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Ricordando il giornalista Mauro Rostagno

Il 26 settembre 1988 veniva assassinato a Lenzi di Valderice, in provincia di Trapani, il giornalista che aveva provato a far luce sui legami tra Cosa Nostra e colletti bianchi negli anni Ottanta

Di Anna Ditta
Pubblicato il 26 Set. 2017 alle 14:00
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Immagine di copertina

Il 26 settembre 1988 un commando mafioso uccideva il sociologo e giornalista Mauro Rostagno mentre si trovava alla guida della sua automobile in contrada Lenzi a Valderice, in provincia di Trapani. Il giornalista stava tornando alla Saman, la comunità terapeutica per tossicodipendenti che lui aveva contribuito a fondare.

Rostagno era un giornalista e lavorava per la rete televisiva Rtc, dove iniziò ad indagare su Cosa Nostra e sui suoi legami con politici e colletti bianchi nella Trapani degli anni Ottanta.

Ci sono voluti 26 anni per ottenere una condanna di primo grado contro gli assassini di Mauro Rostagno: nel 2014 la Corte d’Assise di Trapani ha condannato per il suo omicidio il killer Vito Mazzara e il boss trapanese Vincenzo Virga. Secondo la sentenza, si è trattato di un assassinio “volto a stroncare una voce libera e indipendente che denunziava il malaffare, ed esortava i cittadini trapanesi a liberarsi della tirannia del potere mafioso”.

Chi era Mauro Rostagno

Mauro Rostagno è nato a Torino il 6 marzo del 1942. Figlio di operai della Fiat, cresce in una casa popolare nella zona di corso Dante.

A 17 anni lascia il capoluogo piemontese per trasferirsi a Roma. Nella capitale nasce Monica, la sua prima figlia. A 21 anni, dopo aver vissuto per un breve periodo all’estero in Germania e Inghilterra, Rostagno va a vivere a Milano, dove lavora come operaio.

Ad agosto 1963, partecipa alle proteste di fronte al Consolato spagnolo a seguito della notizia della morte di due ragazzi ad opera del regime franchista. Si siede pacificamente sulle rotaie del tram e rischia di essere investito.

Dopo essere emigrato in Francia, ed essere stato espulso dal paese dopo aver partecipato a un’altra manifestazione, rientra in Italia e si iscrive alla facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. A partire dal 1966 anima un movimento studentesco che culmina nelle contestazioni del ’68 all’università di Trento.

Nel 1969 Rostagno fonda Lotta Continua, un movimento politico dall’ideologia comunista a favore del potere operaio., insieme ad Adriano Sofri e altri.

Da Trento si trasferisce a Milano, dove diventa uno degli animatori del circolo culturale per la sinistra alternativa Macondo. Ma il locale viene chiuso a febbraio del 1978 perché secondo la polizia al suo interno vengono spacciate sostanze stupefacenti.

Successivamente, Rostagno viaggia in India con la sua compagna Elisabetta Roveri e la loro figlia Maddalena, unendosi agli “arancioni di Bhagwan Shree Rajneesh”, divenuto famoso come Osho.

Rientrato in Italia, Rostagno fonda a Lenzi la comunità Saman, che in sanscrito vuol dire “canzone”. Si tratta inizialmente di una comune sul modello dei centri di meditazione che aveva visto in India, ma poi inizia a svolgere attività terapeutica per tossicodipendenti e alcolizzati.

Nel frattempo Rostagno si dedica a quella che era da sempre la sua passione, il giornalismo. Lo fa per una televisione privata di Trapani, Radio Tele Cine (Rtc), che gli dà la possibilità di collaborare. Organizza programmi da lui condotti che parlano di mafia, di collusioni tra politica e altri poteri. La televisione riprende anche i processi ai boss di Cosa Nostra.

La trasmissione di Rostagno segue ad esempio tutte le udienze del processo per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, ucciso il 13 agosto del 1980. Un delitto che resta ancora oggi senza colpevoli.

Uno degli imputati era Mariano Agate, boss di Mazara del Vallo. Durante una pausa di una delle udienze del processo, Agate mandò a dire, da dentro la gabbia in cui era rinchiuso, che Rostagno “doveva dire meno minchiate” sul suo conto.

Il giornalista fu ucciso in un agguato il 26 settembre 1988, mentre si trova in auto con una sua assistente.

La storia di Mauro Rostagno è stata raccontata nel libro Il suono di una sola mano, scritto nel 2011 dalla figlia Maddalena Rostagno e dallo scrittore Andrea Gentile.

Qui sotto alcuni video con i suoi servizi:

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