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L’estetista cinica contraria al cinismo

Di Roberto D'Ambrosio
Pubblicato il 24 Ott. 2020 alle 11:12 Aggiornato il 24 Ott. 2020 alle 11:57
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Immagine di copertina

Durante una puntata del programma “Il ruggito del coniglio” su Radio2 sono state fatte delle battute su una influencer (imprenditrice, scrittrice…) nota come “L’estetista cinica”, all’anagrafe Cristina Fogazzi, che si è offesa. Nello specifico, si commentava la notizia della Fogazzi in visita ai Musei Vaticani con l’obiettivo di promuoverne gli ingressi che negli ultimi tempi scarseggiano.

Nel dare questa notizia, i due conduttori di Radio2 hanno spiegato il fatto in maniera imprecisa (parlando non di invito ma di ingaggio dietro compenso) e a questo hanno aggiunto delle battute umoristiche del tipo “Se ingaggiano ‘L’estetista cinica’ poi chiameranno anche La sciampista crudele… ecc…” oppure “Se i Musei Vaticani che dovrebbero rappresentare il bene chiamano lei, allora Belzebù chi chiama, Voldemort?”. Il tono delle battute era di leggero snobismo ma che si trattasse di semplici battute era molto chiaro. Troppo per essere scambiato per diffamazione fine a sé stessa.

Da qui in poi seguono storie di Instagram sul profilo de L’estetista cinica dove lei spiega che quello che hanno fatto i due intrattenitori è sbagliato, offensivo, diffamatorio e devono chiedere scusa. Dopo di che arrivano i followers de L’estetista cinica a scagliarsi, sui loro profili social e su quelli di Radio2, contro i fino a questo punto da me mai nominati Antonello Dose e Marco Presta.

Una sequela di commenti su Twitter, Facebook e Instagram, un po’ a sostegno di Cristina e molto a opposizione della Rai e dei suoi due dipendenti. Capita spesso ultimamente che ascoltando una battuta qualcuno si senta offeso e utilizzi i social per rispondere indignato, o peggio, offendere anch’egli. A volte, come in questo caso, a indignarsi non è solo l’interessato ma anche i suoi sostenitori.

Ecco, è a questo punto che mi sento in pericolo. Io, che di lavoro faccio l’autore comico, sento di dover difendere tutta una categoria di comici, intrattenitori e in generale artisti che hanno a che fare con la satira e la libertà di espressione. Cristina dice più volte che è indignata ma allo stesso tempo afferma che “va bene la satira ma questo è troppo”.

Mi permetto di correggere io lei allora: se va bene la satira non c’è un “ma”. Non esiste. La frase sarebbe potuta essere, al limite, solo “va bene la satira e quindi la accetto anche se non l’ho trovata divertente”. Il fatto che invece al suo “va bene la satira” sia seguito un “ma” e, per sua stessa ammissione, una lettera dagli avvocati, è molto brutto. E pericoloso. I suoi followers ascoltavano e empatizzavano con questa indignazione e alcuni di loro iniziavano ad agire di conseguenza.

Questo meccanismo, anche se può non sembrare, si chiama censura. È una censura sociale. Più subdola della censura diretta dei potenti. Qui non si tratta del politico o direttore Rai che ti chiama per dire che l’hai fatta fuori dal vaso. Che ti avvisa che di certi argomenti o persone non puoi parlare perché altrimenti non lavori più. Qui c’è il popolo che si indigna e difende il proprio potente. Oggi gli influencer sono i nuovi potenti. E spero sia chiaro a tutti che L’estetista cinica non è l’estetista che ti fa le unghie sotto casa.

Magari lo è stata, magari lo è ancora, ma nel frattempo è soprattutto una persona con un potere dato da settecentomila seguaci iscritti al proprio profilo, su cui lei, come dimostra tutta questa vicenda, ha un grossa influenza mediatica e manipolatoria, la stessa che può avere un politico. Non a caso politica e social negli ultimi anni si sono intersecati al punto da non riuscire a essere indipendenti l’una dall’altro.

Quando dico censura più subdola lo dico perché non fatta dal diretto interessato ma dalla massa che lui ha veicolato. Oggi troviamo sempre meno il politico che minaccia in prima persona l’autore della satira contro di lui. Troviamo il politico che dal proprio canale social esprime il suo dissenso e indirizza il proprio esercito di seguaci della rete contro l’obiettivo da abbattere. Troviamo mandanti che ne escono puliti.

Questa situazione è analoga a quella capitata a Radio2 e poco cambia che a muovere le masse non ci fosse un politico ma una estetista con centinaia di migliaia di followers. Sempre di potente si tratta. Anche “Il ruggito del coniglio” vanta molti ascoltatori certo e potrebbe avere un esercito proprio pronto ad agire. Ma non mi risulta che la battuta fatta dai due conduttori abbia mosso qualche esercito contro Cristina Fogazzi (al limite può averlo fatto la polemica da lei innescata). E perché non è successo? Perché le battute possono piacere, non piacere, far scaturire delle risate o scadere nel becero ma non alimentano la rabbia nei confronti di nessuno, casomai la smorzano, la sdrammatizzano. Se lo fanno escono dalla comicità e si trasformano in politica e ne abbiamo degli esempi sotto ai nostri occhi.

Se anche qualcuno pensasse che indignarsi per delle battute significhi difendere i propri diritti, cerco di spiegargli questo concetto: difendere i propri o altrui diritti non vuol dire limitare qualcuno della propria libertà di parola, ma estendere quella libertà di parola a chi non ce l’ha. Il fatto stesso che L’estetista cinica abbia uno spazio con un ampio pubblico dove poter controbattere alle battute fatte su di lei, è già abbastanza da giustificare che le battute siano satira e non bullismo.

Il bullismo, classismo, razzismo, sessismo, avvengono se effettuati su persone o categorie che non hanno voce o abbastanza voce per difendersi. Oggi quasi chiunque può dire la propria ed è paradossale che quando qualcuno dice la propria lo faccia sempre più di frequente solo per ordinare a un altro di tacere. Si fa un utilizzo improprio della propria libertà di parola.

Se un fornaio fa male il pane, non avrà clienti ma nessuno si sognerebbe di entrare nel suo negozio, dirgli “Smetti di fare le rosette perché mi offendono” e uscire. Risulterebbe pazzo. Allora perché chi lo dice ai comici non risulta pazzo in egual modo? Penultima cosa: L’estetista cinica ha chiesto scuse ufficiali ai due conduttori. Anche questa richiesta viene spesso avanzata dalle vittime delle battute e sempre più spesso viene accolta dal comico che magari ritiene che la propria battuta possa essergli uscita effettivamente troppo cattiva, gratuita o di cattivo gusto.

Ecco, io sono contrario anche su questo punto. Le battute brutte capitano, pazienza. Saranno meglio le future se ci siamo pentiti. Se un comico, un intrattenitore, un cantante, ogni volta che offende qualcuno dovesse scusarsi, passerebbe la vita a chiedere scusa e non avrebbe possibilità di continuare nel proprio lavoro.

Per concludere, L’estetista cinica ha ritenuto di dover difendere il fatto che anche un’influencer estetista possa pubblicizzare l’arte. In merito le rispondo questo: non è sbagliato che L’estetista cinica pubblicizzi l’arte in quanto influencer o estetista o tutte e due, è sbagliato che lei lo faccia in quanto persona che ama la censura. E la censura non ama l’arte.

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