto poi oggi il governatore lombardo in conferenza stampa. Certo, era un problema di stanchezza, con un po’ di melatonina e ginseng poteva risolversi tutto, e invece.

Intanto Gallera, si dice, ha rifiutato un ruolo da sottosegretario, ruolo che dopo l’ultima uscita sui medici in vacanza che non poteva certo far rientrare per i vaccini, era il massimo che gli si potesse offrire. Un’uscita fatale che si è rivelata una sorta di nemesi: alla fine, l’unico che va in vacanza per un tempo indefinito in Lombardia è lui.

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