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“Cara mamma, mi dispiace che sei morta”: la lettera delle figlie di Eleonora, morta nella tragedia di Ancona

Dora e Alma sono le gemelline di sette anni, figlie di Eleonora Girolimini e Paolo Curi. Hanno voluto salutare così la madre, morta nella calca della Lanterna Azzurra a Corinaldo

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 10 Dic. 2018 alle 09:39 Aggiornato il 10 Dic. 2018 alle 10:03
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Immagine di copertina

“Cara mamma, mi dispiace che sei morta. Sei la mamma migliore di tutte”. La scrittura incerta, goffa, le parole che pesano come macigni su un biglietto d’addio che non sarebbe dovuto arrivare mai.

“L’hanno scritto le mie figlie gemelle di sette anni. Mi hanno chiesto di metterlo nella bara perché così la loro mamma lo leggerà per sempre”. A parlare è Paolo Curi, 43 anni, marito di Eleonora Girolimini, la mamma 39enne morta schiacciata nella calca della “Lanterna Azzurra” a Corinaldo, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre. Insieme a lei, altre cinque persone sono rimaste uccise: tutti ragazzi dai 14 ai 16 anni.

Qui abbiamo ricostruito la dinamica dell’incidente.

“Devo essere forte”, si ripete Paolo, rimasto solo con i suoi quattro figli. “Non posso stare qui a piangere tutto il giorno, ci sono quattro bambini piccoli che hanno bisogno di me. Devo riprendere il filo da dove l’ha lasciato lei…”, dice in un’intervista al Corriere della Sera. “Non ce la farò mai”, aggiunge distrutto dal dolore.

Paolo racconta quello che ricorda di quella sera. Anche lui era lì con Elonora per accompagnare la figlia maggiore, 11 anni. “Mi rivedo lì in piedi ad aspettare con mia moglie e mia figlia Gemma, la più grande, quello che ci hanno spacciato per un concerto. Gliene concediamo uno all’anno e quella era la sua serata, biglietto da 22 euro. Convocazione alle dieci di sera, ci hanno fatto entrare alle undici e mezzo e ci hanno detto che lui sarebbe arrivato forse alle due per fare una mezz’oretta di show. Vedevo arrivare sempre più ragazzi, il locale era strapieno. Era una noia aspettare ma con Eleonora ci siamo detti: ormai siamo qui, facciamole questo regalo. Poi all’improvviso ho sentito quell’odore acre che pizzicava la gola”.

Lui aspettava con lei, ma si stava annoiando e così si era spostato qualche passo più in là, “all’improvviso una massa di ragazzi è arrivata nella mia direzione e mi ha praticamente trascinato fuori. Non sono nemmeno cascato, sarà durato un minuto, forse due. Poi mi sono messo a cercare come un pazzo, non le vedevo più. Finché ho ritrovato Gemma che urlava: la mamma è giù. E ho visto Eleonora per terra”.

Ha provato a rianimarla, ma Elonora era già morta: “Sentivo le sue labbra fredde”, continua Paolo. Eleonora è morta per proteggere la sua bambina: “Ha donato la sua vita per Gemma. Lei ci ha raccontato che non soltanto Eleonora le ha fatto da scudo proteggendola finché ha potuto ma anche che, quando ha capito di non riuscire più a tenerla e a farle spazio per farla respirare, l’ha spinta forte via da lei. Ha messo assieme le sue ultime forze e le ha usate per salvare la sua bambina”, spiega l’uomo.

Gemma ha visto la mamma morire davanti ai suoi occhi, agli altri bambini sono stati gli psicologi a comunicare la morte della madre. Adesso Paolo deve pensare a loro e per questo forse sarà costretto a cambiare vita: “Ho un dolore dentro… mi sembra tutto pazzesco. Faccio il giardiniere e adoro il mio lavoro ma ho pensato che forse lo cambierò, cercherò di trovarne uno che non mi tenga occupato e fuori casa per tante ore. Sennò come faccio a crescere i miei figli? Il più piccolo non ha nemmeno due anni”.

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