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Condannato il sindaco leghista che augurò lo stupro a Laura Boldrini

Di Laura Melissari
Pubblicato il 15 Gen. 2019 alle 19:21 Aggiornato il 15 Gen. 2019 alle 19:21
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Immagine di copertina
Credit: Angela Weiss/ Afp

Il sindaco di Pontinvrea che aveva augurato uno stupro a Laura Boldrini è stato condannato al pagamento di 20mila euro. Matteo Camiciottoli, il sindaco del paese ligure, ha un mese di tempo per pagare la maximulta. La sentenza è arrivata nel pomeriggio del 15 gennaio 2019.

“È un processo nei confronti di un uomo, un sindaco, che mi ha offesa e umiliata in quanto donna e sono qui perché confido nella giustizia e voglio andare avanti non solo per riscattare la mia dignità: lo faccio anche per mia figlia e per tutte le figlie d’Italia che hanno diritto di vivere in un paese in cui si sentano apprezzate e rispettate”, ha detto Laura Boldrini, commentando la sentenza.

L’ex presidente della Camera dei Deputati aveva denunciato per diffamazione il sindaco che aveva scritto un post su Facebook nel 2017. Nel post l’uomo suggeriva che gli autori di uno stupro ai danni di una ragazza polacca e un trans a Rimini, scontassero i domiciliari a casa della Boldrini “magari le mettono il sorriso”. Il post aveva scatenato polemiche.

Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 mesi di carcere.

Il sindaco si era difeso dicendo che il post era solo un attacco politico, non un’istigazione allo stupro.

“Il post è stato strumentalizzato. Non voglio che nessuno pensi che sono a favore degli stupratori, sono per l’ergastolo; era una critica: Vuoi una immigrazione indiscriminata? questo ti porta il sorriso”, aveva detto Camiciottoli.

Boldrini era stata durissima: “Non è ammissibile che un rappresentante delle istituzioni si esprima in questo modo nei confronti di una donna che in quel momento era anche Presidente della terza carica più importante della Repubblica Italiana”.

Nel processo si erano costituiti parte civile alcune associazioni a tutela delle donne (Unione Donne Italiane, Differenza Donna, Se non ora quando, Donne in rete e Centro per non subire violenza).

“Quel post era intimidatorio, mi ferì moltissimo come donna, mi si augurava qualcosa di ripugnante e si suggeriva l’idea che potesse essere piacevole. Mi preoccupava come madre, mi indignava come politico perché mi indicava come mandante morale dello stupro e mi offendeva come rappresentante delle istituzioni perché in quel momento ero la terza carica dello Stato e a offendermi era un sindaco”, ha sottolineato Boldrini.

“Lei sta suggerendo che le mie idee, qualsiasi esse siano e per quanto possano essere state travisate, giustifichino in qualche modo un augurio di stupro? Ho visto augurare stupri agli avversari politici in Bosnia e in Ruanda, ma lì c’era la guerra. Non posso pensare che si possa intimidire allo stesso modo una donna in un Paese del G8”, ha proseguito l’ex presidente della Camera.

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