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Presentata la scorta mediatica per la famiglia Regeni, ma a che punto è il caso?

In occasione della presentazione della "scorta mediatica" della famiglia Regeni, TPI ha voluto riassumere le principali tappe della vicenda fino a oggi

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 14 Ott. 2017 alle 15:20 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 22:02
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Immagine di copertina

Nel pomeriggio di venerdì 13 ottobre, presso la Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi), è stata presentata ufficialmente la “scorta mediatica” per Giulio Regeni.

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Si tratta di un’iniziativa proposta da Amnesty International Italia, nella persona di Riccardo Noury, e sottoscritta dalla Fnsi e da Articolo 21.

Già molti operatori dell’informazione hanno sottoscritto “l’impegno a contribuire a raggiungere la verità sul sequestro, la tortura e l’uccisione di Giulio: continuando a scrivere di Giulio e dei difensori dei diritti umani egiziani, difendendo Giulio da ripugnanti attacchi e offese alla sua storia, alla sua dignità, alla sua limpidezza di comportamento e d’intenti e raccontando le tante iniziative che ancora alimentano la campagna Verità per Giulio Regeni”.

L’iniziativa promossa da Amnesty è stata presentata dall’avvocata Alessandra Ballerini, legale italiana della famiglia Regeni.

“Il ruolo dell’informazione, insieme a quello delle tante mobilitazioni e iniziative sul territorio, sarà determinante per evitare che sul caso di Giulio – come su quelli di molti altri giovani attivisti e giornalisti egiziani – cali il silenzio”, ha detto la Ballerini.

“Siamo consapevoli che il tempo della memoria e della commemorazione non è ancora giunto e che non potrà giungere prima di aver ottenuto la verità circa tutti i soggetti coinvolti nella sparizione, nelle torture, nell’uccisione di Giulio e nei successivi depistaggi, circa i loro mandanti e le motivazioni: una verità che sia anche processuale e non solo storica”, recita il messaggio inviato dai genitori di Giulio.

In occasione della presentazione della “scorta mediatica” per il caso Regeni che sosterrà la famiglia nella ricerca della verità, TPI ha voluto riassumere le principali tappe della vicenda fino a oggi

Il punto della situazione: le tappe

• 25 gennaio 2016. Scompare il giovane ricercatore di 28 anni, Giulio Regeni. Ricorre quel giorno l’anniversario della rivoluzione egiziana del 2011.

• 3 febbraio 2016. Il cadavere di Giulio viene ritrovato alla periferia del Cairo. Il corpo del giovane ricercatore viene rinvenuto seminudo, con visibili segni di tortura.

• Aprile del 2016. L’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni richiama in Italia il nostro rappresentante diplomatico come forma di protesta verso la scarsa collaborazione egiziana nelle indagini sul caso della morte di Giulio

• 2 febbraio 2016. L’avvocata Ballerini si reca all’ambasciata egiziana a Roma per ricevere copia del fascicolo aperto in Egitto sulle indagini avviate dopo il ritrovamento del corpo di Giulio. Viene attivata la procedura. L’ambasciatore egiziano dice: “Non si preoccupi è tutto fatto”.

Pochi giorni dopo la Ballerini fa la nomina dei legali dei Regeni al Cairo.

 • 30 maggio 2016 (e di nuovo il 22 dicembre 2016) i legali al Cairo si recano presso la Procura locale con istanze protocollate per poter avere copia del fascicolo.

• 6 dicembre 2016. Il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, incontra il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek. In quell’occasione, Sadek stringe la mano ai genitori di Giulio che aspettano ancora la copia del fascicolo e annuncia: “E’ cosa fatta”.

Da allora sono trascorsi mesi di sforzi e trattative vane.

 • 8 giugno 2017. Uno degli avvocati dei Regeni al Cairo invia un telegramma alla Procura egiziana con richiesta formale per il fascicolo.

• 12 giugno 2017. I legali dei Regeni mettono in mora la Procura egiziana, secondo l’Art. 77 del codice di procedura egiziano: la richiesta è sempre l’accesso al fascicolo. La famiglia Regeni non ottiene neanche il numero del documento.

