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Recovery fund, cosa prevede la proposta della Commissione europea: 750 miliardi tra fondo perduto e prestiti

L'Italia sarà primo tra i Paesi beneficiari con 172,7 miliardi

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 27 Mag. 2020 alle 14:33 Aggiornato il 27 Mag. 2020 alle 19:10
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Recovery fund, cosa prevede la proposta della Commissione europea

Oggi, mercoledì 27 maggio 2020, la Commissione europea si è riunita per approvare la sua proposta sul cosiddetto Recovery fund, il dibattuto piano per la ripresa dell’economia europea post emergenza Coronavirus. Tale proposta dell’esecutivo europeo, avanzata tramite la presidente Ursula Von Der Leyen, si inserisce nel grande Quadro finanziario pluriennale dell’Unione e ha appunto l’obiettivo di rispondere, in modo massiccio ed efficacie, ad una delle più grandi crisi economiche della storia europea. Il Recovery Instrument dovrà poi essere approvato all’unanimità dai 27 Stati membri dell’Ue e ricevere anche il via libera definitivo del Parlamento europeo.

Cosa prevede il Recovery fund: 500 miliardi di aiuti a fondo perduto e 250 di prestiti

L’ammontare complessivo del Recovery fund, come proposto oggi dalla Commissione Ue dopo settimane di dibattito, è di 750 miliardi di euro. L’esecutivo comunitario propone anche che il nuovo strumento, associato al bilancio comunitario 2021-2027, distribuisca 500 miliardi sotto forma di sovvenzioni a fondo perduto e altri 250 miliardi sotto forma di prestiti. Si tratta certamente di uno storico passo nell’integrazione europea. Su Twitter il commissario Ue agli affari economico Paolo Gentiloni ha parlato di “una svolta europea per fronteggiare una crisi senza precedenti”.

Le cifre sono ancora più alte della proposta del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel che parlavano solo di 500 miliardi di sussidi senza tener conto dei prestiti. I soldi saranno reperiti sui mercati da bond continentale emessi dalla Commissione. I titoli avranno scadenze diverse, ma l’impegno è il rimborso entro il 2058, e comunque non prima del 2028.

Bruxelles rimborserà ai possessori dei titoli Ue attraverso nuove risorse proprio dell’Ue come plastic tax, stop all’elusione fiscale dei giganti del web e nuovo sistema di pagamento delle quote per inquinare esteso anche ad aerei e navi. Dunque il piano si basa sui pilastri sostegno dei Paesi membri, del rilancio dell’economia, e al rafforzamento di programmi già in essere.

I governi che riceveranno i sussidi inoltre non ne vedranno il loro valore decurtato da un crescente contributo al bilancio Ue per rimborsare i mercati che nei prossimi anni farebbe comunque salire i loro versamenti a Bruxelles.

Nel complesso il piano per la ripresa europea dovrebbe raggiungere i 1.000 miliardi, se si considera anche un sistema di investimenti che moltiplicherà le risorse. A queste cifre vanno infine aggiunti i 1.000 miliardi del normale bilancio Ue 2021-2027.

L’Italia primo beneficiario: 172,7 miliardi

L’Italia sarà il maggior beneficiario dei fondi, quasi un quarto dell’intero ammontare, in quanto sarà definita dalla Unione “Paese maggiormente colpito” dall’epidemia e dalla conseguente recessione. Al nostro Paese potrebbero andare 81,8 miliardi in sovvenzioni e 90,9 miliardi in prestiti per complessivi 172,7 miliardi. Un altro paese molto colpito dalla pandemia di Coronavirus, la Spagna, riceverebbe invece 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti.

Gli altri Paesi

L’Italia è il principale beneficiario seguita da Spagna e Polonia. Il nostro paese, se la proposta della Commissione passasse così com’è, come detto, otterrebbe stanziamenti per 81,8 miliardi e prestiti per 90,9 miliardi. La Spagna avrebbe circa 77 miliardi di sovvenzioni e 63 miliardi di prestiti, la Francia 38 miliardi di sovvenzioni e nessun prestito. La Germania riuscirebbe a ottenere 28,8 miliardi di dotazioni e zero prestiti.

