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Recovery Fund, l’Europa dà uno schiaffo al sovranismo

Di Fabio Salamida
Pubblicato il 28 Mag. 2020 alle 15:50 Aggiornato il 29 Mag. 2020 alle 11:20
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Inutile girarci troppo intorno: la proposta della Commissione Europea che prevede un Recovery Fund da 750 miliardi di euro (che si aggiungono a quelli già stanziati precedentemente) per far uscire gli Stati membri dalla crisi legata all’emergenza Coronavirus, azzera di fatto anni di propaganda anti UE dei cosiddetti “sovranisti”, dando una sonora mazzata ai sostenitori del “piccolo è bello” di tutto il continente (nel senso geopolitico della questione).

Non è un caso che gli eurodeputati Derk Jan Eppink Jorg (Olanda) e Hubert Meuthen (Germania) abbiano sparato a zero contro il piano, definendolo “un colpo di Stato” e “un suicidio politico”. E chissà cosa avranno pensato gli eletti di Lega e Fratelli d’Italia mentre i loro colleghi e alleati politici trattavano gli italiani come loro trattano ogni giorno i migranti che sbarcano sulle nostre coste.

I partiti di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono quelli che più saranno penalizzati dal “Next generation Eu” (questo il nome del piano), per almeno due motivi: in primis perché l’Italia è lo Stato membro che più verrà aiutato; al nostro Paese spetteranno infatti 172,7 miliardi di euro, di cui 81,807 miliardi versati come aiuti a fondo perduto e 90,938 miliardi come prestiti, più della Spagna (140,4 miliardi, di cui 77,3 miliardi di aiuti e 63,1 prestiti) e della Francia (38 miliardi di sole sovvenzioni). E poi perché verosimilmente questo mare di soldi sarà gestito dall’attuale Governo, che ne gioverà anche in termini di consenso. A rendere ancora più amaro il calice un fatto oggettivo: a portare a casa il risultato sono stati Giuseppe Conte (che già oggi gode di una fortissima popolarità nel Paese) e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, figura di punta del Partito Democratico. E non servono troppi voli pindarici per mettere a paragone le attuali offerte politiche dei due schieramenti: da una parte il “duo disaster” Fontana – Gallera, dall’altro i pacati e risoluti Conte e Gualtieri che fanno arrivare all’Italia i soldi per la rinascita.

Ovvio, per rendere effettivi i maxi-aiuti servirà il via libera dell’Europarlamento, ma anche qui il paragone è impietoso: se prima dei giorni ruggenti del Papeete Beach gli alleati dell’Italia erano Polonia e Ungheria, oggi il Belpaese è in compagnia di Francia, Germania e Spagna: senza nulla togliere ai meravigliosi palazzi belle-époque di Danzica e al buonissimo gulasch che si può assaporare nelle osterie del quartiere ebraico di Budapest, attualmente l’Italia, in Europa, ha le spalle decisamente più coperte. Altrettanto ovvio che gli effetti di questi ingenti aiuti dipenderanno da come verranno utilizzate le risorse, ma di questo si parlerà nei prossimi mesi.

Dal canto loro, i nostri cosiddetti “sovranisti” hanno palesemente accusato il colpo. Giorgia Meloni, in un lungo post, si è presa quasi il merito dell’operazione, pur definendola “non soddisfacente”. La leader di Fratelli d’Italia, sulla sua pagina Facebook, è stata costretta a scrivere: “Siamo stati i primi ad auspicare un Recovery Fund cospicuo, immediato, con una quota maggioritaria di contributi a fondo perduto e senza condizionalità. Prendiamo atto che qualcosa si è mosso in questa direzione”. Più grave la situazione in casa Lega, dove a metterci la faccia – anzi il faccione, vista l’inquadratura assai ravvicinata – è stato il povero Claudio Borghi. Nel video in diretta dal titolo “il recovery fund spiegato facile” ha esordito con “la faccio veloce perché oggi non ho tempo” per poi spiegare in termini più o meno tecnici che c’è sicuramente qualche fregatura.

E il “capitano”? Non pervenuto. Il leader della Lega non ha avuto neanche il tempo di organizzare un “mascherina party” a casa Verdini insieme all’amico Matteo Renzi per festeggiare il voto della giunta per le Immunità del Senato sul caso Open Arms, che ha dovuto lavorare alacremente per spostare l’attenzione dalla “brutte notizie” (brutte per lui, non per l’Italia) che arrivavano da Bruxelles.

Così, mentre i politici dell’intero continente parlavano di Recovery Fund, sulla sua pagina si parlava ancora delle intercettazioni dei magistrati, di come da ministro ha “difeso i confini” lasciando 150 disperati per giorni in mezzo al mare manco fossero delle navi da guerra pronte a sparare e di come il ministro Azzolina starebbe distruggendo la scuola. Quasi a suggerirgli di “osare di più”, un tweet ironico di Enrico Letta, che lo ha incalzato: “Salvini oggi pomeriggio sta disperatamente cercando una barca di migranti in avvicinamento alle coste italiane”, ha cinguettato l’ex premier. Detto, fatto: tempo un paio d’ore ed ecco il post con le “navi da crociera gentilmente offerte dalla quarantena” che sbarcano sulle nostre coste perché invitati dal ministro Bellanova. Un post scontato come il capriccio di un bambino quando non gli si compra l’ovetto di cioccolato al supermercato, peccato che quel bambino sia l’attuale capo di uno dei principali partiti italiani.

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