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Caso Sea Watch, i documenti che dimostrano che Salvini non ha mai chiuso i porti

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Dal Viminale non è mai giunto l’ordine di chiudere i porti italiani alla nave umanitaria Sea Watch, né è stato vietato lo sbarco dei minori non accompagnati presenti a bordo.

Questo quanto emerge dai documenti visionati dal quotidiano Avvenire, che pongono nuovi quesiti sulla reale composizione della catena di comando che dal Governo arriva fino alle Capitanerie di porto e che scagionano il ministro dell’Interno.

Il capo del Viminale infatti non avrebbe alcuna responsabilità nel blocco della nave nel mar Mediterraneo, essendosi limitato a dire che i “porti in Italia sono chiusi” senza però prendere veri provvedimenti in proposito.

La rivelazione è arrivata dopo che la Direzione centrale dell’immigrazione presso il Dipartimento della pubblica sicurezza ha risposto ad una “istanza di accesso civico”, precisando che il ministero “non ha prodotto e non detiene alcun provvedimento/comunicazione trasmesso alla nave Sea Watch”.

Inoltre non ci sono atti “aventi a oggetto il divieto di approdo nei porti italiani”, rivolto alla nave dell’organizzazione non governativa tedesca.

LEGGI ANCHE: Audio esclusivo TPI – Parla uno scafista libico: “Vuoi arrivare in Italia? Ti ci porto io a Lampedusa, ecco come”

Ma c’è dell’altro: il capo del Viminale non avrebbe mai bloccato lo sbarco dei 15 adolescenti non accompagnati presenti a bordo della nave e a cui si era interessato il Tribunale dei minorenni di Catania.

Infatti non risulta siano mai partite indicazioni riguardo “provvedimenti in risposta alla richiesta di sbarco dei minori dalla Procura presso il tribunale dei minori di Catania”.

Secondo i documenti ufficiali consultati da Avvenire quindi il ministro Salvini non ha alcuna responsabilità. In caso di apertura di un’inchiesta sulle modalità di trattenimento dei migranti, a dover rispondere sarebbero il ministro Danilo Toninelli e il Ministero delle infrastrutture, oltre ai militari della Guardia costiera.

La responsabilità delle politiche di Matteo Salvini, che da parole non si sono mai trasformate in veri provvedimenti, ricadrebbe quindi sui 5 Stelle.

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