Secondo un documento interno della Commissione, questa è la ripartizione delle risorse tra stanziamenti (grants) e prestiti (loans) in miliardi di euro: Belgio: stanziamenti 5,5 – prestiti 0. Bulgaria: stanziamenti 9,2 – prestiti 3,1. Repubblica Ceca: stanziamenti 8,6 – 10,6. Danimarca: stanziamenti 1,2 – prestiti 0. Germania: stanziamenti 28,8 – prestiti 0. Estonia: stanziamenti 1,9 – prestiti 1,4. Irlanda: stanziamenti 1,9 – prestiti 0. Grecia: stanziamenti 22,6 – prestiti 9,4. Spagna: stanziamenti 77,3 – prestiti 63,1. Francia: stanziamenti 38,8 – prestiti 0. Croazia: stanziamenti 7,4 – prestiti 2,7. Italia: stanziamenti 81,8 – prestiti 90,9. Cipro: stanziamenti 1,4 – prestiti 1,9. Lettonia: stanziamenti 2,9 – prestiti 1,6. Lituania: stanziamenti 3,9 – prestiti 2,4. Lussemburgo: stanziamenti 0,2 – prestiti 0. Ungheria: stanziamenti 8,1 – prestiti 7. Malta: stanziamenti 0,3 – prestiti 0,6. Olanda: stanziamenti 6,8 – prestiti 0. Austria: stanziamenti 4,0 – prestiti 0. Polonia: stanziamenti 37,7 – prestiti 26,1. Portogallo: stanziamenti 15,6 – prestiti 10,9. Romania: stanziamenti 2,6 – prestiti 2,5. Slovacchia: stanziamenti 7,9 – prestiti 4,9. Finlandia: stanziamenti 3,5 – prestiti 0.

Recovery Fund, come siamo arrivati fin qui

Fino ad oggi il Recovery Fund era stato terreno di scontro politico tra i vari Paesi dell’Unione europea, date le diverse idee tra Nord e Sud dell’Europa su come gestire il rilancio dell’economia dopo la pandemia da Covid-19, che ha messo in ginocchio tutti gli Stati del Vecchio Continente. Si è dunque trattato di una partita tecnica molto complessa e delicata che si spera si possa chiudere al vertice europeo del prossimo 18 giugno e che ha visto contrapposte due “fazioni”: da una parte i Paesi mediterranei, come anche l’Italia, si sono riuniti intorno alla proposta di Germania e Francia, mentre dall’altra i paesi del Nord hanno insistito molto nel non voler distribuire soldi a fondo perduto, anche se si tratta di far fronte all’epidemia da Covid-19.

Più nello specifico, la richiesta dei Paesi del Sud, con Francia e Italia in testa, rispetto alla “potenza di fuoco” dello strumento di rilancio economico, era di mille miliardi e voleva essere destinata per metà in sovvenzioni a fondo perduto. Differentemente dal pacchetto Bei-Mes-Sure (540 miliardi), quindi, sia Angela Merkel che Emmanuel Macron immaginavano che i 500 miliardi del Recovery Fund come dei trasferimenti parzialmente “a fondo perduto”; si tratta di fondi che dovevano dunque essere restituiti per quota e messi in conto al bilancio europeo, alimentati tramite l’emissione di bond da parte della Commissione europea. In tal modo era possibile non aumentare la quota di contributi che ogni Paese versa all’Europa, uno scenario che aveva fin da subito provocato lo scontento di tante nazioni che non volevano trovarsi a pagare il “conto di altri”.

Come quelle del Nord Europa – Finlandia, Olanda, Danimarca, Svezia e Austria – le quali proponevano una “potenza di fuoco” molto più ridimensionata, una distribuzione delle risorse attraverso prestiti e maggiori vincoli per programmi europei e riforme. Sono loro i Paesi cosiddetti “frugali”, fin dal principio contrari alla “mutualizzazione del debito” e favorevoli invece ad una gestione più nazionale delle spese eccezionali. Motivo per cui hanno presentato una controproposta sul Recovery Fund, spiegata attraverso un documento inviato a tutti gli Stati membri e a Bruxelles. Nel non-paper non venivano fatte previsioni di spesa, ma si parlava di prestiti “a condizioni favorevoli ai Paesi che più ne hanno bisogno”.

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