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Marò, si apre l’ultima udienza al tribunale dell’Aja per decidere chi, tra Italia e India, debba processare Girone e Latorre

Di Laura Melissari
Pubblicato il 8 Lug. 2019 alle 11:01 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:58
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Tribunale Aja ultima udienza Marò | Si apre oggi all’Aja l’ultima udienza davanti al Tribunale arbitrale internazionale, per decidere chi tra Italia e India abbia la giurisdizione sul caso dei due Marò, Latorre e Girone, accusati della morte di due pescatori indiani nel 2012. La sentenza è attesa entro 6 mesi.

Il Tribunale arbitrale internazionale all’Aja dovrà quindi decidere se sia l’Italia o l’India a dover indagare ed eventualmente processare i due militari coinvolti nella morte di due pescatori indiani nel febbraio del 2012.

La posizione dell’India

L’India sostiene che la giurisdizione del caso è sua. “L’Italia sostiene di avere l’esclusiva giurisdizione” sulla vicende dei marò, “ma bisogna tenere a mente che l’India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso”: “due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale”. Lo ha detto il rappresentante di Delhi, G. Balasubramanian, nell’udienza.

La posizione dell’Italia

Ma anche l’Italia rivendica la giurisdizione del caso. I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone “sono funzionari dello Stato italiano”, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni “a bordo di una nave battente bandiera italiana” e “in acque internazionali”, e pertanto “immuni dalla giustizia straniera”, ha detto l’ambasciatore Francesco Azzarello aprendo l’udienza e spiegando le ragioni per cui l’Italia rivendica la giurisdizione sul caso della morte dei due pescatori indiani, scambiati per pirati, nel febbraio del 2012.

Tribunale Aja ultima udienza Marò | Lo scontro tra Delhi e Roma continua. “Agli occhi dell’India non c’è presunzione di innocenza: i Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate”, ha detto l’ambasciatore Francesco Azzarello, ricordando inoltre che in India “ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo. Sono state inventate speciali procedure, in violazione con la stessa Costituzione indiana”.

Azzarello ha fatto sapere che nel caso venisse riconosciuta la giurisdizione italiana, l’Italia si impegnerà a facilitare la partecipazione e la rappresentanza” delle famiglie dei due pescatori, Ajeesh Pink e Valentine Jelastine.

Qui avevamo spiegato come si era giunti alla decisione.