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L’estetista cinica: “Nonostante la crisi a marzo ho fatturato 5 milioni di euro, il doppio dell’anno scorso”

Immagine di copertina
Cristina Fogazzi

L’estetista cinica: “A marzo, nonostante il Covid, ho fatturato 5 milioni di euro”

In una lunga intervista al Fatto quotidiano la 45enne bresciana Cristina Fogazzi, proprietaria del brand Estetista cinica, racconta come ha reinventato il lavoro con l’emergenza Covid e come, nonostante la crisi provocata dalla pandemia, sia riuscita a raggiungere in soli 4 mesi un fatturato di 13 milioni di euro (nell’intero 2019 i ricavi erano stati pari a 29 milioni).

“Ho organizzato le consulenze online. In due ore me le hanno prenotate tutte fino a fine maggio. Prenoti la mia estetista, lei in video-chiamata ti guarda il sedere, ti guarda la faccia e ti consiglia i nostri prodotti. Quindi io alle dipendenti del mio centro estetico pago lo stipendio e anche la percentuale sul venduto. Le ho tolte dalla cassa integrazione e loro sono felici”, ha dichiarato Fogazzi al Fatto.

L’estetista spiega poi come aver sempre puntato sulle vendite online abbia fatto la differenza: “L’e-commerce di prodotti per il viso e il corpo mi ha salvata. In questi mesi di quarantena magari la voglia di comprarsi un vestito non veniva, ma, vista l’inattività, quella di mettersi un fango sulle gambe sì. A marzo ho fatto il record di incassi: 5,3 milioni di euro, il doppio dello scorso anno nello stesso mese. E ad aprile 4 milioni”. “Io lavoravo online da un sacco di tempo, è stata la mia forza”, dice.

Fogazzi infine racconta come organizzerà il suo centro estetico per tutelare la salute di dipendenti e clienti: “Ho chiesto la consulenza di un virologo. Termoscanner, guanti e mascherine FP3 per le mie dipendenti, fornirò mascherine per le clienti, ho acquistato un nuovo costoso impianto di aria condizionata e non faremo alcun trattamento viso, ma solo corpo. Troppo rischioso”.

Leggi anche: 1. Cassa integrazione, le multinazionali di Gucci e Louis Vuitton usano i soldi italiani ma non quelli francesi / 2. “In Lombardia non si potevano fare zone rosse, non si poteva fermare la produzione”: parla a TPI il presidente di Confindustria Lombardia

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