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Dopo 14 mesi Conte si trasforma in statista contro Salvini. Ma dov’era prima?

Eccellente discorso, però il premier per oltre un anno ha lasciato fare al leghista il bello e il cattivo tempo

Di Charlotte Matteini
Pubblicato il 21 Ago. 2019 alle 11:27 Aggiornato il 27 Set. 2019 alle 15:35
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Immagine di copertina
Giuseppe Conte e Matteo Salvini durante l'infuocata seduta del Senato di ieri. Credit: Andreas SOLARO / AFP

Conte contro Salvini dopo 14 mesi

“L’azione di governo finisce qui”. Una manciata di parole che hanno risuonato come una condanna tombale. Non le ha affatto mandate a dire al vicepremier Matteo Salvini, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Un discorso conciso, ma decisamente intenso, quello tenuto dal premier italiano in Senato (qui il testo integrale). Gli occhi dell’Europa e del Mondo intero erano puntati su di lui, l’Italia per un pomeriggio è stata letteralmente al centro del dibattito internazionale. Il governo Lega-Movimento 5 Stelle è finito, il presidente Conte ha annunciato le dimissioni e dichiarato la fine dell’esperienza governativa senza colpo ferire. Un discorso appassionato, di elevata statura istituzionale, quello tenuto dal premier, che per la prima volta in quattordici mesi sembra aver tirato fuori unghie e denti.

“La crisi porta la firma di Salvini. Se gli manca il coraggio politico, me lo assumo io davanti al Paese che ci sta guardando”, ha spiegato Conte al Senato, annunciando l’intenzione di rassegnare le dimissioni al presidente della Repubblica. “Evita di accostare slogan politici a simboli religiosi, l’incoscienza religiosa rischia di offendere credenti e oscurare il principio di laicità”, ha tuonato Conte nell’aula di Palazzo Madama. A distanza di quattordici mesi, il presidente del Consiglio ha finalmente preso una posizione netta nei confronti dell’ormai ex azionista del suo esecutivo e si è levato decine e decine di sassolini dalle scarpe, forte dello scontato epilogo dell’esperienza di governo di fatto mandata improvvisamente a ramengo dal vicepremier leghista in una notte di mezza estate.

Dall’affaire russo alla gestione del caso Open Arms fino alla grottesca salviniana concezione di democrazia, il premier Conte ha indirizzato numerose critiche nei confronti del ministro dell’Interno. “La vicenda russa meritava di essere chiarita anche per i risvolti sul piano internazionale, dovevi venire in Senato. Ti sei rifiutato di condividere la informazioni”, ha tuonato Conte. E poi, ancora: “La verità è che all’indomani delle europee Salvini, forte del suo risultato, ha messo in atto una operazione di progressivo distacco dalla compagine governativa, al fine di trovare un pretesto per arrivare alla crisi e andare alle urne, hai minato l’azione di governo. In coincidenza dei più importanti Consigli europei non sei riuscito a contenere la foga comunicativa creando un controcanto politico che ha generato confusione”.

Non certo un discorso flebile, anzi. Politicamente, il premier Conte ha di fatto rimesso al proprio posto l’ex azionista dell’esecutivo rilevando e sottolineando ogni errore commesso in questi quattordici mesi. Parole dure, un discorso da statista di livello, politicamente ineccepibile. C’è però un però, purtroppo: per quanto Giuseppe Conte abbia utilizzato i giusti argomenti e le giuste parole per criticare un alleato di governo che nel corso dei mesi aveva dato sfogo a smanie di potere ben poco tollerabili in una democrazia parlamentare, resta il fatto che lo stesso premier che finalmente ha mostrato il polso duro per oltre quattordici mesi ha di fatto avallato e accettato ogni colpo di testa di Matteo Salvini, senza mai pubblicamente cercare di arginare quell’alleato che sembrava aver preso il sopravvento.

Per quattordici lunghi mesi, il presidente Conte ha di fatto chiuso gli occhi davanti all’evidenza e permesso a Salvini di fare il bello e il cattivo tempo e di offendere a più riprese ogni organo democratico che si rispetti, dalla magistratura alla libera stampa. Un discorso eccelso ed eccellente, quello di Giuseppe Conte a Palazzo Madama. Ma a distanza di quattordici mesi una domanda sovviene spontanea: non è che, forse, la sacrosanta presa di posizione è stata un po’ troppo tardiva? Umanamente per il premier sarà anche stato difficile sopportare dei comportamenti assolutamente inaccettabili a livello istituzionale, ma se Salvini non avesse mandato a ramengo tutto per un colpo di testa agostano, quando avrebbe avuto il coraggio di rilevare e biasimare gli intollerabili comportamenti del suo vicepremier?

La domanda, come detto, sorge purtroppo spontanea: perché Conte ha preso una netta posizione contro le assurde e intollerabili posizioni di Salvini solamente ora, come se si fosse improvvisamente svegliato da un lungo sonno durato quattordici mesi? La risposta è semplice: il suo ruolo prevedeva l’accondiscendenza piena, doveva rappresentare l’ago della bilancia di un traballante esecutivo fondato su un fumoso contratto di governo, scelto proprio per la sua personalità democristiana e adatta a tenere in piedi una pazza alleanza che nessuno avrebbe mai creduto possibile.

Quattordici mesi dopo, Conte ha voluto dimostrare non solo di avere un carattere ma anche di non aver apprezzato svariate mosse di Salvini, biasimandole duramente. Avrebbe dovuto farlo prima, però. Avrebbe dovuto frenare molto prima il ben poco democratico Salvini se avesse davvero avuto a cuore il valore della democrazia, del rispetto delle istituzioni democratiche e dell’opinione pubblica. Sempre meglio tardi che mai, recita il proverbio. Verissimo. Ma purtroppo per Conte la domanda risuonerà comunque per lungo tempo, almeno finché il forse ormai ex premier non darà una concreta risposta all’opinione pubblica.

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