• 14 agosto 2017. Si annuncia il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo. La decisione viene annunciata come frutto di una nuova intesa tra governo italiano ed egiziano per facilitare le indagini e con una promessa: la Procura egiziana invierà i video della metropolitana, ultimo luogo in cui Giulio viene visto prima della scomparsa.

Cosa è successo dopo il rientro dell’ambasciatore italiano al Cairo

“Dicono che ci sarebbe stato un incontro con i nostri procuratori al Cairo per la consegna di questi video. Video di cui dovevamo entrare in possesso da giugno 2016 : mai ricevuti”, spiega la Ballerini.

• Primi giorni di settembre. La procura del Cairo riferisce a quella italiana: “Gli avvocati dei Regeni non si sono mai presentati a fare la richiesta per il fascicolo”.

” Ma i Regeni hanno le richieste protocollate”, spiega l’avvocata.

• 5 Settembre 2017. Il sito web dell’hcrs viene oscurato, l’ong per la tutela dei diritti umani di cui fanno parte i legali dei Regeni al cairo.

• 10 settembre. Ibrahim Metwally, uno degli avvocati del team legale dei Regeni al Cairo scompare in aeroporto. Metwally aveva raccontato della scomparsa di suo figlio avvenuta anni prima paragonando l’episodio a quello di Giulio. Metwally viene arrestato per ordine dell’ Egypt’s State Security Prosecution (SSP), il tribunale di sicurezza nazionale legato al ministero dell’Interno egiziano.

Matwally non può vedere i familiari, è stato visto solo dagli avvocati, è stato torturato con scosse elettriche, è in cella di isolamento nel carcere di Tora, al sud del Cairo

• 14 settembre. L’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini torna fisicamente al Cairo.

• 20 settembre. Incursione nella ong della National Security, di cui i legali dei Regeni al Cairo fanno parte, per chiuderne gli uffici.

• 21 settembre. L’ambasciatore Cantini incontra il il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, che dice: “consegnerei il fascicolo all’Italia ma la nomina fatta 20 mesi fa non va più bene, è da rifare”.

“La nomina era perfetta”, precisa la Ballerini.

La Ballerini e gli altri legali si attivano ugualmente e chiedono nel frattempo di poter andare al Cairo in sicurezza. La Farnesina risponde di aver dato indicazioni per prestare assistenza in quanto connazionali.

• 3 ottobre. Nuova nomina da far pervenire al procuratore egiziano. La nomina contiene:

– sicurezza e incolumità per i difensori dei Regeni sotto attacco

– certezza che la nomina sia fatta nel modo giusto così da non essere più attaccabile

• 9 ottobre 2017. Il fermo per Metwally viene convalidato di ulteriori 15 giorni.

La situazione al 13 ottobre

Dall’ambasciata italiana dicono che si ricomincia da zero: bisogna fare nuova istanza di accesso al fascicolo.

Partono nuovi procedimenti burocratici.

“Voglio scendere al Cairo personalmente a prendere il fascicolo in sicurezza, confido e mi auguro che questo avvenga in tempi stretti. La nomina è già al Cairo, dovrebbero volerci 15 giorni”, annuncia la Ballerini.

“Partiremo a breve, ma siamo scomodi. Il viaggio è insicuro di per sé e doloroso per i genitori. Vorrei che fosse compiuta un’unica spedizione”, conclude l’avvocata.

“Abbiamo chiesto al primo ministro Paolo Gentiloni se sono stati fatti passi in avanti ma temo non ci sarà risposta per scarsità di materiale”, ha spiegato il portavoce di Amnest, Riccardo Noury.

Note a margine

11 ottobre 2017. A Roma si è tenuta una serata di gala per festeggiare la benedizione del Papa al turismo in Egitto. Fiavet infatti è stata chiamata a collaborare con l’Egitto per promuovere la destinazione in Italia.

12-14 ottobre. Dati dalla fiera del turismo, il TTG Rimini. L’Egitto raddoppia i visitatori italiani. “Da gennaio ad agosto 2017 sono stati oltre 164mila gli italiani che hanno scelto l’Egitto per le proprie vacanze. Il dato è ancora più incoraggiante se si considera che l’anno scorso – nello stesso periodo di riferimento – le presenze registrate sono state poco più di 83 mila”, conferma Emad Fathy Abdalla, direttore dell’Ente del turismo egiziano in Italia.

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