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Suicida a 17 anni per bullismo, viene deriso anche al funerale: “Da vivo eri ancora più brutto”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 27 Mar. 2019 alle 11:15 Aggiornato il 27 Mar. 2019 alle 14:50
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Immagine di copertina

Michele Ruffino si è suicidato a soli 17 anni: si è buttato da un ponte in provincia di Torino il 23 febbraio 2018. A spingere il ragazzo ad uccidersi sono stati i ripetuti atti di bullismo subiti. Secondo la madre del giovane, gli insulti e le angherie sarebbero continuate anche dopo la sua morte, per questo torna a parlarne.

Uno dei bulli, guardando l’epigrafe durante il funerale avrebbe detto: “Da vivo eri ancora più brutto e inutile”. Un vaccino scaduto, somministratogli quando aveva sei mesi, aveva causato a Michele delle malformazioni invalidanti a gambe e braccia. Gli sberleffi per le le sue disabilità hanno trasformato la sua adolescenza in un inferno.

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“Tornava a casa con gli occhi rossi e gli chiedevo ‘Michele che hai?’ ma lui mi rispondeva sempre di non preoccuparmi, che andava tutto bene. Pensava di averci dato già troppi problemi per la sua disabilità”, ha raccontato Maria Catrambone Raso, la mamma di Michele.

Il ragazzo era stato abbandonato e mai protetto dagli atti di bullismo nella sua scuola. Anche durante la successiva cerimonia organizzata per celebrare quelli che sarebbero stati i 18 anni del figlio scomparso, preside ed insegnanti della scuola frequentata dal ragazzo non si sono presentati.

Adesso la mamma di Michele esige la verità: “Vorrebbero chiudere il caso per suicidio, ma non esiste. Devono andare a prendere ad uno ad uno chi si è reso responsabile della morte di mio figlio”.

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