Voto su Salvini, Travaglio: “Dalle stelle alle stalle. Il vero M5s non esiste più”

Duro editoriale del direttore del Fatto Quotidiano

Di Redazione TPI
Pubblicato il 19 Feb. 2019 alle 08:29 Aggiornato il 19 Feb. 2019 alle 08:32
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Immagine di copertina
Marco Travaglio

“Siccome qualcuno aveva evocato il primo referendum processuale della storia, quello indetto da Ponzio Pilato fra Gesù e Barabba, possiamo tranquillamente dire che qui mancava Gesù. Ma ha rivinto Barabba”.

Il giorno dopo la votazione degli iscritti M5s sulla piattaforma Rousseau, che ha sancito il no all’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per il caso Diciotti, Marco Travaglio si scaglia contro i pentastellati.

“Quando si chiede al ‘popolo’di pronunciarsi non su questioni di principio, ma su casi penali dei quali non sa nulla, la risposta che arriva di solito è sbagliata – scrive il direttore del Fatto – E quella data ieri dalla maggioranza degli iscritti 5Stelle non è solo sbagliatissima: è suicida. La stessa, peraltro, che auspicavano i vertici, terrorizzati dalla reazione di Salvini, cioè dalle ripercussioni sul governo e dunque sulle proprie poltrone”.

Per Travaglio, quanto accaduto ieri segna un punto di rottura storico: il Movimento Cinque Stelle non è più quello delle origini, è stato infettato dal “virus del berlusconismo”

Il direttore del Fatto se la prende anche con la modalità con cui è stato presentato il quesito: “Certo, qualcuno avrebbe votato diversamente se il caso Diciotti fosse stato presentato sul blog in maniera corretta e veritiera, e non nel modo menzognero e truffaldino studiato apposta per subornare gli iscritti”.

Per Travaglio, comunque, il virus ormai ha infettato anche la base del Movimento, ed è questo il problema principale.

“La perfetta identità di vedute fra la maggioranza degli eletti e il quasi 60 per cento degli iscritti votanti è un dato di fatto da prendere in considerazione per quello che è: i vertici hanno ormai la base che si meritano, e viceversa”.

“Però, da ieri, il M5S non è più il movimento fondato dieci anni fa da Grillo, Casaleggio e decine di migliaia di militanti. È qualcosa di radicalmente diverso, che ancora non conosciamo appieno e di cui dunque non possiamo immaginare il destino”.

La conclusione di Travaglio è amara: “Qui non è questione di presunte svolte a destra o a sinistra. E non è in ballo l’eterno giochino tra ortodossi e dissidenti, o fra dimaiani, fichiani e dibattistiani. Ma qualcosa di ben più profondo”.

“Se il M5S perde la stella polare della legge uguale per tutti, gratta gratta gli resta ben poco, perché quello era il fondamento di tutte le altre battaglie, l’ubi consistam della sua diversità, anzi della sua alterità rispetto ai vecchi partiti. I quali non mancheranno di rinfacciarglielo a ogni occasione: ‘Visto? Ora siete come noi. Benvenuti nel club’. Dalle stelle alle stalle”.

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