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Con il lockdown ci sono intere famiglie che non hanno soldi per mangiare. Nell’indifferenza generale

Di Giulio Cavalli
Pubblicato il 27 Mar. 2020 alle 13:10 Aggiornato il 27 Mar. 2020 alle 13:45
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Credit: Lissac/Godong/Leemage

C’è gente a cui manca il pane da mettere a tavola. Ci sono persone che non sanno cosa dare da mangiare ai propri figli. E no, non sono una minoranza silenziosa che rimane abbarbicata su qualche lontana montagna o che ha scelto di vivere una decrescita felice fatta di fame e privazioni.

Sono le famiglie (e sono moltissime) che guadagnano i soldi che gli bastano per sopravvivere nemmeno troppo dignitosamente fino a quasi la fine del mese e che ora attraversano una quarantena che non pesa per la corrente per manca, non pesa per la curva che sale e che scende, non rientra in nessun parametro di nessun decreto di nessun aiuto da parte del governo, non ha il tempo di interessarsi delle delazioni via clic di qualche disumano comune e non ha nemmeno il tempo di pensare alle curve ascendenti, alle curve discendenti, alle previsioni degli scienziati e alle parole dei politici.

È gente spenta, che ogni giorno si annicchilisce, che aveva una professione (che fosse una professione qualsiasi) che veniva pagata (regolarmente o in nero) quel poco che bastava per mettere qualcosa in tavola, per galleggiare sul contratto d’affitto, per pagare le bollette non restando troppo indietro e per non permettersi nemmeno di sognare qualche sfizio. Sembra che sia sparita dal dibattito politico e dalla retorica di governo una parte intera d’Italia che è stata sommersa dalla retorica dello “state tutti a casa”, degli arcobaleni, degli striscioni, dei consigli di cosa cucinare a casa senza tenere conto di persone a cui questa quarantena costa soldi che non hanno. E non si parla mica di soldi per il superfluo, no, sono i soldi per necessario.

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