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Siamo andati lì a fare la guerra per liberarli e ora li lasciamo lì fuggendo a gambe levate

Guardatele bene, le immagini dei cittadini afghani che si accalcano uno sull’altro per salire sull’aereo che porta in Occidente. Guardatele bene, perché alcuni di loro sono morti sotto le raffiche delle forze di sicurezza che presidiavano l’aeroporto, e chissà quanti sono rimasti feriti, schiacciati, umiliati mentre provavano la fuga appesi ad una scaletta o ad un palo.

Guardatele bene, dunque, queste immagini, perché quello è (anche) il simbolo della nostra vergogna, la vergogna dell’Occidente. Venti anni di guerra combattuti in nome dei supremi valori della libertà, ma poi, quando gli eserciti scappano, nessuno dei paesi alleati della missione “Enduring Freedom” (un nome che oggi appare ridicolo), nessuno di quelli che ha pensato e predisposto diligenti ed elaborati piani di evacuazione per le proprie truppe, si è preoccupato dell’enorme flusso di civili che chiedono di non finire la loro vita da schiavi, sotto i kalashnikov e le lame dei talebani.

Era prevedibile, era ovvio: in quella folla ci sono donne che non vogliono indossare il burka, ci sono giovani che vogliono studiare la storia senza dogmi, ci sono ragazzi che rifiutano i matrimoni combinati, ci sono intellettuali che non accettano di piegare il sapere del mondo ai dogmi delle scritture, ci sono archeologi perseguitati perché anche affermare la verità sul passato, con il nuovo regime, sarà un rischio mortale.

In quella folla di improvvisati acrobati per la libertà, ci sono tutte le minoranze che oggi rischiano di essere calpestate e perseguitate dal nuovo regime. Se spendi 2mila miliardi di dollari in una guerra che insanguina un intero paese per venti anni, non hai questo diritto. Non puoi dire: scusate, ho sbagliato, me ne vado, ciao.

Abbiamo ricordato solo due giorni fa la profezia con cui Gino Strada – grande conoscitore dell’Afghanistan – aveva pronostica il ritorno al potere dei talebani. Ed è un esercizio interessante, oggi, confrontare la sue parole con le certezze dell’uomo più potente del mondo, Joe Biden, che solo dieci giorni fa ci spiegava tranquillo: “C’è un esercito governativo perfettamente equipaggiato, di 300mila uomini, che avrà facilmente ragione di 75mila talebani”. È accaduto il contrario.

Quando l’Italia partecipò a questa fallimentare missione, in spregio dell’articolo 11 della Costituzione italiana, sul 70% dei nostri balconi sventolava la bandiera arcobaleno della pace. Fu, quella parata di colori, la più grande silenziosa e civile protesta che la storia repubblicana ricordi. Quella protesta fu ignorata.

Proprio per questo quelli che vollero la guerra, e la imposero, oggi non hanno il diritto di fuggire e di abbandonare. E nemmeno quello di sparare addosso a chi vuole salvarsi. Fate un ponte aereo ininterrotto con l’Occidente, usate almeno una parte dei soldi investiti in armamenti per salvare delle vite. Non lo dovete a loro. Non lo dovete a noi. Lo dovete a voi stessi, se non volete aggiungere, al dramma della sconfitta, la vergogna del ridicolo.

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