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Vogliono in carcere i neri che rubano mele, ma non gli evasori: la farsa degli italiani con la coscienza sporca

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C’è qualcosa di sociologicamente interessante nell’avversione di molti italiani all’inasprimento delle pene per evasione fiscale, ipotizzando perfino l’arresto come avviene in molti Paesi del mondo.

Gli stessi che punirebbero a sangue qualsiasi reato di qualsiasi persona, gli stessi che invocano la pena di morte o addirittura l’ergastolo a vita per ogni ladro di galline e gli stessi che invocano un continuo decadimento dell’Italia dovuto all’illegalità diffusa, si irrigidiscono tremendamente di fronte al reato di evasione fiscale come se non fosse un furto ancor più grave perché ai danni di tutta la comunità.

Sono i famosi due pesi e due misure che da sempre rendono goffo il dibattito di questi manettari di giorno e garantisti di notte che si travestono da moralisti quando si tratta di giudicare i reati degli altri e che poi diventano agnelli spaventati se ci si ritrova d fronte alle loro colpe.

In fondo, se ci pensate bene, il problema dell’evasione fiscale è tutto qui: mentre quando si pensa a un omicidio o a una rapina si è portati a credere che siano casi della vita assolutamente improbabili per noi e per la nostra famiglia, nel caso dell’evasione fiscale si ha la netta sensazione che sia un reato in cui si potrebbe incappare (noi o qualcuno di nostra conoscenza) se non addirittura un reato dolce già pianificato.

Questo è il pensiero di fondo di chi sdogana l’evasione fiscale con il banalissimo pensiero di punire ferocemente solo quello che non potrebbe capitargli: parlano di gravità e di pericolosità di un reato non seguendo una scala del danno ma semplicemente con una visione soggettiva delle probabilità che possa capitare anche a loro.

Qui c’è tutta la truffa retorica degli amichetti degli evasori e qui c’è anche tutta la difficoltà politica di prendere seri provvedimenti contro l’evasione fiscale: punire gli evasori è impopolare perché evadere le tasse è molto popolare.

Semplice, lineare, liscio. Su tasse e imposte l’Italia vive in un precario equilibrio in cui molti hanno trovato la loro personale aliquota (che non è quella stabilita dalla legge) che li tiene in equilibrio in un’evasione misurata che ognuno decide autonomamente.

Quando vi capita di sentire qualcuno dire che “il problema non sono i piccoli evasori” provate a notare come spesso sia la stessa persona che invoca il carcere per un nero che ruba una mela: è il moralismo sovranista che vorrebbe una giustizia che operi in base a chi commette il reato e non sul reato.

Ed è una stortura etica e antidemocratica. Ma qualcuno insiste a convincerci che sarebbe giusto così.

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