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Perché i migranti sulla Sea Watch non sono competenza dell’Olanda

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I vicepremier hanno intimato all'Olanda di farsi carico dei migranti perché la nave Sea Watch 3 batte bandiera olandese

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’alleato Luigi Di Maio hanno più volte affermato che spetta all’Olanda farsi carico dei migranti presenti sulla Sea Watch 3 (qui tutti gli aggiornamenti).

Alla base del ragionamento dei due vicepremier c’è il fatto che l’imbarcazione batte bandiera olandese ed è quindi un’estensione del territorio dell’Olanda.

In effetti il diritto internazionale del mare sostiene questa tesi, stabilendo che lo Stato di cui una nave batte bandiera ha una giurisdizione esclusiva su quella stessa imbarcazione.

Di conseguenza, verrebbe da pensare che l’Olanda abbia effettivamente la responsabilità delle persone che si trovano a bordo della Sea Watch 3 e che sulla base del Regolamento di Dublino spetti ad Amsterdam occuparsi anche delle domande di asilo e accoglienza.

L’Olanda sarebbe quindi considerato il primo paese europeo su cui i migranti hanno messo piede, essendo l’imbarcazione umanitaria una propaggine del territorio olandese, e in base all’articolo 13 ricadrebbe su Amsterdam il compito di “esaminare le domande di protezione internazionale”.

In realtà non è così.

Il caso Hirsi

Il Regolamento di Dublino infatti si applica nel momento in cui si arriva a terra, Dublino non è applicabile a bordo delle navi.

Prova di ciò  è stato il caso Hirsi, che vide l’Italia condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012 a causa della politica dei “respingimenti in mare” dei migranti messa in campo dal governo Berlusconi e dal ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Le procedure necessarie per capire se una persona ha o meno diritto alla protezione internazionale sono troppo complesse per poter essere effettuate su una nave, per cui Dublino entra in vigore nel momento in cui i migranti mettono piede sulla terraferma.

Di conseguenza l’Olanda non ha alcun obbligo a farsi carico delle persone che si trovano sulla Sea Watch 3, che devono invece poter approdare in un porto sicuro.

Sempre sulla base del caso Hirsi quindi le domande di asilo dei migranti devono essere esaminate solo nel primo paese di approdo e non su un’imbarcazione, tanto Ong quanto mercantile.

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